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lunedì 7 luglio 2025

Turismo, l'Italia sta cambiando volto: meno alberghi e più affitti brevi

La buona notizia di questo periodo è che il turismo italiano continua a viaggiare al ritmo spedito, e le previsioni per questa estate confermano una tendenza molto incoraggiante. Tuttavia c'è anche un aspetto che merita di essere evidenziato, riguardo una trasformazione che sta agendo in modo radicale in uno dei settori più importanti dell'economia italiana.

La nuova tendenza del turismo

Quello di cui stiamo parlando è la crescente richiesta di affitti brevi, che si accompagna alla riduzione del numero di alberghi sul nostro territorio. Dal 2008 oggi sono calati del 5,5%, scendendo da 34 mila unità a circa 32.000 (parliamo delle strutture che sono ufficialmente censite da Istat). 

Nello stesso periodo di tempo invece gli annunci italiani su Airbnb sono passati da una cinquantina ad oltre 600mila, con una crescita superiore al 1150%.

La rivoluzione strutturale

Questi dati confermano che nel turismo italiano è in atto una vera e propria rivoluzione strutturale, perché sta cambiando il modo in cui i turisti vivono il nostro paese. Se nel 2010 il fenomeno degli affitti brevi era una novità che per lo più riguardava i giovani, le cose sono cambiate notevolmente nel corso degli anni. Oggi infatti il fenomeno degli affitti brevi è un industria globale che supera di quasi venti volte il numero degli alberghi.

Il successo degli affitti brevi

Il turismo fondato sugli affitti brevi ha avuto terreno fertile grazie a diversi fattori, a cominciare dall'innovazione digitale passando per la flessibilità dell'offerta. Ma soprattutto ha ampliato notevolmente la platea dei possibili offerenti, dal momento che chiunque possiede una seconda casa oppure una stanza libera può monetizzare grazie agli affitti brevi.

I problemi da risolvere

Questo scenario porta anche un sè anche numerosi interrogativi e problemi, che riguardano anzitutto la regolamentazione degli affitti brevi, la sostenibilità e la tenuta dell'intero sistema. Non ci sono delle regole armoniche a livello nazionale, e questo crea problemi in primo luogo all'industria alberghiera, che sta subendo una progressiva erosione delle quote di mercato, con inevitabili di cadute anche sul piano occupazionale. Senza contare l'aspetto fiscale degli affitti brevi, visto che il fenomeno spesso sfugge all'occhio dell'Erario.

lunedì 10 marzo 2025

Turismo, i viaggiatori vengono mossi soprattutto da cibo e vino

A Berlino si svolge la manifestazione ITB, che l'evento globale più importante legato al turismo. In occasione dell'inaugurazione dello stand italiano a questa fiera, sono stati evidenziati alcuni aspetti caratteristici che delineano l'interesse dei viaggiatori nei confronti del nostro paese.

Aspetti chiave del turismo in Italia

Anzitutto i numeri sono confortanti. Il turismo in Italia è un settore ancora in crescita, con il numero dei viaggiatori che nel 2024 è aumentato. 

Tra gli stranieri che preferiscono il nostro paese ci sono soprattutto i tedeschi, la cui quota complessiva è stata del 14,8%, seguiti dai francesi (13,2%) e dai britannici (7,5%). Subito giù dal podio troviamo i cittadini statunitensi (5%).

Cosa attira gli stranieri

È interessante sottolineare che le motivazioni che spingono gli stranieri a scegliere l'Italia offrono qualche sorpresa. Se i due motivi principali sono l'arte e la cultura del nostro Paese, una quota sempre maggiore di viaggiatori stranieri dà importanza al fattore enogastronomico

Nell'ultimo anno infatti questa motivazione ha vissuto un incremento del 176% rispetto al passato, quando invece era una ragione di nicchia. In termini di volumi, poco più di un milione di visitatori stranieri ha scelto di scoprire la bontà e la genuinità della nostra enogastronomia (con 1,8 milioni di pernottamenti). Grazie al turismo internazionale, il nostro comparto enogastronomico ha ottenuto 363 milioni di euro dell'ultimo anno. Aspetto ancora più positivo, si tratta di un fattore che spinge anche alla conoscenza non delle mete turistiche tradizionali, ma delle aree interne al Paese.

Export e turismo

Tutto questo serve anche a sottolineare quanto sia importante il legame tra l'export enogastronomico e il turismo. Esiste infatti una correlazione diretta anche abbastanza evidente. Quando i nostri prodotti tipici vengono venduti all'estero, permettono di esportare il made in Italy e rappresentano un biglietto da visita importante per il nostro paese, attirando ogni anno nuovi turisti. 

