giovedì 19 febbraio 2026

Quotazione in Borsa, le PMI ancora non colgono l'occasione

I numeri mettono in evidenza che l'accesso alla quotazione in Borsa viene percepito dalle PMI italiane più come una sfida che come una reale occasione. Eppure è un vero peccato, dal momento che l'accesso ai mercati finanziari potrebbe diventare una leva importantissima per la crescita.

Il quadro italiano sulla quotazione in borsa

La situazione è stata fotografata da un report promosso da Consob e Cetif Università Cattolica, che ha analizzato la relazione che c'è tra le piccole medie imprese italiane e il mercato dei capitali. 

Emerge allora un quadro fatto di sottovalutazioni, scarsa liquidità e alternative sempre più competitive, fattori che non favoriscono la quotazione in borsa.

La questione delle dimensioni di impresa

Nell'indagine è stato preso un campione rappresentativo composto da circa 120mila PMI che hanno deciso di non cavalcare la possibilità di una quotazione in borsa. L'88% di esse ha meno di 50 addetti, cosa che rende assai complicato l'accesso ai mercati regolamentati. La maggior parte si trova in Lombardia, che si conferma l'asse imprenditoriale portante del nostro paese, e appartengono al settore manifatturiero.

Quelle che hanno deciso per la quotazione in Borsa sono appena lo 0,14% del campione. La cosa interessante è che sono profondamente diverse dalle altre, dal momento che hanno dimensioni più elevate rispetto alla media, sono maggiormente esposte ai settori tecnologici e scientifici, e sono molto più propense all'innovazione (ad esempio, al tema dell'intelligenza artificiale) e alla crescita. Per loro la quotazione sembra non tanto un punto di partenza quanto una tappa di rafforzamento di un processo già avviato.

I numeri shock sul delisting

La cosa che più di ogni altra mette in allarme riguarda il delisting, ossia l'addio alla quotazione in borsa. Se tra il 2023 e la metà del 2025 ci sono state 62 nuove PMI quotate, ben 86 invece hanno deciso di uscire. Questo saldo negativo si traduce in una contrazione della capitalizzazione totale di oltre 44 miliardi.
Quelle che hanno deciso di uscire dal mercato dei capitali lo hanno fatto per tre fattori chiave: valori di scambio ridotti, valutazioni ritenute non coerenti con i fondamentali dell'azienda, e la crescente attrattività del private Equity che più flessibile rispetto ai vincoli di borsa e offre premi anche più elevati.

lunedì 16 febbraio 2026

Mercati finanziari, l'attenzione è rivolta soprattutto ai dati macro

Durante i prossimi giorni una serie di dati macroeconomici contribuirà a tratteggiare lo stato di salute dell'economia globale, che vive ancora un contesto incerto. Gli appuntamenti per i mercati finanziari sono numerosi, mentre continuerà anche la scia di trimestrali da parte delle aziende quotate in Borsa.

Gli appuntamenti negli USA per i mercati finanziari

La settimana americana comincerà di fatto martedì, visto che il 16 febbraio si celebra il Presidents Day e i mercati finanziari saranno chiusi. Ma da martedì in poi comincerà un'intensa pubblicazione innanzitutto di utili societari da parte di aziende quotate a Wall Street. Spiccano Walmart, Warner Bros, Discovery, Moody's.

Per i mercati finanziari c'è poi l’importante appuntamento con i verbali di politica monetaria della Federal Reserve. La Banca Centrale Americana a gennaio ha lasciato il tasso di interesse fermo, dopo i tre tagli dello scorso anno. Gli ultimi dati macro hanno mostrato un'economia resiliente.
Questa settimana verrà pubblicata una stima del PIL del quarto trimestre e l'indicatore di inflazione preferito dalla Fed, ovvero l'indice dei prezzi PCE core.

Cosa ci attende in Europa

Numerose appuntamenti macroeconomici sono in calendario nel Vecchio Continente. Verrà pubblicata l'indagine PMI flash di febbraio nella Eurozona, dal quale ci si aspetta una stabilizzazione dell'attività manifatturiera e una leggera espansione dei servizi. 

