venerdì 11 dicembre 2020

Banca di Serbia, primo taglio dei tassi dopo 6 mesi. Il ciclo di allentamento dura dal 2013

Per la prima volta dopo 6 mesi, la banca centrale della Serbia (NBS) ha deciso di tagliare il costo del denaro. Si tratta di una mossa finalizzata a ridurre l'impatto sull'economia della crisi sanitaria da Covid. In particolare, per arginare gli effetti che questa crisi sta avendo sulle esportazioni.
La NBS ha tagliato il tasso di interesse di altri 25 punti base, portandolo all'1,0%

Complessivamente quest'anno l'istituto centrale ha effettuato tagli per un totale di 125 punti.
Il consiglio ha inoltre approvato di mantenere il suo obiettivo di inflazione del 3,0%, più / meno 1,5 punti percentuali, fino al 2023 (è rimasta stabile negli ultimi mesi, verso l'1,8%).

Cosa ha deciso la banca di Serbia

L'economia serba è rimbalzata più velocemente del previsto nel terzo trimestre, grazie agli stimoli del governo. La NBS ha confermato che si aspetta che il prodotto interno lordo si riduca dell'1,0% quest'anno rispetto a prima previsioni di una contrazione dell'1,5%.
 

Il PIL della Serbia si è ridotto dell'1,4% annuo nel terzo trimestre dopo un calo del 6,3% nel secondo trimestre e una crescita del 5,2% nel primo trimestre. 'Sebbene la ripresa sia più rapida del previsto, l'accelerata diffusione del virus a partire da ottobre è preoccupante, in particolare in Europa', ha affermato NBS. La diffusione del virus rallenterebbe nel breve periodo la ripresa dell'area dell'euro - il più importante partner commerciale della Serbia - e ridurrebbe la domanda per le sue esportazioni.

Nota: quanto si fa analisi tecnica su una valuta, bisogna conoscere i concetti di base. Ad esempio cosa sono le Bande di Bollinger trading.

Allentamento monetario duraturo

La banca di Serbia sta ancora vivendo un ciclo di allentamento monetario dal lontano novembre 2013. Da allora ha tagliato il tasso di 28 volte per un totale di 10,25 punti percentuali. La mossa di giovedì ha lasciato un po' sorpresi gli analisti. Tuttavia, nel meeting di novembre la BNS aveva già parlato dell'ipotesi di nuove misure.

Sotto il profilo valutario, il cambio USDRSB sta viaggiando su quota 96.7600m, in prossimità dei minimi da metà 2018 toccati poco tempo fa. Quello che interessa agli investitori sui broker opzioni binarie no Esma è che al ribasso, il supporto a quota 95 è quello da tenere d'occhio.

mercoledì 9 dicembre 2020

Manifattura italiana, anche il settore del legno ha subito un duro contraccolpo da Covid

Non se ne sente parlare spesso, ma anche la filiera del legno ha subito un contraccolpo durissimo a causa del Covid. Eppure parliamo di una eccellenza della manifattura italiana. Ma due lockdown a distanza di pochi mesi l'uno dall'altro, hanno spinto il fatturato declino del 15-16%. E in questo clima ancora incerto, è difficile immaginare come potrà esserci una ripresa.

Legno e Manifattura italiana

Le prospettive perché il 2020 sia ricordato coma l'unico annus horribilis causa Covid, e che il 2021 sia quello della ripresa, ci sono. I settori del legno-arredo e del design potranno ripartire, anche se occorrerà un grosso sforzo sia da parte delle imprese che un sostegno da parte della politica. 

Fino a oggi le imprese hanno dovuto pensare a resistere alla crisi, adesso dovranno pensare a come ripartire. Uno spiraglio di luce lo dà il rimbalzo inatteso dell’arredamento. Tanto forte che molte aziende si sono ritrovate con ordini imprevisti a cui qualche volta hanno fatto fronte con difficoltà.

Ripensare il business

Nell'ambito della manifattura italiana, la filiera del legno ha una cosa su cui puntare: una reputazione internazionale altissima legata alla creatività, al saper far bene su cui si fonda il Made in Italy. Anche se l'export italiano ha subito una contrazione forte, in futuro si riprenderà. Inoltre la capacità di resilienza alla pandemia, ha dimostrato che il tessuto produttivo di questa manifattura è sano

Ma bisognerà lavorare in modo intenso sui propri modelli produttivi. Capire cosa è ormai superato e cosa è invece indispensabile fare. Bisognerà che questo settore della manifattura italiana riorganizzi spazi, qualità del lavoro delle persone e recuperi produttività. Ricordando che la parola d’ordine adesso è sostenibilità. Su di essa di costruisce un modello vincente per il futuro.

Il sostegno dello Stato

Ma serve anche un forte sostegno politico. Ad esempio, spingendo la domanda con politiche come il prolungamento e il rafforzamento del bonus mobili. Oppure con un bonus idrico per coniugare investimenti e sistemi idrici a basso consumo. Oppure incentivare la bioedilizia, ovvero le costruzioni in legno, come sta facendo l'intera Europa per la lotta ai cambiamenti climatici.

mercoledì 2 dicembre 2020

Investimenti, con il Covid le aziende italiane hanno ridimensionato i piani

In conseguenza della diffusione della pandemia, le prospettive delle imprese riguardo agli investimenti si sono notevolmente ridimensionate. Lo mette in evidenza la Banca Europea per gli Investimenti (Bei), che periodicamente pubblica un report per offrire una fotografica sul contesto degli investimenti delle imprese in tutta la UE.

In Italia precipitano gli investimenti

Per quanto riguarda in particolare l'Italia, addirittura il 41% delle imprese ha previsto un forte ridimensionamento dei propri programmi di investimento. La motivazione che quasi unanimemente viene adottata (il 96% delle imprese italiane), è il clima di grave incertezza provocato dalla pandemia. Questo è il maggiore ostacolo che secondo le imprese blocca gli investimenti.
Tre le aziende che hanno dichiarato previsioni di investimento al ribasso per il 2020, circa la metà appartiene al settore manifatturiero. Del resto sono state loro quelle che hanno vissuto una crisi diurissima da Covid.

Italia e UE

Come detto, quasi il 96% delle imprese italiane vede l’incertezza sul futuro come un importante impedimento. Si tratta di una percentuale in crescita rispetto allo scorso report della BEI, ed è anche più alta rispetto alla media che si registra nell'Unione Europea, dove è al 81%.
Peraltro il pessimismo degli imprenditori italiani riguarda in modo trasversale la maggior parte degli aspetti toccati dal sondaggio. Sia il contesto politico, sia il contesto normativo, sia il clima economico, sia le prospettive future e quelle relative al mercato del credito.

Il digitale avanza

Se si vuole trovare una conseguenza positiva dell'impatto del Covid, è che ha spinto le aziende ad adottare un piano per l'implementazione delle tecnologie digitali. Lo ha fatto oltre due terzi (67%) delle imprese italiane. In questo caso, la percentuale è aumentata rispetto alla precedente edizione dell'indagine, che aveva fatto registrare un 58%.
Peraltro le prospettive sono di ulteriore crescita. Infatti il 45% delle azienda italiane crede che aumenterà l'utilizzo delle tecnologie digitali nel futuro post Covid-19. Specialamente quelle di grandi dimensioni.