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lunedì 20 ottobre 2025

Imprese, in Germania le insolvenze corrono a ritmo record. La locomotiva d'Europa deraglia

La locomotiva tedesca sta deragliando. E non da oggi, ma da un bel po' di tempo. Solo che adesso il numero delle imprese in crisi è diventato così alto da non potersi più illudere che sia solo un periodo passeggero.

I numeri shock sulle imprese

Le crepe dell'economia tedesca, che un tempo era il vero motore dell'Europa, si stanno mostrando con sempre maggiore evidenza. Lo raccontano i dati dell'Ufficio Federale di Statistica tedesco (Destatis, ossia l'ISTAT tedesco): le imprese in stato di insolvenza a settembre sono cresciute del 10,4% rispetto a settembre del 2024

Anche se è un dato ancora da confermare, pur volendo sperare che il report definitivo sarà più basso, comunque è un campanello d’allarme che non si può più ignorare.

Anche perché - lo dice proprio Destatis -  i numeri si riferiscono alle imprese che formalmente hanno avviato una procedura concorsuale. Non vengono incluse nel calcolo quelle imprese che hanno cessato o stanno cessando la loro attività “silenziosamente”.

Un buco da 3,7 miliardi

Ci sono altri numeri che rendono bene l'idea della situazione. Sono quelli di luglio, che sono definitivi. Le imprese in stato di insolvenza risultavano 2917, il 13,4% in più rispetto a luglio dell'anno prima.
E' imponente soprattutto l'ammontare dei crediti che venivano vantati verso quelle aziende, circa 3,7 miliardi di euro (rispetto ai 3,2 miliardi del luglio 2024). Si tratta di un buco finanziario enorme, che sta rendendo il sistema economico tedesco molto incline alla sfiducia reciproca. In sostanza la certezza di incasso del credito sta venendo a mancare.

I settori più esposti alla crisi

Tra le imprese più colpite spiccano quelle del settore "Trasporti e Stoccaggio", dove su 1000 imprese in media 12,7 sono in insolvenza. Essendo la Germania un paese molto orientato all'export, trasporti e logistica giocano un ruolo fondamentale. Seguono il settore alberghiero e altri servizi (9,9), che sono molto colpite dal rallentamento generale dei consumi.

Come detto, non è tanto il numero di insolvenze che deve preoccupare, ma il fatto che la crescita stia avvenendo in modo costante. Si tratta di un segnale recessivo molto forte, che deve allertare anche l'Italia, visto che abbiamo un legame economico strettissimo con la Germania, il nostro primo partner commerciale

mercoledì 16 ottobre 2024

Obbligazioni green, in Europa è record nei primi 9 mesi del 2024

Continuano a crescere in Europa le emissioni di obbligazioni green degli Stati. Secondo l'ultimo report, nei primi nove mesi del 2024 il volume totale ha raggiunto i 53 miliardi di euro, superando di circa il 20% il risultato dello scorso anno.

I numeri europei su questo tipo di obbligazioni

Questa tendenza in aumento va avanti da un bel po' di tempo, e si stima che alla fine di quest'anno le obbligazioni sovrane green avranno raggiunto un volume di emissioni di circa 80 miliardi di euro, malgrado nell'ultimo anno ci sia stato un leggero calo del greenium (il premio delle obbligazioni verdi rispetto a quelle tradizionali).

La maggior parte di esse ha una scadenza a lungo termine (ossia oltre 10 anni), che resta il segmento preferito visto che quasi il 70% di tutti i green bond emessi hanno questa caratteristica.

Germania in testa

Il Paese che più di tutti spinge con forza sulle obbligazioni sovrane ESG è la Germania, che resta saldamente il Paese con le emissioni di titoli maggiori. Nei primi nove mesi di quest'anno il volume delle obbligazioni verdi in circolazione è cresciuto di 17,5 miliardi di euro, arrivando ad un totale che supera i 73 miliardi di euro.
Al secondo posto - a breve distanza - si colloca la Francia.