Ci saranno inoltre diversi report sull'inflazione e sul mercato del lavoro nel Regno Unito. Nei giorni scorsi i dati di crescita UK inferiori alle aspettative hanno penalizzato la sterlina, che si è mantenuta intorno al livello di 1,36 dollari (si possono consultare le quotazioni aggiornate su qualsiasi forex piattaforma demo).

Il resto del mondo

Nella zona dell'Asia-Pacifico questa settimana ci sarà un grande vuoto lasciato dalla Cina, dove i mercati finanziari saranno chiusi per la settimana del Capodanno Lunare. In Giappone invece gli investitori dovranno valutare numerosi indicatori economici, tra i quali spicca il PIL preliminare del quarto trimestre.
Occhio ai verbali dell'ultima riunione della reserve Bank of Australia e ai dati commerciali della Nuova Zelanda, dove si riunisce anche la Reserve Bank.

mercoledì 11 febbraio 2026

Consumi alimentare e sprechi, buttiamo via una montagna di cibo ogni anno

Il fenomeno degli sprechi alimentari deve farci riflettere per via dell'impatto ambientale, sociale ed economico che ha. Una larga fetta dei nostri consumi in realtà finisce nella pattumiera, e il conto a fine anno è pesantissimo.

Gli sprechi sui nostri consumi alimentari

Secondo un rapporto dell'osservatorio Waste Watcher International, ogni anno in Italia buttiamo via cinque milioni di tonnellate di cibo. Significa circa 13 miliardi e mezzo di euro di prodotti alimentari che anziché finire effettivamente nei nostri consumi, finiscono nella pattumiera.

Nel corso del 2025 ogni cittadino italiano ha sprecato in media poco più di mezzo chilo di cibo ogni settimana. Sebbene ci sia una riduzione di circa il 18% rispetto all'anno precedente, restiamo ben oltre la media europea e ancor più lontani dall'obiettivo fissato dall'agenda ONU per il 2030.

Dove si spreca di più e di meno

La maglia nera dello spreco va al Sud e alle Isole, dove si buttano circa 630 grammi di cibo a testa, rispetto ai 515 grammi del Nord e ai 490 del Centro Italia, la zona più virtuosa.
Nell'indagine sugli sprechi viene evidenziato come i consumi delle famiglie siano programmati meglio per evitare gli sprechi, confermando una maggiore attenzione dei nuclei con figli alla pianificazione dei propri acquisti.

Un conto salato anche a livello economico

Lo spreco alimentare ha un impatto economico enorme. Come abbiamo detto si buttano circa 13 miliardi e mezzo di euro di cibo. Basta pensare che quasi il 30% del cibo che viene preparato, alla fine non finisce tra i nostri consumi. Il 17% rimane nei piatti e il 13% finisce ancora integro nella pattumiera senza essere recuperato.

Il costo di questa pratica scriteriata è anche indiretto, perché circa un terzo del cibo che viene sprecato contribuisce a 10% delle emissioni protagoniste del climate change, e quindi contribuiscono agli eventi climatici estremi che provocano enormi danni (lo scorso anno 12 miliardi di euro di perdite agricole). In questo senso il problema è doppio: non solo c'è un danno economico ma anche un danno a livello ambientale.

giovedì 5 febbraio 2026

Tassi di interesse, la Bank of England conferma tutto ma diventa più dovish

La riunione di politica monetaria della Bank of England si è conclusa senza sorprese sostanziali. L'istituto britannico infatti ha deciso di confermare i tassi di interesse al 3,75%. Tuttavia l'esito della votazione evidenzia una forte spaccatura all'interno del board di politica monetaria, e la forte prospettiva che ci avviciniamo a dei tagli ai tassi di interesse nelle prossime riunioni.

