I mercati valutari sono stati influenzati dalla possibilità che la FED possa decidere un rialzo dei tassi di qui a qualche settimana. Eppure l'inflazione USA è stata in linea con le attese, visto che i prezzi al consumo sono rimasti invariati a luglio, dopo quattro rialzi di fila.
I numeri sull'inflazione USA
Secondo il dipartimento del Lavoro americano, l'indice dei prezzi al consumo si è ancorato ai livelli di giugno (0,2%) mentre su base annua i prezzi sono saliti dello 0,8%. Positivi sono stati i dati dell'attività edilizia a luglio, visto che secondo il dipartimento del Commercio, l'indice dei nuovi cantieri è aumentato del 2,1% a 1,2 milioni, dopo il +5,1% del mese precedente.
Il problema è che l'andamento dell'inflazione resta al di sotto del target fissato dalla FED (2%), e questo alimenta la possibilità di un intervento sui tassi di interesse da parte della banca entrale USA. Tanto più che di recente i confortati report sul lavoro hanno riacceso la possibilità di agire sui tassi.
L'effetto sul dollaro
Complessivamente, dopo questi dati il cambio euro dollaro ha aggiornato il massimo intraday martedì a 1,1322, per poi ritracciare a 1,1266 dopo l’intervento di William Dudley, presidente della Fed di New York e vicepresidente del Fomc. Dudley ha anche dichiarato che un rialzo dei tassi a settembre è possibile, dal momento che l’economia andrà meglio nel secondo semestre.
Va detto che è dall'inizio di agosto che l'USD è in difficoltà dopo i dati macro flop, mentre l'euro si sta apprezzando sempre di più.