L'export agroalimentare italiano ha come principali mercati di sbocco la Germania, gli Stati Uniti, la Francia e il Regno Unito, ossia quei paesi dai quali giunge la maggior parte dei turisti mossi da interesse enogastronomico verso l'Italia. Ecco perché i dazi USA voluti da Trump potrebbero rappresentare un danno enorme non solo in via diretta, ma anche in modo indiretto perché colpirebbero il turismo.

martedì 26 marzo 2024

Industria del turismo, si prevede un periodo d'oro tra aprile e inizio maggio

Il periodo di tempo che abbraccia la Pasqua, la festività del 25 aprile e il primo maggio dovrebbe dare una grande spinta all'industria del turismo italiano, che si prevede vivrà un periodo a gonfie vele.

L'analisi che dà ottimismo all'industria del turismo

Secondo le stime effettuate dall'osservatorio Astoi Confindustria viaggi, ovvero l'associazione che raggruppa la categoria dei Tour Operator, dovrebbe esserci una crescita del fatturato pari a circa l'8% rispetto allo scorso anno, grazie alla forte domanda per il periodo Pasquale e per i ponti del 25 aprile e del Primo Maggio.

Le prenotazioni per questi periodi sono infatti andate a gonfie vele e quasi la totalità delle destinazioni coinvolte nell'indagine ha evidenziato un trend positivo.

Turismo generale e organizzato

Un aspetto interessante è la crescita maggiore che ha avuto il turismo organizzato rispetto a quello generale, segno che l'attività dei tour operator ha riconquistato la fiducia dei consumatori (in termini di affidabilità e garanzia).

La maggior parte dei viaggi è con la formula all-inclusive, che rappresenta la scelta migliore soprattutto per le famiglie e per le destinazioni a medio e lungo raggio, dove il rischio di incappare in problemi logistici e organizzativi è più elevato.

Ci si muove presto

Bisogna sottolineare la tendenza crescente nell'industria del turismo alla pratica dell'advance booking, ossia la prenotazione con largo anticipo. I viaggi durante il periodo Pasquale infatti nel 35% dei casi sono stati prenotati con oltre 90 giorni di anticipo rispetto alla data di partenza. Tutto questo fa ben sperare anche per il periodo estivo, che potrebbe consolidare la forte ripresa dell'industria del turismo.

Le destinazioni preferite e la spesa media

Tra gli italiani aumentano le destinazioni di viaggio verso l'estero: spiccano i paesi scandinavi, l'Irlanda e il Portogallo. Il conflitto in corso ha scoraggiato i viaggi verso il Medio Oriente e zone limitrofe. Resistono alcuni evergreen come Canarie e Capo Verde. Sono in ripresa anche viaggi verso la Cina.
Riguardo alla spesa media, si prevede una forbice tra i 1.150 per i viaggi generalisti e i 3.500 euro a persona per i viaggi fatti su misura. Da segnalare anche il rincaro dei servizi più contenuto rispetto agli anni scorsi, soltanto il 5% per lo più legato alla componente dei voli.

martedì 30 maggio 2023

Turismo, 15 milioni di italiani in viaggio per il 2 giugno

Si avvicina il ponte del 2 giugno (la festa della Repubblica spingerà) e per il turismo sarà un appuntamento importante. Si metteranno infatti in viaggio oltre 15 milioni di italiani, quasi tutti con destinazione all'interno del Paese.

Le mete del turismo del 2 giugno

Le previsioni su questo imminente appuntamento sono state fatte da Federalberghi con il supporto di ACS Marketing Solutions. Dalla loro indagine emerge un quadro analitico e dettagliato del movimento di turismo per il prossimo fine settimana "allungato".

Il 94% degli italiani in viaggio rimarrà nel paese, indirizzandosi prevalentemente verso le località balneari. Sceglierà questa soluzione il 41,8% dei viaggiatori, mentre il 26,2% andrà alle città d'arte. Solo il 12,7% sceglierà la montagna.
Una quota ancora più ridotta approfitterà del punto per recarsi in una località lacuale (4,5%) oppure una località termale e del benessere (2,6%).
Chi invece deciderà di varcare il confine, lo farà principalmente per visitare una grande capitale europea (80,5%), o in misura minore una località marina (7,3%).