La scelta sui tassi di interesse

La decisione di lasciare invariato il costo del denaro è stata presa con il voto favorevole di 5 membri, mentre 4 membri si sono espressi a favore di un taglio immediato per 25 punti base. Emerge quindi una forte tendenza all'interno dell'istituto a tagliare i tassi di interesse nel corso di quest'anno.

Ciò che preoccupa i membri della comitato di politica monetaria è la crescita debole dell'economia britannica, nonché la crescente capacità inutilizzata del mercato del lavoro. Al contrario, l'inflazione fa un po' meno paura perché se è vero che rimane ancora al di sopra dell'obiettivo del 2% fissato dalla Bank of England (fonte dati Pocket Option Italia), dovrebbe tornare a quel livello a partire da aprile. Inoltre i rischi dell'inflazione persistente sembrano essere diminuiti.

La reazione del mercato

L'approccio più accomodante adottato dalla Bank of England riguardo ai tassi di interesse ha finito per spingere al ribasso la sterlina sul mercato valutario. Il cambio con il dollaro è sceso infatti verso 1,355, allontanandosi ulteriormente dal massimo di quattro anni toccato pochi giorni fa. Tuttavia va segnalato il recente incrocio delle medie mobili che ha inviato un messaggio rialzista al mercato.

La valuta britannica ha chiuso il mese di gennaio con un forte guadagno rispetto al Dollaro, pari a circa il 2%, ma in questo momento è sotto pressione anche per fattori politici. Emergono infatti dei dubbi sulla durata della leadership del premier Starmer in seguito alla nomina di Peter Mandelson ad ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti: si è scoperto che quest'ultimo ha avuto forti legami con Jeffrey Epstein.
Intanto sul mercato azionario l'indice FTSE100 rimbalza all'indietro, dopo aver aggiunto il nuovo massimo storico mercoledì.

lunedì 2 febbraio 2026

Costo per l'energia sempre più alto, negozi e ristoranti continuano a soffrire

Nonostante il calo rispetto ai prezzi di un paio d'anni fa, il costo per l'energia continua ad essere una voce estremamente pesante per negozi e ristoranti, che continuano a lanciare un accorato grido d'allarme. Molte aziende non riescono più a reggere questa situazione, e sono tanti gli imprenditori che hanno già alzato bandiera bianca. 

A quanto ammonta il costo per l'energia

Il rapporto 2025 dell'Osservatorio Commercio Energia (Ocen) evidenzia che il costo per l'energia - sia luce che gas - supera i 2000 euro al mese per i ristoranti e i negozi di alimentari. Rispetto ai prezzi che c'erano prima dello scoppio della pandemia, la bolletta elettrica per le aziende impegnate nel settore terziario è cresciuta di quasi il 30%, mentre quella del gas ha avuto un incremento superiore al 70%.

Alcuni dati eclatanti

Nel report di Confcommercio viene evidenziato come nell'ultimo spicchio del 2025 alberghi di medie dimensioni sono arrivati a pagare oltre 9.000 euro al mese di energia, mentre i negozi di grandi dimensioni circa 6.000 euro. Il conto per gli alberghi di piccole dimensioni è arrivato a superare i 5mila euro, mentre i ristoranti superano di poco i 2000 euro. Per bar e negozi non alimentari la spesa oscilla tra gli 850 e i €1000. Per le piccole e medie imprese, affitto e costi per l'energia si "mangiano" quasi tutto il profitto. Nel complesso tra il 2019 e il 2025 l'energia elettrica in Italia è aumentata del 122%.

Un macigno sulla nostra competitività

Sono costi importanti, che agiscono da freno soprattutto alla competitività di queste imprese. Il confronto con gli altri paesi europei è infatti impietoso, se pensiamo che il prezzo medio dell'energia elettrica in Italia all'ingrosso è superiore di quasi l'80% rispetto alla Francia e alla Spagna, mentre siamo al 27% in più rispetto alla Germania.

