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lunedì 8 luglio 2024

Vendite in saldo iniziate nel weekend, comprerà un italiano su due

Sabato scorso è scattato ufficialmente il periodo dei saldi estivi. In tutta Italia, con la sola eccezione della Provincia autonoma di Bolzano, le vendite di fine stagione sono cominciate. Secondo alcuni studi, nonostante l'interesse da parte dei consumatori sia in calo, almeno un italiano su due è intenzionato ad approfittarne.

Le prospettive delle vendite

Ad illustrare la situazione è il consueto sondaggio fatto da Ipsos per Fismo (l’associazione dei negozi di moda Confesercenti) prima di questo appuntamento annuale. 

Dall'indagine emerge che il 55% degli italiani (in calo rispetto al 61% dell'anno scorso) prevede di fare almeno un acquisto di un capo o prodotto di moda. Ciò si traduce in un giro d'affari complessivo che viene stimato in oltre 3,5 miliardi di euro, per una spesa media stimata in circa 100 euro a persona.

Una manna per i commercianti

Al di là di questi numeri, è fuor dubbio che l'appuntamento con i saldi estivi è estremamente importante per gli imprenditori del settore del commercio moda, che escono da un trimestre decisamente debole riguardo alle vendite. Il meteo anomalo che ha caratterizzato tutto il periodo primaverile infatti ha inciso sui consumi, riducendo notevolmente le vendite di capi calzature ed accessori. Già sapere che in uno scenario del genere l'interesse verso i saldi rimane comunque elevato è un aspetto incoraggiante.

Fattori incoraggianti

A stimolare le vendite di fine stagione dovrebbe essere anche un aspetto di tipo contrattuale. I rinnovi firmati quest'anno, come quelli del terziario, e le quattordicesime serviranno anche per effettuare acquisti di moda durante le vendite di fine stagione. Tuttavia, come sempre, le previsioni dovranno fare i conti anche con il fattore meteorologico, perché le piogge e i cali di temperatura dell'ultima settimana certamente non stimolano chi aveva intenzione di acquistare.

I prodotti più cercati

Quanto riguarda i prodotti, i più richiesti nelle vendite di fine stagione sono le calzature, indicate dal 61% degli intervistati. In particolar modo piacciono le sneaker estive, le ballerine e i sandali. Forte richiesta anche per le t-shirt e i top, mentre sul gradino più basso del podio troviamo pantaloni e gonne con il 44% delle indicazioni

giovedì 6 luglio 2023

Commercio, in tutta Italia parte la stagione dei saldi estivi

Cominciano oggi 6 luglio i saldi in tutta Italia, con la sola eccezione della Provincia autonoma di Bolzano, dove inizieranno il 14 luglio. Uno degli appuntamenti più importanti per il mondo del commercio vede quest'anno allineate tutte le regioni al via, senza alcuna concorrenza tra territori.

La stima degli effetti sul commercio

La stagione dei saldi dovrebbe portare un indiscusso beneficio al mondo del commercio. L'acquisto dei capi in promozione dovrebbe portare ogni famiglia ad una spesa media di 213 euro, per un valore complessivo di 3,4 miliardi. Lo prevedono le stime diffuse dall'ufficio studi di Confcommercio.
La prima grande novità, come detto, è la partenza sincronizzata delle promozioni estive in tutte le regioni italiane. Ciò dovrebbe portare benefici trasversali tra i territori.

Un'altra novità importante è che per la prima volta verrà applicato il nuovo codice del consumo che disciplina sconti promozioni liquidazioni e saldi oltre ad introdurre per la prima volta una disciplina anche per il commercio online.

