Visualizzazione post con etichetta bollette. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta bollette. Mostra tutti i post

martedì 23 agosto 2022

Imprese turistiche a rischio chiusura per il caro energia

Il rincaro dei prezzi dell'energia sta mettendo in ginocchio migliaia di imprese. Alcuni settori rischiano davvero il collasso, se non si riuscirà a mettere freno alla folle corsa dei prezzi energetici. Ad esempio, quelle del settore turistico

La situazione allarmante per le imprese

Come evidenzia Confindustria, tantissime imprese che operano nel settore dell’ospitalità rischiano di dover chiudere se nei prossimi mesi non ci saranno interventi concreti per abbattere i costi delle bollette. Questi ultimi infatti, si prevedono ulteriormente in crescita.

Una situazione che fa rabbia, se si pensa che le previsioni per l'afflusso di turisti sono più che buone, dopo i drammi del periodo pandemico.

Le previsioni di prezzo

Eppure nessuno riesce a sorridere, in questo settore così importante per l'economia italiana. Infatti secondo le previsioni autunnali, il Pun (ossia il Prezzo unico nazionale) che è il prezzo di riferimento all’ingrosso dell'energia elettrica, dovrebbe schizzare del 40%.
Se dovesse davvero essere così, tutto ciò si tramuterebbe in un aumento spaventoso delle bollette, che già adesso hanno subito dei rincari enormi.

Alcuni casi eclatanti

Basti pensare che molte imprese del turismo in Sicilia hanno visto gonfiare i costi energetici da 40mila euro nel luglio 2021 a 144mila euro nello stesso mese di quest’anno. Percorrendo al contrario lo "stivale", si arriva in Veneto dove un villaggio turistico è passato da 350mila euro di bollette a 1,3 milioni di euro su base annua, tanto da decidere di chiudere in anticipo la stagione rimborsando i clienti che avevano già prenotato.

Tenuto conto del trend in corso diverse imprese rischiano di non aprire proprio per la stagione invernale, perché i costi per innevamento e gli impianti a fune con questi prezzi non potranno garantire il servizio pena il fallimento dell’impresa.

La richiesta di aiuto

Per questo motivo il tema dei costi dell'energia è in cima all'agenda politica di tutti i partiti, che sono impegnati nella campagna elettorale in vista della tornata di fine settembre.

mercoledì 4 maggio 2022

Costo dell'energia, l'ipotesi di un "price cap" può diventare concreta

Nei primi quattro mesi dell'anno, il costo dell'energia è cresciuto di ben 5 volte. Il prezzo del gas al Punto di Scambio Virtuale in Italia è passato dai circa 20 euro MWh di gennaio 2021 ai circa 100 euro MWh del mese di aprile. In alcuni giorni i picchi di prezzo hanno superato i valori record di €200. Nel frattempo anche i prezzi dell'energia elettrica all'ingrosso hanno registrato valori record.

Tutta colpa dell'aumento di prezzo delle materie prime, ma soprattutto dello scoppio del conflitto in Ucraina innescato dalla Russia.

L'idea del governo per arginare il costo dell'energia

Per porre fine alla corsa del costo dell'energia, il governo italiano spinge per l'introduzione di un "price cap", ossia un tetto massimo. Secondo le stime, l'introduzione di un price cap di 80 euro megawattora innescherebbe una riduzione di circa il 25% sulla bolletta del gas. Ancora più grande sarebbe la riduzione della bolletta elettrica

Ma una proposta del genere dovrebbe essere estesa a tutto il territorio europeo, per riuscire ad essere efficace e consentire un risparmio in bolletta a cittadini ed aziende.
Burxelles ci lavoro, ma i tempi sono unghi e gli esiti incerti.

La Russia e l'energia

Se il costo dell'energia è aumentato in misura così considerevole, lo dobbiamo principalmente alla forte dipendenza dalla fornitura russa. Mosca alimenta infatti per il 38% il fabbisogno italiano di energia. Proprio l'eccessiva dipendenza energetica dalla Russia è stata il tema centrale della relazione presentata alla Camera dal ministro della Transizione Energetica, Roberto Cingolani.