Le spese

Per concedersi questi giorni di svago fuori porta, la spesa media si aggirerà sui 450 euro. Sono inclusi nel calcolo viaggio, alloggio, ristorazione e divertimenti. C'è però una forte differenza tra chi sceglierà di rimanere in Italia (425 euro) e chi invece andrà all'estero (917 euro).

Più della metà del budget verrà assorbito dai pasti (29,7%) e dall'alloggio (28%), mentre la parte restante è destinata al viaggio (19,2%) e allo shopping (9%). La permanenza media si attesterà sulle 3,1 notti e ciò determinerà un giro d'affari per il turismo pari a circa 6,88 miliardi di euro.
Il fatto che la maggior parte dei vacanzieri rimarrà all'interno del Paese, fa sì che il 75% del totale utilizzerà la propria macchina per recarsi presso il luogo della vacanza.

Chi resta a casa

E' interessante notare che gli individui intervistati che hanno deciso di non andare in vacanza, in larga parte (45,3%) lo farà a causa di motivi economici. Il 18,4% per motivi familiari e un altro 10,6% per motivi di salute.

Forse può interessare: caro-ombrelloni per l'estate 2023, prezzi in rialzo fino al 20%.

martedì 23 agosto 2022

Imprese turistiche a rischio chiusura per il caro energia

Il rincaro dei prezzi dell'energia sta mettendo in ginocchio migliaia di imprese. Alcuni settori rischiano davvero il collasso, se non si riuscirà a mettere freno alla folle corsa dei prezzi energetici. Ad esempio, quelle del settore turistico

La situazione allarmante per le imprese

Come evidenzia Confindustria, tantissime imprese che operano nel settore dell’ospitalità rischiano di dover chiudere se nei prossimi mesi non ci saranno interventi concreti per abbattere i costi delle bollette. Questi ultimi infatti, si prevedono ulteriormente in crescita.

Una situazione che fa rabbia, se si pensa che le previsioni per l'afflusso di turisti sono più che buone, dopo i drammi del periodo pandemico.

Le previsioni di prezzo

Eppure nessuno riesce a sorridere, in questo settore così importante per l'economia italiana. Infatti secondo le previsioni autunnali, il Pun (ossia il Prezzo unico nazionale) che è il prezzo di riferimento all’ingrosso dell'energia elettrica, dovrebbe schizzare del 40%.
Se dovesse davvero essere così, tutto ciò si tramuterebbe in un aumento spaventoso delle bollette, che già adesso hanno subito dei rincari enormi.

Alcuni casi eclatanti

Basti pensare che molte imprese del turismo in Sicilia hanno visto gonfiare i costi energetici da 40mila euro nel luglio 2021 a 144mila euro nello stesso mese di quest’anno. Percorrendo al contrario lo "stivale", si arriva in Veneto dove un villaggio turistico è passato da 350mila euro di bollette a 1,3 milioni di euro su base annua, tanto da decidere di chiudere in anticipo la stagione rimborsando i clienti che avevano già prenotato.

Tenuto conto del trend in corso diverse imprese rischiano di non aprire proprio per la stagione invernale, perché i costi per innevamento e gli impianti a fune con questi prezzi non potranno garantire il servizio pena il fallimento dell’impresa.

La richiesta di aiuto

Per questo motivo il tema dei costi dell'energia è in cima all'agenda politica di tutti i partiti, che sono impegnati nella campagna elettorale in vista della tornata di fine settembre.

venerdì 24 giugno 2022

Economia: il turismo italiano tira, ma manca il personale

Uno dei punti fermi della nostra economia è il turismo. Dopo i disastri provocati dalla pandemia, finalmente si preannuncia un'estate boom, con prenotazioni a pioggia.
Tuttavia, c'è il pericolo che il possibile boom si trasformi in un flop, dal momento che le aziende del settore lamentano la mancanza di personale. Sono così a rischio ben 6,5 miliardi di entrate.

I numeri dell'economia del turismo

Secondo le previsioni del settore, nel periodo che va da giugno ad agosto, in Italia è previsto l'afflusso di quasi 45 milioni di turisti. Ci saranno quasi 190 milioni di pernottamenti. Si tratta di una cifra superiore di ben 23 milioni rispetto a quelli del 2021. 

In termini percentuali, le stime indicano una crescita del +16,6% degli arrivi e del +14,3% dei pernottamenti.
La crescita riguarda in particolar modo i turisti stranieri, con presenze in aumento del 25,7% rispetto al 2021, per un totale di circa 72,2 milioni.

