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mercoledì 10 aprile 2024

Mercato dell'auto, la Cina si prende lo scettro dell'export

I dati finali riguardo alle vendite e alle esportazioni avvenute nel corso del 2023 nel mercato dell'auto, ci raccontano che il paese con il maggiore export è la Cina. Ma sorprendentemente, questo boom non è affatto legato all'auto elettrica.

Lo sprint delle aziende cinesi sul mercato dell'auto

E quanto mai attuale il problema della feroce concorrenza che i player cinesi stanno facendo alle grandi aziende europee, che adesso si vedono minacciate anche nel loro continente (basta pensare al caso della BYD che aprirà una fabbirca in Ungheria).

Quello che sorprende è che non è il settore dei veicoli a trazione elettrica ad aver dato lo scettro dell'export alla Cina, bensì le vecchie tradizionali auto a benzina.

Un bel grazie alla Russia

Se le esportazioni cinesi nel mercato dell'auto sono le più numerose al mondo lo si deve in gran parte alla Russia, che è la prima destinazione dei veicoli prodotti dal paese del grande Dragone.
Dopo che Mosca ha deciso di invadere l'Ucraina, paesi come Germania e Stati Uniti hanno bloccato il commercio con Mosca. In questo vuoto si è tuffata la Cina.

Nel corso del 2023 le vendite cinesi sul mercato dell'auto russo sono cresciute del 58%. Se il primo paese che esportava veicoli a Mosca era la Germania (seguita dal Giappone) nell'ultimo anno la Cina ha piazzato il sorpasso e consolidato il proprio dominio sul mercato.
Le vendite cinesi nel mercato dell'auto russo erano appena al 10% del 2021, oggi sono arrivate al 70%. Il valore economico dell'export è cresciuto di cinque volte arrivando a 5,6 miliardi di dollari.

Il settore elettrico

Se le auto a benzina hanno trascinato l'export della Cina, nel settore delle auto elettriche Pechino continua ad avanzare. La cinese BYD ha soffiato lo scettro a Tesla come più grande produttore al mondo, superando 500.000 veicoli venduti nel quarto trimestre del 2023. La corsa di BYD si sta espandendo anche in Europa, perché prezzi più bassi e tempi di consegna più rapidi sono fattori che allettano il mercato di tutto il mondo.

Stesso discorso per Aiways, produttore cinese specializzato in veicoli dotati di intelligenza artificiale. E’ stato il primo a lanciare un suv elettrico in Europa e ad aprire una filiale a Monaco di Baviera, dove si trova il più importante mercato europeo dell’auto.

mercoledì 16 agosto 2023

Tassi di interesse, stretta di emergenza della banca centrale di Russia

È stato un Ferragosto caldissimo a Mosca, ma non per ragioni climatiche. La situazione esplosiva dell'economia ha infatti indotto la Banca Centrale di Russia a riunirsi in una consultazione straordinaria che ha portato ad un aumento dei tassi di interesse di 350 punti base.

La stretta shock sui tassi di interesse

Il nuovo livello del costo del denaro è schizzato al 12% – in precedenza era all’8,5% –, un livello che l'istituto guidato da Elvira Nabiullina spera possa servire a ridurre i rischi per la stabilità dei prezzi ed arginare la feroce svalutazione del Rublo.

Un effetto immediato del meeting straordinaria di politica monetaria è stato proprio il rafforzamento sul mercato della valuta russa. Già prima che venisse reso noto l'esito del meeting, il cambio USD/RUB era sceso poco sotto i 96 dollari, dopo che il giorno precedente aveva sfondato quota 100 (quota 110 nei confronti dell'euro). Chi conosce cos'è lo slippage Forex, ha visto concretizzarne uno, sia pure temporaneo.
Nell'ultimo anno il tasso di cambio rispetto al Dollaro si è praticamente dimezzato.

L'impatto delle sanzioni

La valuta moscovita è stata messa in ginocchio progressivamente dagli effetti delle sanzioni occidentali, che hanno fatto seguito all'invasione delle Ucraina. L'economia russa ormai è votata soltanto alla produzione alimentare e dallo sforzo di guerra. La bilancia commerciale è traballante a causa dei blocchi con l'estero, mentre la spesa militare sta mandando sottosopra in bilancio statale, che ha fatto largo ricorso al deficit.

Annotazione: sulla valuta russa è possibile ottenere segnali forex in tempo reale gratuiti da alcuni broker.