Il distacco dalla fornitura russa

Il ministro ha tracciato il punto sull'aumento del costo dell'energia e sulle prospettive future legate ad un eventuale distacco delle forniture da Mosca.
Questa possibilità potrebbe avere delle conseguenze importanti soprattutto il prossimo inverno, dove lo scenario potrebbe diventare critico. Per questo motivo il Ministro spinge affinché l'interruzione delle forniture venga posticipata da maggio a novembre, in modo tale da poter consentire il riempimento degli stoccaggi.

lunedì 21 febbraio 2022

Prezzi dell'energia rischiano di bruciare 8 miliardi di PIL

A causa della corsa dei prezzi dell'energia, secondo Confesercenti l'inflazione in Italia potrebbe schizzare al 5,6% prima della fine dell'anno. Si tratterebbe di un livello record degli ultimi trent'anni.

PIL e prezzi dell'energia

La corsa dei prezzi dell'energia rischia di avere fortissime ripercussioni sul PIL. Secondo la federazione che rappresenta gli esercenti, uno scenario del genere finirebbe per gravare sull'economia italiana per circa 8 miliardi di euro. Denari sottratti al nostro prodotto interno lordo, e di conseguenza alla già faticosa ripresa economica post pandemia.

I dati shock

Secondo Confesercenti, gli interventi straordinari che sono stati varati dal governo hanno solo in piccola parte mitigato il problema del rialzo dei prezzi dell'energia.
I costi di elettricità e gas sono schizzati del 131% e del 94% rispetto al primo trimestre dello scorso anno. Si tratta di un incremento spaventoso, che per le imprese si traduce in un aumento annuo dei costi enorme.

E' stato calcolato che l'aumento sia pari a €12000 nel caso dei ristoranti e quasi 6 mila per un bar, ossia le due categorie più colpite.
Ma anche per i piccoli negozi di alimentari le cose non vanno meglio, visto che l'aumento potrebbe essere di circa 2000 euro.

Come affrontare il rincaro dei prezzi dell'energia

Per evitare questa stangata, secondo Confesercenti non bisogna agire sulla corsa dei prezzi soltanto con misure una tantum ma con interventi strutturali. La loro necessità è assoluta, soprattutto per quanto riguarda le piccole imprese.

In tal senso occorrono misure capaci di accelerare la riconversione in ottica green. Per farlo, suggerisce Confesercenti, si può attingere al maggiore introito che il caro carburante porterà nelle casse dello Stato.
Si tratta di circa 2,7 miliardi di euro, che sono frutto delle accise sui carburanti. Questo tesoretto dovrebbe essere dirottato sulle piccole e medie imprese per interventi strutturali.

domenica 17 dicembre 2017

Bollette energia e servizi, stop ai maxi-conguagli: dopo 2 anni non si paga più

Se dopo un paio di anni arriva un maxi conguaglio sulla bolletta dell'energia, niente sarà dovuto. Si tratta di quelle "super bollette" che ogni tanto arrivano a casa dei consumatori, che servirebbero a pareggiare la differenza tra quanto effettivamente dovuto e quanto è stato pagato in base alle stime di consumo.

Già perché quello che noi paghiamo ogni volta non è il consumo effettivo, ma quello che si stima abbiamo consumato fino a quel momento. E spesso i conguagli fanno riferimento a periodi lunghissimi, arrivando così a cifre choc.

Addirittura ci sono casi in cui i conguagli hanno abbracciato un periodo di quattro o cinque anni, anche di più. Nel complesso si tratta di un paio di milioni di bollette l'anno.

Stop alle super bollette

Ma dal prossimo mese di marzo scatterà uno stop a questa pratica. Secondo la nuova legge, nei contratti di fornitura il diritto al corrispettivo si prescrive in due anni.

Dopo che l’Autorità per l’energia avrà stabilito i criteri, scatterà il divieto di effettuare conguagli oltre due anni di tempo. La norma è stata approvata una decina di giorni fa (all’unanimità) dalla Camera. Venerdì invece è stato approvato il testo assieme alla Legge di Bilancio. Quest'ultimo è stato un passaggio essenziale, visto che se non fosse andata così, tenuto conto dell'imminente fine della legislatura anche stavolta questa norma sarebbe diventata lettera morta.


I primi gestori che dovranno fare i conti con questa nuova legge sono quelli della luce, dal primo marzo 2018. Toccherà poi a quelli del gas, dal gennaio 2019 e ai gestori dell'acqua dal 2020 (i loro conguagli pesano di meno, ma sono anche quelli proporzionalmente maggiori, visto che i contatori meccanici sono nelle case, e non di immediata lettura).

mercoledì 29 novembre 2017

Fisco, il decreto giovedì al voto finale alla Camera

Il decreto fiscale che anticipa alcune misure della prossima manovra si avvicina alla conversione. Il testo è giunto a Montecitorio senza modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato, ed è stata posta la questione di fiducia sul provvedimento. Il voto finale sul provvedimento è in programma nel primo pomeriggio del 30 novembre.