La stima di Confesercenti

Un sondaggio sulle intenzioni di acquisto per i saldi estivi del 2023, condotto da Ipsos per Confesercenti, evidenzia che il 61% degli italiani è pronto ad effettuare acquisti sfruttando le promozioni estive.
Ovviamente la ragione principale che alimenta l'attenzione verso i saldi è il carovita con il quale facciamo in conti da diversi mesi. Grazie ai saldi estivi, le famiglie possono compensare una parte delle maggiori spese legate all'inflazione e bilanciare i tagli effettuati ai propri budget per l'abbigliamento durante l'anno.

Anche l'improvviso arrivo del caldo risulta propizio ai soldi. Il clima più fresco aveva indotto i consumatori a rinviare l'acquisto di capi tipicamente estivi (il 38% degli intervistati ha ammesso di aver comprato meno rispetto all'anno precedente proprio per il meteo incerto).

La geografia del commercio in saldo

Si stima che le famiglie che effettueranno più acquisti nel periodo dei saldi sono quelle del centro (253,07 euro a persona), mentre nelle isole si prevede una spesa al di sotto dei 200 euro.
Il budget medio complessivo pro capite si stima in 227,35 euro, anche se oltre un terzo di chi vuole comprare in saldo prevede di spendere meno di 100 euro.

lunedì 21 febbraio 2022

Prezzi dell'energia rischiano di bruciare 8 miliardi di PIL

A causa della corsa dei prezzi dell'energia, secondo Confesercenti l'inflazione in Italia potrebbe schizzare al 5,6% prima della fine dell'anno. Si tratterebbe di un livello record degli ultimi trent'anni.

PIL e prezzi dell'energia

La corsa dei prezzi dell'energia rischia di avere fortissime ripercussioni sul PIL. Secondo la federazione che rappresenta gli esercenti, uno scenario del genere finirebbe per gravare sull'economia italiana per circa 8 miliardi di euro. Denari sottratti al nostro prodotto interno lordo, e di conseguenza alla già faticosa ripresa economica post pandemia.

I dati shock

Secondo Confesercenti, gli interventi straordinari che sono stati varati dal governo hanno solo in piccola parte mitigato il problema del rialzo dei prezzi dell'energia.
I costi di elettricità e gas sono schizzati del 131% e del 94% rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Si tratta di un incremento spaventoso, che per le imprese si traduce in un aumento annuo dei costi enorme.

E' stato calcolato che l'aumento sia pari a €12000 nel caso dei ristoranti e quasi 6 mila per un bar, ossia le due categorie più colpite.
Ma anche per i piccoli negozi di alimentari le cose non vanno meglio, visto che l'aumento potrebbe essere di circa 2000 euro.

Come affrontare il rincaro dei prezzi dell'energia

Per evitare questa stangata, secondo Confesercenti non bisogna agire sulla corsa dei prezzi soltanto con misure una tantum ma con interventi strutturali. La loro necessità è assoluta, soprattutto per quanto riguarda le piccole imprese.

In tal senso occorrono misure capaci di accelerare la riconversione in ottica green. Per farlo, suggerisce Confesercenti, si può attingere al maggiore introito che il caro carburante porterà nelle casse dello Stato.
Si tratta di circa 2,7 miliardi di euro, che sono frutto delle accise sui carburanti. Questo tesoretto dovrebbe essere dirottato sulle piccole e medie imprese per interventi strutturali.

lunedì 8 marzo 2021

Imprese, dati choc: per Confesercenti sono andati in fumo 183 miliardi di euro di Pil

Il report elaborato da Confesercenti, dal titolo “Le imprese nella pandemia: marzo 2020 – marzo 2021”, mette in luce le enormi ripercussioni che la pandemia ha avuto sul nostro sistema economico. A cominciare da un dato scioccante: 183 miliardi di PIL bruciati nel commercio.

Forse può interessare: PIL e Covid, la ripresa del 2021 non compenserà il calo del 2020.