L'europa e il resto del mondo

Il vecchio continente rimane la regione geografica nettamente più importante per il mercato globale delle obbligazioni sovrane ESG, anche se si registra una forte avanzata dei paesi dell'Asia/Pacifico, che sta facendo un bel po' di concorrenza all'Europa. In special modo va evidenziato il forte trend che c'è in Giappone, tanto che lo yen giapponese è diventato una valuta importante per le emissioni sovrane ESG.

A livello globale l'emissione di obbligazioni sovrane ESG è cresciuta nell'ultimo anno per circa 92 miliardi di dollari, ossia 17 miliardi di emissioni in più rispetto al 2023. La quota di obbligazioni verdi è attualmente al 73%. Nell’insieme, si prevede un aumento piuttosto incisivo pari a 101 miliardi di dollari, rispetto al 2023.

lunedì 23 ottobre 2023

Mercato delle auto elettriche si allarga il divario tra Germania e Italia

La transizione verso i veicoli elettrici è avviata da tempo ed il mercato dell'auto sta facendo passi da gigante in tal senso. Tuttavia non tutti i paesi europei si stanno muovendo alla stessa velocità e l'Italia lo fa a passo di lumaca.

La situazione sul mercato dell'auto

La prima realtà automobilistica a immettere sul mercato dell'auto un veicolo completamente elettrico è stata la tedesca Mercedes ben 15 anni fa, quando la sua controllata Smart introdusse una macchina 100% elettrica. 

A quell'epoca il più grande ostacolo delle case produttrici era il costo di produzione delle batterie, ma con gli anni la situazione è migliorata enormemente grazie al progresso tecnologico. Anche i sussidi statali in quella prima fase (e pure dopo) sono stati molto importanti.

Che il punto di partenza sia stata la Germania non è un caso, dal momento che la locomotiva economica d'Europa già da tempo ha avviato con decisione la sua svolta verso le auto elettriche.

La Germania corre più di tutti

In qualche modo c'entra anche un episodio poco edificante, ossia lo scandalo diesel-gate che coinvolse il gruppo Volkswagen diversi anni fa. Da allora in poi il mercato dell'auto tedesco ha sprintato verso l'elettrico tanto che Mercedes, BMW e Volkswagen saranno 100% elettrici tra il 2025 e il 2033, prima della scadenza europea del 2035.

Oggi in Germania il 15% dei veicoli in circolazione è Full Electric. Parliamo di circa un milione di veicoli. Il governo tedesco finanzia con un incentivo di 4.500 euro le nuove auto elettriche 100% e 3000 euro sulle usate, inoltre l’infrastruttura è pronta per un parco auto di 7 milioni di elettriche.

Il confronto con l'Europa e l'Italia

Se la media europea di veicoli elettrici è di circa il 10% del totale, in Italia siamo al di sotto di quella soglia. Molto al di sotto, visto che arriviamo appena al 4%. Qui da noi l'industria dell'auto ha vissuto malissimo lo stop ai motori termici previsto dall'Europa per il 2035. Il Governo Italiano si è battuto per evitare questa imposizione, e continua ad essere contrario alla decisione Europea (e non siamo i soli).

giovedì 2 marzo 2023

Vendite di auto a combustibile, rischia di saltare lo stop nel 2035

Pensavamo che con il via libera della Commissione Europea, il divieto di vendite di auto combustibile sarebbe inevitabilmente scattato a partire dal 2035. Invece un colpo di scena ha cambiato le carte in tavola, tanto che adesso l'accordo sullo stop rischia di saltare.

La querelle sulle vendite di auto

automobiliIl voto degli ambasciatori UE avrebbe dovuto essere solamente un passaggio formale per il definitivo stop alla vendita di auto combustibile (diesel e benzina) a partire dal 2035. Nonostante la contrarietà espressa sempre dall'Italia (ma anche dalla Polonia), tutto sembrava apparecchiato per arrivare alla definizione del divieto.

È accaduto invece che assieme al nostro Governo, hanno cominciato ad emergere perplessità anche da parte della Germania, mentre la Bulgaria si sarebbe astenuta dal prendere una posizione. Il rischio che si arrivasse una bocciatura del provvedimento ha cominciato ad aumentare, spingendo la presidenza svedese dell’UE a rinviare il voto a venerdì prossimo. Ma c'era da aspettarselo, visto che le vendite di auto in Europa mostrano livelli distanti dall'era pre-pandemia, e il divieto alle auto a combustione potrebbe agrgavare la situazione.