Le novità del decreto

Quali sono le misure contenuto nel provvedimento? Anzitutto lo stop alle bollette a 28 giorni, anche per prepagate e clienti business. La fatturazione diventerà obbligatoriamente mensile, ad eccezione di quelle promozioni non rinnovabili o inferiori al mese. Gli operatori avranno 4 mesi per adeguarsi.

Ma ci sono misure anche riguardo al mercato delle sigarette elettroniche, la cui vendita sarà consentita soltanto nelle tabaccherie e nelle rivendite autorizzate. Questo sia per ricondurre nella legalità un mercato che secondo le stime è per il “50% illegale”, sia per garantire gli adeguati controlli sul fronte sanitario dei liquidi venduti.

Equo compenso e rottamazione

Viene esteso l'equo compenso a tutti i professionisti. Anche quelli che non appartengono a un ordine. Va detto che il testo non ha tenuto conto del parere non vincolante dell'Antitrust per le norme sull'equo compenso, che lo ritiene in stridente controtendenza con i processi di liberalizzazione del settore delle professioni regolamentate.

Altro provvedimento riguarda la rottamazione delle cartelle, la cui scadenza viene posticipata in merito alla terza rata. Ciò vale per tutte le cartelle dal 2000 a settembre 2017. Si spera che l'operazione porti nelle casse dello Stato 209 milioni di euro.

sabato 8 ottobre 2016

Enel e Sorgenia finiscono nel mirino dell'Antitrust

I fari dell'Antitrust si sono accesi su Enel e Sorgenia. L'autorità garante per la concorrenza e il mercato, ha deciso di aprire due procedimenti istruttori nei confronti di queste compagnie, che secondo quanto riferisce una nota, avrebbero violato la normativa sulla concorrenza. L’avvio dei procedimenti è stato notificato giovedì 6 ottobre nel corso di alcune ispezioni effettuate dall’Autorità in collaborazione con il Nucleo Tutela dei Mercati della Guardia di Finanza.

I fatti contestati a Enel e Sorgenia

I fatti si riferiscono alla vendita a Terna di servizi di accensione dei propri impianti pugliesi (Brindisi). Servizi che erano diventati necessari per garantire la tensione della rete elettrica locale, ma che secondo l'Antitrust sono stati ceduti a prezzi troppo elevati.  Questo ovviamente in danno dei consumatori, che alla fine sono quelli che pagano le bollette.

In sostanza, Enel e Sorgenia avrebbero abusato della loro posizione dominante cambiando le loro strategie tariffarie in quella zona. In virtù di queste condizioni, si sarebbe determinato l'azzeramento dei programmi di produzione dei rispettivi impianti. In pratica, in quella zona sono quindi risultati «spenti».

Per evitare ciò, Terna è stata costretta a prendere una decisione drastica per garantire l'esercizio in sicurezza della rete elettrica locale. E' infatti stato obbligato a chiedere a Enel e Sorgenia, l'avviamento di alcune unità produttive sul mercato dei servizi di dispacciamento. Queste due società si sono quindi trovate nella condizione di fornitore indispensabile in talune fasce orarie del periodo in questione, e proprio sui questa posizione avrebbero fatto leva per imporre a Terna prezzi eccessivi.

L'Antitrust riporta anche i dati che l'hanno spinta a una scelta del genere. Per gli stessi servizi, l'anno precedente Terna aveva pagato una somma minore, perché l'aumento di quest'anno è stato di ben 320 milioni di euro. Una variazione di prezzo ingiustificabile. La replica di Enel e di Sorgenia è stata che la loro opera è legittima e pienamente conforme alla normativa di riferimento in materia di concorrenza e alle prescrizioni regolatorie vigenti e in piena conformità delle prescrizioni regolatorie.

sabato 24 settembre 2016

Canone RAI in bolletta, finora l'incasso è stato un flop

L'incasso del canone RAI tramite bolletta della luce non ha funzionato granché, finora. Lo Stato ha infatti incassato appena 97 milioni di euro, su una stima complessiva di quasi 1900 milioni da incassare. Un ventesimo appena. Tuttavia il vice ministro dell'Economia Enrico Zanetti dice che bisognerà aspettare ancora qualche giorno per avere dei valori chiari. Bisogna aspettare tra il 28 e il 30 settembre, quando l'Agenzia delle Entrate disporrà dei dati completi.