Malgrado si tratti di numeri estremamente positivi, non siamo ancora capaci di raggiungere i livelli che c'erano prima dello scoppio della crisi pandemica.
A livello di presenze siamo sotto ancora del 12,2%. I numeri sono ancora più lontani rispetto a quelli del 2019, secondo una indagine di Assoturismo Confesercenti, realizzata dal Centro Studi Turistici di Firenze.

Il problema di mancanza di personale

Se i numeri sono incoraggianti, c'è però un problema che rischia di minacciarli. Manca il personale. Una grossa fetta dell'offerta di lavoro che non viene soddisfatta, perché i compensi se sono bassi scontano la concorrenza del reddito di cittadinanza. Inoltre molti lavoratori del comparto, durante la pandemia si sono spostati su altre occupazioni e nella maggior parte dei casi non sono tornati indietro.
E' un problema strutturale che rischia di obbligare le strutture a rinunciare a una parte dei servizi forniti ai clienti. Se non verrà risolta la situazione, verranno messi a rischio 6,5 miliardi di euro di spesa turistica nel nostro Paese.

Altri nodi da sciogliere

A questo problema se ne aggiungono anche altri. Anzitutto la cancellazione dei voli da parte delle compagnie aeree low cost, e poi ci sono gli aumenti di costi fissi e delle bollette, provocate dai fortissimi rincari dei prezzi energetici.

lunedì 7 marzo 2022

Economia, il turismo italiano subirà un contraccolpo pesante dalla guerra

Il turismo - settore chiave dell'economia italiana - rischia di vivere un'ulteriore fase di grave crisi, dopo quella innescata dalla pandemia.
Il conflitto in corso in Ucraina, infatti, comporterà la perdita di altre decine di milioni di euro.

Il danno della guerra ad uno dei settori chiave dell'economia

All'appello infatti mancheranno i visitatori russi, che sono tra i maggiori "spendaccioni" quando vanno in vacanza. Tra loro infatti ci sono molti dei top spender, quelli che non badano a spese durante i propri soggiorni nel Belpaese.

Secondo Assoturismo, la federazione delle imprese che operano nell'economia turistica, con la guerra in Ucraina vanno in fumo circa 175mila pernottamenti di turisti russi. Tradotto in termini economici, si parla di circa 20 milioni fatturato in meno.

Turisti spendaccioni

Per capacità di spesa, non c'è dubbio che il mercato russo rappresenta quello a 5 stelle per l'Italia. I russi sono quelli che spendono di più nel tax free shopping e nelle nostre boutique di abbigliamento. Un'indagine rivela che hanno una capacità di spesa giornaliera che sfiora i 200 euro, di molto superiore a quella degli altri turisti stranieri che vengono in Italia.

Il feeling turistico Italia-Russia

Anche per numero di visitatori, i russi si distinguono. Si pensi che del 2019, le visite in arrivo dalla Russia sono state circa 1,7 milioni. Numeri importanti per l'economia turistica.
Il feeling tra i turisti russi e l'Italia è un sentimento che si è consolidato negli ultimi 30 anni. Dalla metà degli anni Ottanta infatti è cominciato un boom, che ha portato a quadruplicare le presenze dei russi in Italia in pochi anni. Al punto che le loro presenze si sono avvicinate a quelle dei cinesi, popolo di girovaghi per eccellenza.

L'appeal dell'Italia è così forte, che nel 1995 l'Ente Nazionale per il Turismo ha aperto direttamente a Mosca un suo ufficio, per agevolare ulteriormente il flusso di turisti russi verso l'Italia. Adesso questo flusso di presenze turistiche e questo fiume di denaro rischia di essere seriamente messo in crisi dal conflitto in corso in Ucraina, con inevitabili ricadute sul settore del turismo italiano.

lunedì 10 maggio 2021

Commercio online, fatturato in calo per colpa del turismo. Ma per il resto è boom

Il 2020 è l'anno in cui il commercio su internet ha vissuto un'accelerazione formidabile. E' chiaro che a incidere è stata la pandemia, che ha portato alla diffusione dell’online tra la popolazione. A dicembre 2020 internet ha raggiunto il 74,7% di utenza: 3,2 milioni di nuovi utenti, in crescita del 4,7% rispetto all’anno precedente.
Per le aziende questo significa una crescita del potenziale bacino per le vendite online.