Cosa spinge in alto la bolletta

Il motivo per cui il prezzo da pagare per luce e gas continua ad essere altissimo non è soltanto l'elevato costo per l'energia, ma anche l'incidenza degli oneri generali di sistema, che pesano quasi per il 20% sul totale delle bollette. Questi oneri erano stati tagliati drasticamente durante la crisi energetica degli scorsi anni, ma negli ultimi tempi sono tornati ad esercitare un peso importante sul costo complessivo per l'energia.

mercoledì 28 gennaio 2026

Patrimoni in gestione, nuovo record storico per gli ETF

Chi decide di impiegare i propri risparmi si rivolge sempre più spesso a strumenti di gestione dei patrimoni come gli ETF. Lo dimostra il dato record raggiunto alla fine del 2025, con l'industria globale degli Exchange Traded Fund è stata capace di superare i 19,85 trilioni di dollari.

La crescita dei patrimoni in gestione

Si tratta di numeri esorbitanti, che diventano ancora più eclatanti se pensiamo che i patrimoni in gestione alla fine del 2024 ammontavano di 14,85 trilioni di dollari. Questo significa che nel corso del 2025 c'è stata una crescita del 33,7% di questa industria.

Anche se consideriamo i flussi netti è stato stabilito un nuovo record, con 2,37 trilioni di dollari raccolti nel corso dell'anno. Un altro record è stato fissato a dicembre, con flussi netti per 330,7 miliardi.

Il panorama globale degli ETF si fa sempre più vasto dal momento che alla fine dello scorso anno contava quasi 16.000 prodotti, con oltre 30mila quotazioni su 83 borse di 65 paesi diversi.

Il contesto favorevole agli ETF

I numeri che abbiamo appena visto sono contenuti in un recente report di ETFGI, società indipendente di ricerca e consulenza per l'industria degli ETF. Secondo gli esperti la corsa al record storico è frutto di un contesto di mercato che è stato particolarmente favorevole

Anzitutto gli indici azionari di tutto il globo hanno registrato delle performance enormemente positive (si vedano in proposito le quotazioni su Pocket Option link). In secondo luogo è cresciuta la domanda di soluzioni finanziarie a basso costo, con una forte flessibilità e liquidità.

Azionario e obbligazionario

All'interno dei patrimoni in gestione tramite ETF spiccano soprattutto quelli sull'azionario globale che sono circa il quadruplo di quelli obbligazionari. La corsa del prezzo delle materie prime e i record dell'oro hanno spinto anche gli ETC ETF oro e in generale gli ETF sulle materie prime.
Per quanto riguarda i maggiori emittenti, i leader dei patrimoni in gestione rimangono i soliti noti iShares, Vanguard e State Street. Messi insieme hanno una quota di mercato complessiva superiore al 59%.

domenica 25 gennaio 2026

Federal Reserve, cos'è e come funziona la banca centrale USA

Il 23 dicembre del 1913 il Congresso statunitense approvò il "Federal Reserve Act", con cui veniva istituita la banca centrale degli Stati Uniti. Viene conosciuta con il nome di Federal Reserve, ed informalmente come Fed, ma il suo nome intero è Federal Reserve System.
L'istituto ha sede all'Eccles Building, a Washington, e iniziò le sue operazioni nel 1916.

Qual è lo scopo della Federal Reserve

Federal ReserveIl Federal System è oggi costituito da un'agenzia governativa centrale, il Board of Governors of the Federal Reserve System - con sede nella capitale Washington e composto da 7 governatori nominati dal Presidente degli Stati Uniti - e da dodici Federal Reserve Bank regionali, i cui presidenti sono nominati con complesse procedure. Dalla sua creazione ad oggi, l'organizzazione interna dell'istituto è stata più volte soggetta a revisione e modifica.

La Federal Reserve (Fed) ha due mandati: mantenere l'inflazione al 2% e mantenere la piena occupazione.