Il rinvio del voto

Per far passare il provvedimento è necessario il 55% degli Stati favorevoli, ossia 15 su 27. Inoltre tali Stati devono rappresentare il 65% della popolazione europea. Facendo un calcolo, tenuto conto della contrarietà dell'Italia, della Polonia e dell'astensione di Germania e Bulgaria, soltanto il primo requisito verrebbe rispettato. L'accordo verrebbe quindi bocciato.

Le prossime ore serviranno quindi a tentare di convincere soprattutto la Germania ad appoggiare la regola che vorrebbe vietare la vendita di auto a combustibile dal 2035. Del resto proprio la posizione tedesca ha un po' sparigliato le carte. Il ministro tedesco dei trasporti, Volker Wissing ha detto un video su Twitter: "la Commissione europea preferirebbe consentire solo veicoli alimentati a batteria. Noi la vediamo in modo diverso", annunciando il suo intervento per consentire ai veicoli con motori a combustione di poter essere immatricolati anche oltre il 2035.

I timori

Il principale timore di questa svolta epocale si lega alle sue conseguenze sul piano industriale. L'elettrificazione dei veicoli infatti richiede dei cambiamenti significativi dell'intero settore automobilistico, che già affronta una grossa crisi, tanto che già da tempo l'agenzia Moody's ha tagliato a tappeto tutti i rating del mercato automobilistico. Ecco perché i produttori chiedono tempo per pianificare i cambiaenti, che vanno anche guidati con molta attenzione, onde evitare delle conseguenze economiche e industriali e sociali indesiderate.

martedì 27 ottobre 2020

Denaro, l'insospettabile Germania si rivela paradiso del riciclaggio: 100 miliardi di euro all'anno

Una delle piaghe del mondo economico è senza dubbio il riciclaggio di denaro. Anche se molti pensano che i Paesi più a rischio siano quelli meno sviluppati, o comunque non le grandi economie, si sbagliano. Infatti tra i veri e propri paradisi del riciclaggio c'è Germania.

La Germania e un rapporto difficile col denaro

Già, proprio la locomotiva d'Europa è uno dei Paesi più vulnerabili alla pratica di "pulizia" di denaro sporco, proveniente da attività illecite. Questa vulnerabilità discende da alcune lacune legislative, ma anche da una negligente applicazione delle normative esistenti. Inoltre la Germania non ha mai fatto funzionare la Financial Intelligence Unit (Unità di Intelligence Finanziaria).

Svantaggio strutturale

A rendere tutto più difficile è poi l’ordinamento federale del Paese. Infatti la frammentazione rende più difficile la lotta al crimine e al lavaggio di denaro. Infatti il Bundeskriminalamt (BKA), l’ufficio federale della polizia criminale, viene coinvolto solo raramente. Il più delle volte questa attività viene svolta soltanto dalle autorità regionali.

Dati scioccanti

Questa situazione viene riassunta bene dall’indice di segretezza finanziaria (Financial Secrecy Index), realizzato dalla ONG Tax Justice Network (TJN). Questo indice pone la Germania al settimo posto al mondo per opacità in campo finanziario, dopo le Isole Cayman ma prima di Panama, Isole Vergini Britanniche e Isole del Canale. In sostanza, i tedeschi non brillano affatto per trasparenza.

Secondo uno studio dell’università di Halle-Wittenberg, in Germania la "pulizia" del denaro sporco arriverebbe a circa 100 miliardi di euro l'anno. Un dato che si avvicina molto a quello italiano: 118 miliardi di euro secondo le stime di Bankitalia. In fondo, a tanti fa comodo che il riciclaggio di denaro, visto che poi quel denaro viene in gran parte reinvestito in attività legali che pagano tasse, come succede nel settore immobiliare.

mercoledì 5 febbraio 2020

Economia tedesca in frenata? Ma intanto ha il surplus migliore al mondo

Nonostante la locomotiva dell'economia tedesca abbia rallentato il passo, sfiorando anche la recessione tecnica, la Germania ancora una volta può vantare il più grande surplus mondiale in termini nominali. Si tratta del quarto anno consecutivo.