I numeri del commercio online

Non stupisce quindi che ci sia stato un incremento del 50% di aziende che si dedicano al commercio online. Oltre 2 milioni di persone hanno acquistato online per la prima volta lo scorso anno. Tutte queste persone non torneranno più indietro.
Anche se il commercio online già navigava con il vento in poppa prima della pandemia, senza dubbio la crisi sanitaria e i lockdown hanno dato una spinta ulteriore a questa crescita.
Eppure non tutti i segmenti ne hanno beneficiato, e questo ha portato ad alcuni risultati sorprendenti.

Fatturato in lieve calo, ecco perché

A fare una fotografia del settore ci ha pensato il report E-commerce Italia 2021, presentato durante un evento in streaming al quale hanno partecipato oltre 1.500 persone tra imprenditori, manager e professionisti. Questo report si basa sull'analisi del commercio online del 2020, che in Italia ha raggiunto un fatturato di 48 miliardi di euro.
Si potrebbe pensare ad un aumento rispetto al 2019, vista la pandemia. E invece il fatturato è sceso del 1% rispetto al 2019.

Tracollo del turismo

Ma perché questo dato così diverso dalle aspettative? La spiegazione si racchiude in due parole: turismo, spettacolo.
In questi due segmenti di mercato, che erano trainanti dell'e-commerce prima della pandemia, il fatturato ha avuto un calo nel primo caso del 58%, nel secondo del 9% (forse può interessare: crisi tursimo da Covid, serviranno ani per riprendersi).
Il calo di questi settori ha finito per bilanciare gli aumenti registrati nel settore Tempo Libero, che rappresenta il 48% del fatturato. Sono cresciuti tantissimo il gioco online, l’hobbistica, lo sport e i Centri Commerciali (+36%). Ma anche Assicurazioni (+6%), Alimentare (+63%), Elettronica (+12%), Moda (+12%).

lunedì 10 agosto 2020

Turismo, estate flop: stranieri in calo del 75%, gli italiani scelgono il low cost

Sarà un agosto complicato per il settore del turismo. Lo evidenzia una indagine dell'Osservatorio Confturismo-Confcommercio e di Swg, che evidenzia come il principale problema è il durissimo calo di presenze degli stranieri. Ma anche per quelli italiani la situazione rimane incerta. Se è vero che rispetto tra giugno e luglio la propensione degli italiani ad andare in vacanza è salita del 3%, è altrettanto vero che per molti permane incertezza per timore della situazione sanitaria (alla fine di luglio erano il 35%). Nonostante il 'bonus vacanze'.

Estate amara per il turismo

turismo
A causa delle ripercussioni da pandemia, dovrebbe esserci un calo di afflussi dall'estero di ben 25 milioni di turisti, si tratta addirittura di una riduzione percentuale del 75%. La maggior parte di presenze in meno riguarda i cittadini europei, a causa delle restrizioni ai viaggi e agli spostamenti. Ma si sentiranno gli effetti pesanti anche del minore afflusso di visitatori americani e asiatici, che sono quelli possono contare su un più ampio budget di spesa. Insomma per il settore del turismo non sarà una estate semplice.

Il comportamento degli italiani

Sotto il profilo della spesa media, i turisti italiani spenderanno un importo di circa 680 euro a persona. Le vacanze più gettonate sono quelle rilassanti e in famiglia, scelte dal 49% degli intervistati. Per ogni famiglia il costo medio della vacanza sarà sui 1.022 euro. Nella stragrande maggioranza dei casi la destinazione scelta è sul territorio Nazionale, ma una piccola parte (il 20% dei nostri connazionali) non ha ancora prenotato, sia per questioni di carattere economico che per indisponibilità di ferie. Molti di quelli che partiranno entro settembre sembrano intenzionati a decidere come sistemarsi soltanto quando arrivati a destinazione.

Ma ripetiamo, la crisi si fa ancora sentire sui lavoratori.

Motivazioni principali della vacanza

Rispetto allo scorso anno, è crollata la quota dei turisti che in vacanza andranno per motivi culturali, solo 33%. Sicuramente incide il fatto di voler evitare luoghi più affollati come musei e siti turistici. Il crollo maggiore però riguarda il numero di visitatori che dicono di volersi dedicare come prima cosa allo shopping: passano dal 21 al 5%. Cresce invece la quota di chi in vacanza vorrà stare a contatto con le persone care (32%) o immergersi nella natura (32%). Anche questo è un effetto indotto dal lungo lockdown provocato dal Covid.

martedì 9 aprile 2019

Spesa per i ponti di Primavera: ecco quanto costerà agli italiani mettersi in viaggio

Gli italiani sono pronti a mettersi in viaggio per i prossimi "ponti" di primavera, ovvero Pasqua, 25 aprile e 1 maggio. E si prevede che sosterranno una spesa media di 419 euro.