Lo strumento della Fed: i tassi di interesse

Il principale strumento di cui dispone la FED per raggiungere questi obiettivi è fissare i tassi di interesse sui prestiti che concede alle banche, sia quello che le banche applicano quando si prestano a vicenda. Le decisioni vengono prese in otto riunioni prefissate all'anno.

titoli di stato usaQuando l'inflazione sale troppo rapidamente e supera l'obiettivo del 2%, la Fed aumenta i tassi di interesse. Questo incrementa i rendimenti dei titoli di Stato statunitensi (Treasuries), che diventano più attraenti e attirano maggiori afflussi di capitale estero. Come conseguenza, il dollaro USA (USD) tende a rafforzarsi.

Quando l'inflazione scende sotto il 2% o il tasso di disoccupazione è troppo alto, la Fed può abbassare i tassi d'interesse. In questo modo tende a indebolire il dollaro americano man mano che il capitale defluisce verso paesi che offrono rendimenti più elevati. 

Se i tassi restano invariati, l'attenzione si sposta sul tono della dichiarazione del Federal Open Market Committee (FOMC) e se sia aggressiva (aspettativa di tassi futuri più alti) o dovish (aspettativa di tassi futuri più bassi).

Gli strumenti non convenzionali

In situazioni estreme, la Federal Reserve può anche stampare più dollari e attuare politiche di quantitative easing (QE). Con questo processo la Fed aumenta sostanzialmente il flusso di credito in un sistema finanziario bloccato, che può capitare quando le banche non si prestano tra loro (per timore di inadempienza della controparte). È l'ultima carta da giocarsi quando abbassare i tassi d'interesse difficilmente porterà al risultato sperato.

Il quantitative easing (QE) è stato lo strumento preferito dalla Fed per combattere la crisi del credito avvenuta durante la grande crisi finanziaria del 2008. Consiste nel copiare più dollari della Fed e usarli per acquistare obbligazioni statative statunitensi, prevalentemente da istituzioni finanziarie. Il QE di solito porta a un dollaro statunitense più debole.

Il restringimento quantitativo (QT) è il processo inverso in cui la Federal Reserve smette di acquistare obbligazioni dalle istituzioni finanziarie e non reinveste il capitale delle obbligazioni che detiene in scadenza in nuovi acquisti. Di solito è positivo per il dollaro statunitense.

martedì 20 gennaio 2026

Quotazione di oro e argento , nuovi record su tensione in Groenlandia

Si alza il livello di tensione tra Stati Uniti ed Europa sul tema della Groenlandia, fornendo un assist importante alle quotazioni di oro e argento. Entrambi i metalli continuano a ritoccare i rispettivi massimi storici, e potrebbero farlo ulteriormente nei prossimi giorni.

Cosa sta spingendo la quotazione di oro e argento

Trump sta continuando ad alzare il livello di ostilità per realizzare il suo piano di acquisizione della Groenlandia, e dopo il primo muro compatto eretto dall'Europa ha deciso di passare alle minacce, innescando così il rialzo delle quotazioni di oro e argento. 

L'inquilino della Casa Bianca infatti ha deciso di imporre dazi a otto nazioni europee che si sono apertamente opposte al suo piano di acquisizione della Groenlandia. Dal primo febbraio scatteranno così delle tariffe del 10% contro - tra le altre - Francia, Germania e Regno Unito. Tariffe che arriveranno al 25% a giugno.

La tensione crescente

L'ultima uscita di Donald Trump ha spinto i leader europei a programmare una riunione di emergenza, che si svolgerà nei prossimi giorni, allo scopo di valutare eventuali contromisure. Tra queste è la più probabile sembra essere l'adozione di dazi di rappresaglia su circa 93 miliardi di euro di beni statunitensi. 

Il rischio quindi che si inneschi una dannosa guerra commerciale è sempre più elevato, e il nervosismo sul mercato diventa terreno fertile per i rialzi di quotazioni di oro e argento (per quest'ultimo pesa anche un deficit di offerta di mercato).