Economia tedesca e guerra dei dazi

A evidenziare questi risultati è uno studio di Reuters, sulla base calcoli dell’istituto di statistiche tedesco Ifo. Sorprende davvero visto l'ultimo anno vissuto dall'economia tedesca. Infatti nel secondo trimestre del 2019 ha sperimentato la recessione, sfiorandola poi anche nel terzo (il che avrebbe significato recessione tecnica). Ma sorprende ancora di più il fatto che questo surplus sia giunto in un altro anno difficili a livello di relazioni internazionali, dominato dalla tensione commerciale USA-Cina. Va ricordato in proposito gli effetti dannosi della guerra dei dazi ai titoli dell’auto tedesca, fortemente esposti in Cina.

La classifica del surplus

Eppure, malgrado queste difficoltà, l'economia tedesca ha generato ancora una volta un surplus commerciale notevole. In termini nominali il saldo positivo delle partite correnti è stato pari a 293 miliardi di dollari (circa 262 miliardi di euro). La Germania ha così preceduto il Giappone (+194 miliardi) e la stessa Cina (+183 miliardi). La spinta è arrivata soprattutto dalle maggiori esportazioni verso gli Stati Uniti, propiziate dal deprezzamento dell'euro, e il brusco aumento nella seconda metà dell’anno delle esportazioni verso il Regno Unito

Le normative europee

Occorre ricordare che l’Unione europea nel 2011 ha introdotto la Macroeconomic imbalance procedure (Mip), ovvero un ventaglio di 28 indicatori economico ai quali i singoli Paesi dovrebbero attenersi. Questo ha il duplice scopo di far quadrare meglio i propri conti, e al tempo stesso rispettare gli altri Paesi che appartengono alla stessa area economica.
Uno di questi indicatori è proprio il saldo delle partite correnti (current account balance), che in base alla Mip non dovrebbe superare il 6% del Pil nella media a tre anni (se negativo, non deve superare il deficit del 4% nella media a tre anni). Ebbene, l'economia tedesca ha il rapporto tra surplus commerciale e Pil oltre il 6%. Dal 2011 non è mai sceso sotto questa soglia, superata tra il 2015 e il 2017 (sopra l’8%) e nel 2019 (7,6%).

lunedì 25 marzo 2019

Euro in ripresa grazie ai dati IFO della Germania

Dopo le difficoltà vissute negli ultimi giorni della scorsa settimana, l'euro riparte di slancio all'inizio di questa. Sono i confortanti dati macro in arrivo dalla Germania a rincuorare gli investitori.

Dati IFO Germania ed euro

L'indice tedesco Ifo infatti, che misura la fiducia degli imprenditori tedeschi, è andato meglio delle previsioni dando la spinta all'euro. Il dato di marzo si è attestato a 99,6 punti rispetto ai 98,7 punti della passata lettura (dato rivisto da 98,5 punti). Il mercato si attendeva un dato pari a 98,5 punti. Questa notizia ha dissipato un po' di nubi che si erano addensate riguardo allo scenario economico europeo, che avevano addirittura riportato alla ribalta l'ipotesi recessione.

Gli investitori sono tornati così a puntare sul rischio, e questo ha consentito di allontanare lo yen da un massimo di sei settimane contro il dollaro (chi ha seguito la Forex Parabolic SAR strategia ha visto l'indicatore sempre sotto il livello dei prezzi). La valuta nipponica era stata spinta dai timori di un rallentamento economico globale, soprattutto a seguito della inversione delle curve dei rendimenti dei T-bond americani (la decennale è scivolata al di sotto di quella a tre mesi). La reazione a questi timori era stata una frenata dei mercati azionari e una corsa verso yen, oro, titoli di Stato statunitensi e tedeschi e altri investimenti a basso rischio.

La spinta dell'euro è solida?