La spesa di chi si metterà in viaggio

A rivelarlo è una indagine condotta dall'Osservatorio mensile Findomestic, realizzata in collaborazione con Doxa. Si prevede che complessivamente si metterà in viaggio un italiano su tre in occasione delle festività Pasquali (il 18,4% si metterà in viaggio), del 25 aprile (si muoverà il 14,9%) e in occasione della Festa dei lavoratori (9,2%). Questa quota potrebbe anche aumentare, visto che gli indecisi sono il 36,9% e di sicuro qualcuno opterà per qualcosa di iù di una semplice gita fuori porta (che comporterebbe una spesa minore). Chi si è detto certo di rimanere a casa è il 28,7% degli interpellati, prevalentemente a causa di impegni di lavoro o per ragioni economiche.

A livello di spesa media, come detto la quota pro capite dovrebbe aggirarsi sui 419 euro. In una piccola fetta di campione (8,5%) potrebbe giungere ben oltre i 1.000 euro, mentre in molti casi (26,6%) non arriverà neppure a 200 euro a persona. Nel primo caso rientreranno molti di quelli che si prenderanno ben 2 settimane intere di ferie (8,2%) oppure una settimana intera di villeggiatura (23%), ma anche una piccola quota di quelli che decideranno di trascorrere fuori casa tre notti (38,2%). La maggioranza però si limiterà a soli due pernotti fuori casa (26,2%). Va sottolineato che oltre la metà di quelli che partiranno (53%) risiede nel Nord Italia.

L'analisi delle scelte di viaggio

Riguardo alle mete preferite, quasi tutti (78,6%) rimarranno in Italia. Soltanto il 3,4% si dirigerà in un Paese extra-UE. La meta più gettonata risulta essere Matera (capitale europea della cultura), mentre come preferenza generica la metà di coloro che si metterà in viaggio privilegerà una località di mare oppure una città d’arte. Solo il 10% sceglierà la montagna. E la compagnia? Ci si metterà in viaggio soprattutto con la famiglia (42,9%) oppure con il proprio partner (36,6%).

Sulle scelte di viaggio - evidenzia l'analisi Findomestic - la maggioranza degli intervistati ha detto che la spesa da sostenere è stata un fattore importante di scelta, in particolare sono stati attirati da sconti (33,8%), coupon (18,6%), riduzioni per bambini (14,6%) o sfrutterà offerte last minute (29,1%).

martedì 3 luglio 2018

Vacanze estive, pochi soldi: 8 milioni di italiani devono rinunciarci

La crisi economica continua a farsi sentire sulle scelte degli italiani. Circa 8 milioni di loro infatti dovranno rinunciare alle vacanze estive, proprio a causa delle difficoltà economiche. Lo rivela un'indagine a campione dell'istituto di ricerca mUp Research.

Le vacanze estive degli italiani

Secondo questa analisi, circa il 64% di coloro che non partirà (circa 5,3 milioni di italiani) resterà a casa proprio per le precarie condizioni economiche. Quelli che non possono permettersi le vacanze estive sono soprattutto i nuclei familiari di 3 o 4 componenti, ma anche i giovani in età compresa tra 25 e 34 anni.

Tra quelli che invece potranno partire per una meta estiva - circa 35,5 milioni - il 73% ha deciso di rimanere in Italia. Soltanto il 18% ha deciso già che varcherà i confini nazionali. Il resto non ha ancora programmato se rimarrà in Italia oppure andrà fuori dal paese. A livelo di spesa, in media verranno spesi circa 1580 euro. Tuttavia il quadro è molto spaccato, visto che la metà non arriverà a superare i mille euro, mentre l'altra metà oltrepasserà i 2000 euro.

Un'altra indagine legata al turismo evidenzia invece una forte crescita delle entrate turistiche, specie grazie ai visitatori provenienti dal Medio Oriente e dal Far East. Grazie all'anlisi delle valute che hanno visto aumentare di più gli scambi (effettuati dai cambiavalute in Italia), si è evidenziato un forte aumetno di transazioni per Dinaro kuwaitiano (+55%), Shekel israeliano (+30%), Yen (+16%), Rublo (+14%) e Lira turca (+13,6%). Il sadlo negativo spetta invece alla sterlina.A causa della Brexit la valuta di Sua Maestà che si è molto svalutata vede crollare le transazioni del 13,5%.