Dati flop sul Canone RAI

tasseFinora l'Agenzia delle Entrate ha sostenuto che le imprese elettriche hanno riversato allo Stato meno di 100 milioni. Soldi arrivati in agosto con il pagamento delle bollette elettriche che è avvenuto a luglio. Il punto è che la bolletta elettrica estiva spesso viene pagata con ritardo, ovvero tra agosto e inizio settembre.

Il mancato pagamento delle bollette Enel di luglio (quindi non solo della quota canone) si aggira intorno al 10%. Qeusto comprende sia la morosità fisiologica - in Italia le bollette di luce e gas sono tra le più salate d'Europa e la morosità è elevata - sia quella stagionale legata al periodo estivo.

Forse può interessare: stipendi RAI, fissato il tetto massimo (anche per i dirigenti).

Dati ancora parziali

Le società elettriche avevano tempo fino al 20 settembre per girare l'intero incasso del canone allo Stato. Ecco perché bisogna aspettare solo la fine del mese per avere un quadro più nitido.

C'è anche un altro aspetto da sottolineare. Alcuni cittadini, come ad esempio quelli delle isole, pagano le bollette utilizzando il modello F24, e quindi entro la scadenza del 31 ottobre. L'importo medio è di circa 300mila euro. Inoltre bisogna anche considerare che da pochi giorni il rimborso Canone RAI si può chiedere online, e questo potrebbe ulteriormente ritoccare le cifre che si sommeranno.

sabato 17 settembre 2016

Prezzi, in Italia le bollette di luce e gas tra le più salate d'Europa

L'Italia è tra le maglie nere d'Europa per quanto riguarda i prezzi dell'energia. Luce e gas presentano un conto salatissimo per gli italiani. Le bollette sono infatti a livelli molto più alti della media della UE. Si tratta di un'evidenza sottolineata dal confronto realizzato dall'Ufficio studi della Cgia di Mestre su una serie di tariffe pubbliche applicate in tutta l'Unione europea.

Perché in Italia sono più alti i prezzi

Secondo questo studio, il motivo per cui i prezzi praticati in Italia sono tra i più elevati d'Europa è di diversa natura. In primo luogo c'è il fatto di essere un paese grande importatore di prodotti energetici. Comprarli all'estero e rivenderli in Italia costa più che produrli. Ma è soprattutto il carico fiscale ad avere un peso enorme in bolletta.

I dati sul costo dell'energia

Il prezzo dell'elettricità per le famiglie italiane, se si fa riferimento al consumo domestico della classe media (compresi tra i 2.500 e i 5.000 kw/ora) si colloca al terzo posto tra i paesi dell'area euro. Dopo la Germania e l'Irlanda, infatti, in Italia il costo dell'energia elettrica sfiora i 243 euro ogni 1.000 kw/ora consumati. Questo si traduce in un fatto: le famiglie italiane pagano il 10% in più.

Relativamente al prezzo del gas, invece, quello praticato alle famiglie italiane (consumi domestici compresi tra i 20 e i 200 Giga Joule), è il terzo più elevato tra quelli UE. Ci precedono soltanto Portogallo e Spagna. Da noi paghiamo 90,5 euro ogni kw/ora consumato. Le famiglie italiane pagano il 18,6% in più rispetto alla media dell'Eurozona.
Non dobbiamo stupirci del fatto che - come accade in questi giorni - quando i mercati sono agitati dal petrolio, anche il settore energetico ne risente.

Trasporti pubblici più economici

Di contro, l'Italia è il paese dove il trasporto pubblico costa di meno. Rispetto alle principali città europee, il costo del biglietto (bus, tram e metropolitana) per una tratta di circa 10 chilometri è il più basso in assoluto:1,5 euro. A Stoccolma costa 3,8 euro, a Londra 3,6 euro e a Dublino 2,8 euro, rimarca Hellen di scatolepiene.

Per i treni il discorso è simile: un ticket di sola andata in seconda classe per una tratta di almeno 200 chilometri costa mediamente di 25,1 euro. Solo in Spagna si può trovare anche a meno (24,5 euro). A Londra il costo è addirittura di 66,7 euro. In Germania circa 52,4 euro. Va anche sottolineato che, a fronte di un prezzo basso, la qualità del servizio è pessima. Altrove invece il servizio giustifica anche un prezzo molto più elevato.