Bisogna adesso vedere se questo rimbalzo dell'euro potrà continuare in questo clima di tensione (suggeriamo l'utilizzo di strategie grafico Heikin Ashi). Per quanto riguarda la giornata odierna, la BCE ha comunicato i cambi di riferimento per la giornata del 25 marzo 2019. Il cambio euro/dollaro è stato fissato a 1,1325; euro/yen a 124,65; euro/sterlina a 0,85638 ed euro/franco svizzero a 1,1237. Probabilmente soltanto il perentorio ritorno della coppia euro-dollaro sopra area 1,14 potrebbe inviare segnali di ripresa convincenti. La situazione volgerebbe rapidamente al bello oltre questo limite per target in area 1,15 circa.

mercoledì 16 gennaio 2019

Recessione evitata, ma la Germania resta comunque in bilico

Per adesso l'incubo recessione è stato scongiurato. La Germania è riuscita per un pelo ad evitare l'onta di essere primo paese della Eurozona a scivolare nel territorio in cui il Pil è negativo. Ma il rischio che tutto sia solo rinviato è forte.

La Germania e la recessione

Stando ai dati preliminari dell’Ufficio federale di statistica Destatis, nel quarto trimestre la Germania ha registrato una lieve crescita, dopo il PIL negativo nel terzo. Tanto basta ad evitare la recessione tecnica temuta alla luce del crollo della produzione industriale registrato a novembre. Ricordiamo che si parla di recessione tecnica se due trimestri di fila evidenziano un PIL negativo, e tra agosto e ottobre il bilancio dice -0,2%. Le cifre ufficiali ancora non ci sono, perché verranno rese note soltanto a febbraio.

Tuttavia Berlino ammette che nel 2018 l’economia ha avuto il più basso tasso di crescita degli ultimi cinque anni. Nel 2017 c'era stata una crescita del 2,2%, si stimava per il 2018 una crescita dell’1,8%, e invece è cresciuta solo dell’1,5%.

I pericoli per Berlino

Al di là dei numeri e del concetto di recessione, il problema di Berlino rimane comunque serio. La Germania ha una crescita asfittica, e bisogna capire se questo indebolimento (che si è manifestato nella seconda parte del 2018) sia dovuto solo a fattori temporanei oppure no. In special modo, tenuto conto che l'economia tedesca è fortemente orientata alle esportazioni (+3,5% nel 2018), si deve riflettere sul peso che sta avendo il rallentamento dell'economia globale, cosa che peraltro rischia di diventare ancora peggiore quest'anno. Ci sono infatti 3 grossi pericoli: uno, se Trump imporrà tariffe punitive sul settore europeo dell'automotive; due, se l'economia cinese continuerà a peggiorare; tre, se ci sarà Brexit senza accordo, visto che la Gran Bretagna è partner principale in Europa.

giovedì 5 luglio 2018

Euro in ascesa dopo i dati della Germania. Sfiorati i massimi di 3 settimane sul dollaro

I dati sugli ordini industriali della Germania hanno messo le ali all'euro, che si è avvicinato ai massimi di tre settimane contro il dollaro. La valuta unica inizialmente era giunta a guadagnare circa mezzo punto percentuale, anche se in seguito i guadagni sono stati limati. L'attesa infatti è per il rilascio delle minute della Fed in serata.

L'industria tedesca spinge l'euro

Partiamo dai dati. Gli ordini industriali tedeschi sono saliti a maggio in modo più sostenuto delle previsioni. Dopo 4 cali mensili consecutivi, la ripresa della domanda da parte dei clienti domestici e del resto della zona euro ha spinto il dato finale che ha mostrato un rialzo del 2,6% su base mensile (dal -1,6% della passata rilevazione). Su base annua gli ordini di fabbrica sono saliti del 4,4% dal precedente +0,8% (dato rivisto da -0,1%). Il mercato si attendeva una crescita mensile dell'1,1% e dell'1,7% su base annua.

Inevitabilmente l'euro ne ha tratto subito beneficio. Come detto, la valuta unica si era spinta oltre quota 1.17 avvicinandosi al picco di tre settimane a quota 1,1722 (per una panoramica storica completa, scegliete la vostra migliore piattaforma trading Forex online e accedete ai dati di archivio). Tuttavia, le preoccupazioni commerciali continueranno a dominare i mercati e inoltre c'è molta attesa per la pubblicazione dei verbali dell'ultimo meeting FED di giugno. Gli investitori sono alla ricerca di indizi sul fatto che la Federal Reserve sia ancora sulla buona strada alzare i tassi di interesse due volte di più quest'anno.