Un anno di Covid per le imprese

L'anno terribile, caratterizzato dalla crisi sanitaria e dai lockdown per arginare l'avanzata dei contagi, ha reso gli ultimi 13 mesi terribili per l’economia italiana e le imprese. Soprattutto quelle aziende che sono attive nel mondo del commercio, hanno dovuto sopportare traumi di ogni genere. Le misure restrittive hanno infatti calato una scure sui consumi dei cittadini, scesi di circa 137 miliardi.

Le restrizioni hanno però fatto calare anche l'afflusso di turisti, la cui assenza ha contribuito al tracollo per dei consumi per circa 36 miliardi. Siamo in sostanza tornati indietro di 24 anni, visto che i livelli di spesa sono scesi a quelli che si registrarono nel 1997.

A rischio 450mila imprese

Confesercenti ha sottolineato che i pubblici esercizi sono rimasti chiusi completamente per 119 giorni nel corso dell'ultimo anno (arrivano addirittura a 154 giorni nella Provincia autonoma di Bolzano). Praticamente 4 mesi su 12.

Di fronte a uno scenario del genere, non stupisce che ben 262mila lavoratori autonomi e piccoli imprenditori abbiano vissuto un anno terribile. Che però rischia di estendersi anche nell'anno in corso. Confesercenti stima infatti che ben 450mila imprese rischiano di cessare l’attività. Questo comporterebbe una perdita di circa 2 milioni di posti di lavoro.

Eccesso di burocrazia

Ad aggravare le cose poi c'è la iper-burocrazia, alimentata dalle misure varate a ritmo incessante per fronteggiare l’emergenza. Si contano infatti oltre 1000 atti e provvedimenti nazionali e di carattere periferico, che sono stati emanati per contrastare la diffusione del Covid-19 e arginarne gli effetti sanitari ed economici.

mercoledì 31 luglio 2019

Credito al consumo sempre più diffuso: +8,8% in un anno (dal 2017 al 2018)

Il credito al consumo continua a crescere, e alla fine del 2018 lo stock di prestiti delle famiglie ha raggiunto quota 96 miliardi di euro. Rispetto all'anno precedente, c'è stato un incremento di ben 7,2 miliardi, che equivale ad una accelerazione dell’8,8% (appena meno rispetto al +9,3% messo a segno nel 2017).

I numeri sul credito al consumo

A evidenziarlo è un'indagine della Confesercenti, che ha analizzato i dati messi a disposizione della Banca d’Italia. Con il credito al consumo si intendono tutte quelle attività di finanziamento delle persone fisiche e delle famiglie che hanno lo scopo di sostenere i consumi o di rimandare o rateizzare i pagamenti. Ebbene questa modalità di pagamento dilazionato continua a diffondersi sempre di più, anche per piccoli importi. Ciò conferma che le famiglie italiane vedano ancora nel credito al consumo uno strumento valido per realizzare un progetto di acquisto, preferendolo ad altre forme di finanziamento.

La distribuzione geografica

Dal punto di vista geografico, è il Nord Ovest a segnare il tasso di crescita più elevato (+10,3%), seguito da Nord Est e Centro (+9,8% e +9,6%). Andamenti lenti, invece, per quanto riguarda le macro-aree del Sud e nelle Isole che segnano un +7,3%. A livello di regioni, la Lombardia è quella dove il credito al consumo è cresciuto in misura maggiore in termini assoluti: +1,4 miliardi in un anno, quasi il 20% dell’incremento totale nazionale. Seguono Lazio (+810 milioni di euro) e Veneto (+591 milioni). Il credito al consumo fa invece registrare variazioni ridotte in Valle d’Aosta (+17 milioni), Molise (+27) e nelle Province autonome di Trento e Bolzano (+98 milioni).

Il credito al consumo sta diventando una opzione molto interessante anche per le piccole imprese, anche perché si stanno diffondendo strumenti per favorire acquisti dilazionati anche per importi relativamente bassi, come nei negozi di abbigliamento, che potrebbero avere un'efficacia per rilanciare le vendite in una fase difficile di crisi per il commercio.