I prezzi sul mercato

La spinta rialzista ha portato l'oro spot a sfiorare 4. 700 dollari per oncia mentre il prezzo dell'argento è salito oltre 94 dollari per oncia (fonte dati Pocket Option nuovo link).
A spingere la crescita delle quotazioni di oro argento ci sono anche gli attacchi dell'amministrazione Trump alla Federal Reserve, che alimentano i timori relativi all'indipendenza dell'istituto centrale, e quelli relativi alla sostenibilità del debito americano. Un altro fattore rialzista e la rotazione nel complesso dei metalli guidata dagli investitori in Cina.

giovedì 15 gennaio 2026

Banca Centrale della Cina, un istituto dalle grandi peculiarità

Nel mondo occidentale siamo abituati a pensare che una banca centrale, visto l'importante ruolo che riveste, abbia come caratteristica distintiva quella di essere un ente indipendente ed autonomo. Non vale questo discorso per la Banca Centrale della Cina, che è un istituto di proprietà dello Stato della Repubblica Popolare Cinese.

Ruolo e compiti della banca centrale della Cina

L'istituto di Pechino venne istituito nel 1948, dopo la vittoria del Partito Comunista Cinese e la creazione della Repubblica Popolare Cinese (RPC). Gli obiettivi principali perseguiti dalla banca centrale della Cina sono quelli di salvaguardare la stabilità dei prezzi, inclusa la stabilità del tasso di cambio dello Yuan rispetto ad altre valute principali (soprattutto il dollaro), e promuovere la crescita economica del paese.

La banca centrale della Cina inoltre punta anche a realizzare delle riforme finanziarie, come condurre lo sviluppo del mercato. La PBOC rappresenta in via ufficiale la Cina nelle organizzazioni finanziarie internazionali, quali il Fondo Monetario Internazionale - FMI, la Banca Mondiale e la Banca Asiatica di Sviluppo (BAsS).

Gli strumenti dell'istituto

Per realizzare i suoi scopi, la banca centrale della Cina utilizza un insieme di strumenti che è più ampio rispetto a quelli che sono maneggiati dalle altre banche centrali come la Federal Reserve e la BCE

Le armi principali di politica monetaria sono la manovra del Reverse Repo Rate (RRR) a sette giorni e del Loan prime Rate (LPR, la cui modifica incide direttamente sui tassi per prestiti e mutui a famiglie e imprese), il Medium term Lending Facility (mlf), gli interventi sul cambio estero e il reserve requirement ratio.

Chi governa la Banca Popolare Cinese?

Essendo un'istituzione di proprietà dello Stato, la banca centrale della Cina non gode di autonomia politica. Anzi, è obbligata ad attuare le politiche del Partito Comunista Cinese sotto la direzione della sua Commissione finanziaria centrale. Il segretario del comitato del Partito Comunista cinese, nominato dal Presidente del Consiglio, esercita un'influenza enorme sulla gestione e sulla direzione della Banca Popolare.

lunedì 12 gennaio 2026

Mercati sull'allerta, questa settimana comincia la stagione degli utili a Wall Street

Dopo un avvio a rilento nei primi giorni dell'anno, ora si comincia a fare sul serio. Per i mercati finanziari la settimana che comincia è quella dell'avvio della stagione degli utili. Si comincia con i conti delle maggiori banche statunitensi. Nel panorama ci sono però anche importanti dati macroeconomici su entrambe le sponde dell'oceano.

Appuntamenti negli USA per i mercati

Il calendario degli appuntamenti negli Stati Uniti ha il suo fulcro nell'avvio della stagione degli utili del quarto trimestre. Ad alzare il velo sui conti saranno alcune delle maggiori banche del paese tra cui JP Morgan Chase, Bank of America, Citigroup, Wells Fargo, Goldman Sachs e Morgan Stanley. In corrispondenza del rilascio, molti trader sfrutteranno tecniche di scalping 5 minuti per guadagnare sulle oscillazioni di prezzo.