Rischio default sempre più concreto

Nei primi mesi della guerra i prezzi elevati del petrolio e la forte dipendenza di metano da parte dell'Europa avevano sterilizzato l'impatto delle sanzioni, adesso che il petrolio costa meno e la maggior parte dei paesi europei ha sostituito almeno in parte le forniture di gas russo con altre fonti, la situazione è drasticamente peggiorata.

Nonostante i rappresentanti del governo russo continuano a raccontare una storia diversa, e anche il Fondo Monetario Internazionale abbia visto al rialzo le previsioni di crescita per il paese, questo continuo logoramento potrebbe esprimere il paese verso il default.

lunedì 6 febbraio 2023

Prezzi della benzina, scatta l'allarme rincari dopo l'embargo alla Russia

Questo lunedì comincia ufficialmente l'embargo europeo sui prodotti petroliferi raffinati russi. Una novità che rischia di mettere nuovamente il turbo ai prezzi della benzina, e di conseguenza all'inflazione generale.

Cosa succederà ai prezzi della benzina?

benzina carburanteL'embargo che comincia oggi fa seguito al divieto di importare il greggio russo che cominciò ad inizio dicembre, in conseguenza dell'invasione russa in Ucraina.
Questo provvedimento rischia in special modo di bloccare il diesel russo, che vale la pena ricordare che rappresenta il 50% di fabbisogno dell'intera Unione Europea. Inevitabilmente i prezzi della benzina crescerebbero. E parliamo non solo dei carburante che alimenta milioni di auto, ma anche di quello che alimenta i trasporti via nave.

Il prezzo del gasolio in alcune aree di servizio italiane è già tornato oltre 2,5 euro per litro. Chiaramente la preoccupazione non riguarda solo la crescita consequenziale dei prezzi della benzina, ma anche le manovre speculative che come sempre ci sono in questi casi.

La contromossa della UE

L'Unione Europea da tempo sta muovendosi per far fronte all'emergenza. Gli stock di gasolio sono stati riempiti tramite flussi che sono giunti al massimo nell'ultimo anno. Allo stesso tempo l'Europa sta diversificando le forniture, rivolgendosi in special modo a Medio Oriente ed Asia. In primo luogo le richieste sono indirizzate in Cina. Si tratta di nuove rotte del carburante che non solo saranno volte a fronteggiare l'emergenza contingente, ma ridisegneranno anche il futuro.

Forse può interessare: quali sono i maggiori produttori di petrolio al mondo?

Timore non immediato

La vera paura non è tanto rivolta ai tempi brevi, quanto al medio lungo periodo. Ad un certo punto le scorte che ha fatto l'Unione Europea potrebbero cominciare a scarseggiare. Questo inevitabilmente spingerebbe verso l'alto i prezzi della benzina.
Inoltre le nuove rotte delle forniture sono più lunghe di quelle precedenti, e questo spingerà verso l'alto i costi di trasporto e di conseguenza il prezzo alla pompa.

venerdì 13 maggio 2022

Economia russa non è stata scalfita granché dalle sanzioni occidentali

Chi pensava che l'economia russa sarebbe finita presto in ginocchio dopo le sanzioni dell'Occidente, si sbagliava di grosso. Un'analisi approfondita condotta dal Economist dimostra infatti che non c'è stato alcun collasso dell'attività economica di Mosca. Per vedere effetti realmente tangibili delle sanzioni accidentali, occorrerà aspettare ancora a lungo.

Le sanzioni e la reazione dell'economia russa

I dati macroeconomici per il momento danno ragione a Mosca. L'economia russa reale si è rivelata molto resiliente. Dopo aver subito un primo shock nel mese di marzo, si è rapidamente ripresa. Molti economisti che stimavano un crollo del PIL fino al 15%, stanno cominciando a rivedere le proprie previsioni.

Non basta guardare soltanto al rapido aumento dell'inflazione, balzata di oltre il 10% dall'inizio della guerra, anche perché in buona parte ciò che è accaduto sulla scia del deprezzamento del rublo Russo. A proposito, la valuta russa si è ripresa a sua volta, e adesso il cambio USDRUB si trova a 63 sul biglietto verde e sui 66 rispetto alla moneta unica europea.

Approfondimento: se siete interessati ad altre valute, qui trovate le previsioni cambio euro real brasiliano.

Per capire se davvero l'economia russa sta soffrendo le sanzioni bisogna guardare anche agli altri dati dell'economia reale. E dimostrano che Mosca sta reggendo.

