Il DEF è stato approvato solo ieri dal Consiglio dei Ministri, ma già è oggetto di critiche e di discussioni e spunti di riflessione sul deficit. L'essenza del nuovo documento sta nel mancato aumento dell'Iva, nella correzione strutturale da sei decimali, nei fondi destinati al pubblico impiego e al mercato del lavoro (sotto forma di decontribuzione per neoassunti under 35) e nelle misure di rilancio della crescita e investimenti.
I conti della nostra manovra economica
La manovrina comporterà l'aggiustamento strutturale da 3,4 miliardi così come chiesto dalla commissione Ue, provocando un rapporto deficit-Pil al 2,1%. Questo rapporto dovrebbe scendere a quota 1,2%, secondo li accordi con Bruxelles.
Tradotto in soldoni: si parla di una correzione de circa 15 miliardi abbondanti, cui però vanno aggiunti altri costi (misure espansive, spese indifferibili, e altro) e pure i 19,5 miliardi di aumenti Iva da sterilizzare. Si arriverebbe così a una cifra choc, come rimarca NewsInWeb Helly.
Tuttavia, questa cifra viene corretta a sua volta da alcuni fattori, alcuni certi e altri probabili. In primo luogo la manovrina appena approvata sortirà i propri effetti anche il prossimo anno, per un paio di decimali di Pil.
La partita sul deficit
In secondo luogo c'è il discorso riguardo al deficit, dal momento che la situazione del nostro debito pubblico è sempre da bollino rosso. Roma e Bruxelles sono alle prese con un braccio di ferro riguardo il limite del fare deficit: oggi è all'1,2%, ma domani si spera che l'EuroZona accetti di salire a quota 1,8%. Dalla misura che si riuscirà a ottenere dipenderà l'entità effettiva della manovra. Per fare un esempio, se si ottenesse dalla Ue la possibilità di fare deficit l’anno prossimo per l’1,8% di Pil, significherebbe finanziare in deficit circa metà (9 mld) della nuova sospensione delle clausole Iva.