Ma saranno giorni importanti anche sul fronte dei dati macroeconomici. Spicca in particolare l'indice dei prezzi al consumo di dicembre. I mercati ritengono che l'inflazione rimarrà stabile al 2,7% su base annua, lo stesso livello al quale dovrebbe salire l'inflazione core. Indicazioni importanti arriveranno anche dalle vendite al dettaglio e dalla produzione industriale.

Gli eventi in Europa

Nel vecchio continente il focus dell'attenzione dei mercati sarà rivolta al Regno Unito, dove verranno pubblicati i dati mensili sul prodotto interno lordo assieme a quelli su produzione manifatturiera e bilancia commerciale. L'economia britannica è reduce da due mesi consecutivi di contrazione e si prevede una terza battuta di arresto, cosa che potrebbe incidere sulle future scelte della Bank of England che a dicembre ha tagliato i tassi per stimolare la crescita.

Nell'Area Euro verranno pubblicati i dati sulla produzione industriale. Sempre in Europa ha appuntamento con il meeting di politica monetaria della banca centrale di Polonia, che dovrebbe mantenere il tasso di interesse al 4%, dopo sei tagli lo scorso anno.

Il resto del mondo

Nella zona dell'Asia Pacifico sono attesi importanti indici macroeconomici dalla Cina. I mercati guarderanno soprattutto quelli relativi al commercio internazionale. In Giappone i dati più rilevanti riguardano il saldo delle partite correnti e l'inflazione alla produzione.
Si riunisce in meeting invece la banca centrale della Corea del Sud, che dovrebbe mantenere invariato il tasso di interesse a 2,5%.

mercoledì 7 gennaio 2026

Aziende in crisi, oltre 70 dossier sul tavolo del Ministero

Lo specchio della progressiva frenata della produzione industriale italiana è l'incremento del numero di aziende manifatturiere che attraversano uno stato di crisi. Le situazioni di difficoltà che sono sotto il monitoraggio diretto del Ministero delle Attività Produttive e del Made in Italy (MiMIT) sono circa 70, tra vertenze aperte e situazioni di monitoraggio.

L'aumento delle aziende in crisi

Rispetto allo scorso anno c'è stato un incremento delle crisi aziendali in ambito manifatturiero. La metà delle aziende in difficoltà appartengono al settore metalmeccanico, il 35% riguarda invece il settore chimico-tessile, mentre il 10% riguarda i call center. Complessivamente le situazioni di crisi aziendali coinvolgono circa 60. 000 lavoratori.

L’ultima situazione aperta in ordine di tempo è quella di Natuzzi, che ha annunciato lo stop nelle fabbriche di Altamura e Santeramo. Sono previsti 479 esuberi. Per l’azienda pugliese specializzata nella produzione di arredamento (titolare del marchio Divani & Divani) è l’ultimo atto di una crisi che va avanti da quasi vent’anni.

Il lavoro del ministero

L'attività del ministero in diversi casi è riuscita ad arginare o congelare le dimissioni o il licenziamenti. Nell'ultimo anno sono stati raggiunti 27 tra accordi o soluzioni alle crisi, che hanno avuto come risultato la stabilizzazione dei posti di lavoro. Sono stati coinvolti circa 13. 000 lavoratori, per i quali è stato scongiurato il rischio di licenziamento.

Nella maggior parte dei casi il MiMit ha lavorato alla ricerca di acquirenti oppure su progetti di riconversione industriale. Grazie al lavoro del ministero si è riusciti a evitare la chiusura di aziende come La Perla, Cinzano, Venator, Dema, Coin, Sofinter. 

Le origini delle crisi

Va precisato che la lettura delle situazioni presentate al tavolo ministeriale hanno origini molto eterogenee. In alcuni casi le difficoltà delle aziende sono il prodotto di vicende che vengono da lontano (si pensi alla crisi dell’Ilva), mentre altre affondano in situazioni più recenti. In generale, i dati raccontano come sia il Mezzogiorno ancora una volta l’area che presenta le maggiori criticità.