Consiglio: prima di tuffarvi sui mercati valutari, studiate bene la vostra piattaforma di trading. Qui ad esempio è spiegato come funziona plus500 web trader

Europa a lavoro sui tassi e dazi

Sul fronte Europeo comunque i media riferiscono che la Banca centrale europea potrebbe alzare i tassi di interesse entro il prossimo settembre o ottobre (2019), ma anche che alcuni membri del Consiglio direttivo ritengono che sarebbe tardi aspettare la fine del 2019 per una mossa simile. Nel frattempo i mercati continuano a metabolizzare il rapporto del Financial Times (FT) secondo cui l'Unione europea (UE) sta considerando dei colloqui multilaterali per raggiungere un accordo tariffario tra gli esportatori di auto di grandi dimensioni al mondo, per impedire una guerra commerciale a tutto campo con gli Stati Uniti.

giovedì 26 gennaio 2017

La Germania vuole "scippare" le banche internazionali a Londra. Vertice a Francoforte

Scatta il mercato... di chi fa il mercato. A inizio settimana prossima partirà l'offensiva della Germania per "scippare" le banche a Londra, sfruttando la loro intenzione di dire addio alla City dopo la Brexit. Una quarantina di banchieri internazionali (in rappresentanza di oltre venti istituti di credito) dovrebbero incontrarsi a Francoforte per ascoltare il pensiero delle autorità tedesche su come sbarcare nella capitale finanziaria della Germania.

La fuga delle banche


Al momento il piano di fuga delle banche non è detto che si tradurrà in una mossa concreta, anche perché fare questo mega-trasloco ha un grosso costo e quindi la decisione va ponderata bene. Ma la Bafin (il supervisore finanziario tedesco) sta giocando d'anticipo per provare a chiarire loro il quadro complessivo.

Del resto è palese che il ministro delle Finanze Wolfgang Schuble si sta muovendo parecchio per la promozione della piazza tedesca come candidata (assieme a Parigi, Dublino, Varsavia) per attrarre eventuali fuggiaschi dalla City.

Secondo l'agenzia Reuters, comunque, all'incontro parteciperanno anche rappresentanti della BCE e della Bundesbank. Non c'è nulla di clandestino o cose fatte sottobanco. Anzi, tutto alla luce del sole. Del resto c'è l'Europa in ballo. Ci saranno anche grandi banche come Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citigroup. Perciò la Bafin vuole chiarire alcuni punti a chi intende giungere a Francoforte: il trasferimento, ad esempio, dovrà significativo se una banca vuole il passaporto tedesco, ovvero servirà un impegno consistente di personale, inclusi top manager.

martedì 27 dicembre 2016

Banche: per MPS doccia fredda dalla Germania e dalla BCE

La Germania punta i piedi e si mette di traverso lungo il percorso per il salvataggio di Monte dei Paschi di Siena, nello stesso giorno in cui anche la Bce gela gli entusiasmi e sostiene che l'istituto più vecchio d'Italia ha bisogno di ben 8,8 miliardi di euro invece dei 5 previsti dal fallito piano di salvataggio di mercato.

Le critiche dalla Germania e le bordate alle nostre banche


Il numero uno della Bundesbank nonché membro del direttivo BCE, Jens Weidmann, nel corso di una intervista alla Bild ha voluto sottolineare alcuni aspetti riguardanti le procedure di salvataggio pubblico di una banca. In special modo, ha sottolineato come le nuove regole europee relative alle crisi bancarie prevedono che i soldi pubblici possono essere usati soltanto se il cuore della banca da salvare è "finanziariamente sano".

Sulla base di questo la Bild ha definito Monte Paschi come una banca "sull'orlo della bancarotta". Secondo quanto riferisce Weidmann, i denari statali sono previsti solo come ultima risorsa, e che non possono essere utilizzati per coprire perdite già previste. La domanda che arriva dalla Germania è quindi se una ricapitalizzazione precauzionale sia realmente appropriata, oppure non sia il caso di alzare bandiera bianca e procedere ad una graduale liquidazione.