La Banca Centrale

Alla fine del mese scorso la CBR ha tagliato il tasso di interesse dal 17% al 14%, al fine di stimolare l'economia. Una mossa che dimostra che il panico che si era scatenato verso fine febbraio è rientrato.

L'economia russa è sempre stata chiusa

Il motivo principale per cui le sanzioni occidentali non stanno avendo grande efficacia, è nella stessa natura dell'economia russa. È stata abbastanza chiusa e poggia sui suoi immensi giacimenti di combustibili fossili. Chiusa era prima, ancora più chiusa è adesso, mentre i giacimenti sono sempre lì ed hanno consentito a Mosca di esportare dall'inizio della guerra almeno 65 miliardi di dollari di prodotto. Mentre gli incassi degli idrocarburi sono schizzati del 80%, che su un grafico equivarrebbero a un gapping play High low. Mosca ogni giorno in casa circa un miliardo di dollari grazie all'energia.

Certo sullo sfondo rimane il possibile embargo europeo al petrolio russo. Ma bisogna anzitutto ragionare sul come, poi bisogna vedere il quando, infine bisogna capire quanto tempo servirà ad una mossa del genere per fiaccare l'economia russa.

lunedì 7 marzo 2022

Economia, il turismo italiano subirà un contraccolpo pesante dalla guerra

Il turismo - settore chiave dell'economia italiana - rischia di vivere un'ulteriore fase di grave crisi, dopo quella innescata dalla pandemia.
Il conflitto in corso in Ucraina, infatti, comporterà la perdita di altre decine di milioni di euro.

Il danno della guerra ad uno dei settori chiave dell'economia

All'appello infatti mancheranno i visitatori russi, che sono tra i maggiori "spendaccioni" quando vanno in vacanza. Tra loro infatti ci sono molti dei top spender, quelli che non badano a spese durante i propri soggiorni nel Belpaese.

Secondo Assoturismo, la federazione delle imprese che operano nell'economia turistica, con la guerra in Ucraina vanno in fumo circa 175mila pernottamenti di turisti russi. Tradotto in termini economici, si parla di circa 20 milioni fatturato in meno.

Turisti spendaccioni

Per capacità di spesa, non c'è dubbio che il mercato russo rappresenta quello a 5 stelle per l'Italia. I russi sono quelli che spendono di più nel tax free shopping e nelle nostre boutique di abbigliamento. Un'indagine rivela che hanno una capacità di spesa giornaliera che sfiora i 200 euro, di molto superiore a quella degli altri turisti stranieri che vengono in Italia.

Il feeling turistico Italia-Russia

Anche per numero di visitatori, i russi si distinguono. Si pensi che del 2019, le visite in arrivo dalla Russia sono state circa 1,7 milioni. Numeri importanti per l'economia turistica.
Il feeling tra i turisti russi e l'Italia è un sentimento che si è consolidato negli ultimi 30 anni. Dalla metà degli anni Ottanta infatti è cominciato un boom, che ha portato a quadruplicare le presenze dei russi in Italia in pochi anni. Al punto che le loro presenze si sono avvicinate a quelle dei cinesi, popolo di girovaghi per eccellenza.

L'appeal dell'Italia è così forte, che nel 1995 l'Ente Nazionale per il Turismo ha aperto direttamente a Mosca un suo ufficio, per agevolare ulteriormente il flusso di turisti russi verso l'Italia. Adesso questo flusso di presenze turistiche e questo fiume di denaro rischia di essere seriamente messo in crisi dal conflitto in corso in Ucraina, con inevitabili ricadute sul settore del turismo italiano.

venerdì 8 febbraio 2019

Bank Rossii ferma sul costo del denaro dopo il doppio ritocco del 2018

La Banca centrale di Russia (Bank Rossii) mantiene un atteggiamento attendista e conferma i tassi di interesse al 7,75%, in linea con le aspettative degli economisti.

Inflazione e Bank Rossii

L'istituto centrale di Mosca aveva proceduto a un aumento di 25 punti base a dicembre, e lo stesso aveva fatto anche a settembre. Peraltro quell'intervento fu il primo dal 2014. L'obiettivo di tali interventi era (oltre che sostenere il Rublo) di arrestare l'ascesa dell'inflazione, e riportarla verso il target del 4%. Tuttavia a gennaio i prezzi al consumo sono ancora salita, giungendo al 5%. Secondo la Bank Rossii il contributo dell'aumento dell'IVA alla crescita annuale dei prezzi al consumo è stato finora moderato. L'effetto potrà infatti essere valutato non prima di aprile, ma le prospettive di un incremento sono elevate. La Banca di Russia prevede comunque che l'inflazione annua oscillerà tra il 5,0 e il 5,5% nel corso di quest'anno, ma poi ritornerà al 4% nella prima metà del 2020 ("quando gli effetti l'indebolimento del rublo e l'aumento dell'IVA svaniranno").