Non solo, le voci dalla Germania sostengono che qualsiasi iniezione di denaro pubblico dovrebbe prevedere che il governo prenda il controllo e avvii una profonda ristrutturazione della banca, e anzi suggeriscono che venga profondamente ripulito l'intero sistema bancario italiano, eliminando le banche insolventi.

lunedì 19 settembre 2016

Pil in calo: brutto colpo per la Germania. Ma Weidmann accusa l'Italia

Il prodotto interno lordo (PIL) non è più amico della Germania. Secondo quanto riporta il Bollettino mensile della Bundesbank, infatti l'economia tedesca cresce a ritmo più lento nel terzo trimestre. Questa frenata, che fa seguito all'espansione robusta registrata in primavera, pare sia dovuto alla debolezza del settore manifatturiero e dal deterioramento della fiducia delle imprese.

Bundesbank rassicurante malgrado il PIL

bundesbankNonostante il report debole, secondo la Bundesbank la situazione resta buona. Infatti la valutazione complessiva dell'economia teutonica resta favorevole. Nonostante il rallentamento del terzo trimestre, la situazione tedesca si conferma solida. «I dati in avvio di trimestre sono stati molto deboli» ed è atteso un «rallentamento della crescita nel Q3».

Del resto altri report hanno già evidenziato che l'economia Europea è spaccata e l'Occidente frena mentre l'Est avanza.

Weidmann accusa l'Italia

Intanto dalla Germania risuona l'eco delle dichiarazioni del Presidente della Bundesbank, Jen Weidmann. Il numero uno dell'istituto tedesco punta il dito contro l'Italia, che secondo lui abusa della flessibilità ed è responsabile di non aver tagliato il debito pubblico.

Secondo Wiedmann, il Jobs Act e l'Italicum hanno un approccio corretto, ma il governo italiano deve portare avanti le riforme strutturali che ha già iniziato. Weidmann ha aggiunto che il patto di stabilità e crescita non è rigido, ma ci sono delle eccezioni che non sono contemplate soltanto in caso di oneri imprevisti. Però, secondo lui tale flessibilità è già stata stravolta e abusata.

domenica 4 settembre 2016

UE, l'economia si muove a due velocità. Volano alcuni, arrancano altri

L'Ue si muove ufficialmente a velocità distinte. Per alcuni la ripresa esiste eccome, per altri invece no. E L'Italia appartiene a questo secondo gruppo, come hanno evidenziato i recenti dati pubblicati da ISTAT.

La Germania traina l'economia UE

Cose accade da tempo, è la Germania a fare da locomotiva all'Eurozona, ma non c'è solo lei a spingere. Anche Svezia, Ungheria, Islanda, Polonia, Spagna, Repubblica Ceca e Slovacchia tengono bene il passo. E poi c'è la sorprendente Gran Bretagna, data quasi per morta dopo il divorzio dalla UE e invece in grande ripresa. Quindi la Brexit non spaventa più e i dati inducono all'ottimismo.

La ripresa di alcuni paesi della UE

La cosa che dovrebbe insegnarci molto - visto che l'Italia si trova ancora a crescita zero -  è che questi paesi che corrono, non seguono affatto tutti la stessa politica. Anzi. La Svezia ha puntato molto sulla concentrazione, e spende molto nella ricerca e sviluppo. L'Ungheria invece attrae capitali dall'estero con grosse facilitazioni. Audi e Mercedes fanno proprio qui i loro modelli di punta. L'Islanda, in default nel 2008, ora vola con il turismo. Hanno saputo reagire alla crisi.

Cosa favorisce la Germania

La Germania però è quella che rimane alla guida della locomotiva. Ha beneficiato della politica dei tassi bassi voluta dalla BCE, perché ha consentito un'espansione dei consumi. Capirai, con quel livello di tasso risparmiare non conviene più. E così il punto debole dell'economia tedesca, i consumi interni, hanno cominciato a volare.

E la Spagna? Anche se c'è una crisi politica profonda, il PIL del 2016 potrebbe crescere. A luglio quasi 85mila posti di lavoro in più sono stati creati, e le banche sono state promosse allo stress test della BCE. Due anni fa erano la palla al piede del paese.