Un ruolo importante l'avrà il mercato petrolifero. Nonostante la crescita del prezzo del petrolio nel gennaio 2019, i rischi di una offerta di petrolio che si riveli maggiore della domanda rimangono elevati, ha osservato il regolatore. Questo finirebbe per deprimere i prezzi. Inoltre la banca di Mosca ha osservato che la revisione dei percorsi attesi di stretta monetaria da parte della Federal Reserve e di altre banche centrali nei mercati sviluppati, riducono il rischio di persistenti fuoriuscite di capitali dai mercati emergenti e, allo stesso tempo, fattori geopolitici potrebbero portare a una maggiore volatilità delle materie prime e finanziarie mercati, influenzando il tasso di cambio e le aspettative di inflazione.

Crescita economica e rublo

Riguardo la crescita economica, la Bank Rossii prevede che nel 2018 sarà al 2,3%, superando le previsioni che erano all'1,5-2%. La banca ha mantenuto le sue previsioni di crescita per il 2019 nell'intervallo 1,2-1,7%.

Il Consiglio di amministrazione dell'istituto di Mosca terrà la prossima riunione il 22 marzo 2019. Alcuni analisti dei migliori broker online affidabili ritengono che possa esserci un ribasso del tasso chiave di 25-50 punti base verso la fine di quest'anno, se l'inflazione rimarrà nelle previsioni.

Sul mercato valutario, la decisione della Bank Rossii ha mosso poco il Rublo, anche perché i mercati si attendevano questo orientamento prudente della CBR. I migliori segnali forex free operativi hanno ignorato l'evento. La valuta russa durante il mese di gennaio ha guadagnato un po' di terreno sia contro il dollaro che contro l'euro, anche grazie alla risalita del petrolio. Il cross USD-RUB scende verso 65,73 (lo scorso anno la svalutazione del rublo è stata superiore al 15%), mentre la coppia EUR-RUB è arrivata a 74,49.

sabato 1 luglio 2017

Export agricolo: stop verso lo Russia, danno miliardario per l'Italia

Altri danni in arrivo per l'economia italiana. L'export di prodotti agricoli verso la Russia infatti si fermerà, dal momento che il presidente Vladimir Putin ha firmato il decreto che proroga il contro-embargo rispetto alle sanzioni UE. In sostanza scatta di nuovo il divieto di importare prodotti agricoli, lattiero-caseari, carne e altri alimenti fino al 31 dicembre 2018.
Il Cremlino ha preso questa decisione come risposta immediata alla decisione presa il 28 giugno scorso in Consiglio Ue (assunta all’unanimità), che ha allungato il termine di scadenza delle sanzioni economiche fino al gennaio 2018, per via della mancata attuazione degli accordi di Minsk.

Situazione delicata che compromette l'export

Le relazioni tra Russia e Occidente sono peggiorate per la situazione in Crimea e Ucraina. Nell'estate del 2014 la UE e gli Stati Uniti avevano introdotto sanzioni contro interi settori dell'economia russa, dopo aver in precedenza imposto misure afflittive individuali contro funzionari e rappresentanti d'impresa.

In base alle sanzioni, la Russia viene isolata dal punto di vista diplomatico e inoltre viene limitato l’accesso ai mercati dei capitali primari e secondari dell’Ue. Oltre a questo viene vietato anche l’import/export di armi, vengono limitati gli accessi a servizi e tecnologie sensibili Ue, vietano visti e congelano beni a cittadini e società russe e, infine, prevedono misure restrittive alla sola Crimea, per l’annessione condotta da Mosca.

Se la sanzione UE durerà altri 6 mesi, Mosca ha risposto raddoppiando: altri 12 mesi. Questo doppio bando secondo Coldiretti finora è costato al made in Italy 1 miliardo di euro. viene fortemente penalizzato il made in Italy e sta mettendo in crisi i rapporti commerciali di molte aziende con Mosca, rendendo ancora più complessa una situazione già precaria. La beffa è che questo blocco giunge proprio nel momento in cui il mercato russo fa segnare un incremento record delle esportazioni Made in Italy del 26,7% (nei primi 5 mesi del 2017). Insomma il prodotto italiano tira, ma non potremo incrementare la sua vendita all'estero.