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mercoledì 22 ottobre 2025

Fisco brasiliano manda KO Netflix in borsa

Nonostante i numeri operativi siano ancora dalla parte di Netflix, i problemi che il colosso mondiale dello streaming ha avuto con il fisco brasiliano hanno provocato un contraccolpo sugli ultimi numeri trimestrali. E Wall Street ha reagito male.

Cosa succede con il fisco brasiliano

Sul bilancio trimestrale dell'azienda statunitense si è abbattuto un onere da 619 milioni di dollari, derivanti da un tributo straordinario reclamato dal Brasile nel 2022. Questa cifra nasce da una controversia con il fisco brasiliano che da tempo colpisce le multinazionali tech e streaming, ossia alcune delle aziende più famose al mondo, per garantire un equo gettito fiscale a livello nazionale. 

L'amministratore delegato di Netflix, Spencer Neumann, ha sottolineato che nessun altro mercato mondiale ha una tassazione analoga a quella imposta dal Brasile. L'azienda aveva segnalato nei precedenti documenti questo onere, ma non l'aveva incluso nelle sue previsioni sugli utili (da qui l'amara a sorpresa per Wall Street).

I risultati operativi

Al netto della controversia con il fisco brasiliano, l'andamento di Netflix continua ad essere molto positivo. Il colosso dello streaming continua a crescere sia in termini di ascolti che di ricavi. L'azienda dichiara di aver registrato il suo miglior trimestre di sempre in termini di vendite pubblicitarie, e che è sulla buona strada per più che raddoppiare i ricavi pubblicitari quest'anno.

Netflix ha registrato un utile operativo trimestrale di 3,24 miliardi di dollari ed un utile netto di 2,5 miliardi, ossia l'8% in più rispetto allo scorso anno. Bene anche il MFI Money Flow index. Tuttavia l'utile per azione di 5,87 dollari è stato inferiore alle aspettative del mercato ed anche della stessa azienda, che puntava a un dollaro in più circa.

La reazione in borsa

Dopo la lettura dei conti trimestrali, Wall Street ha punito le azioni Netflix con un'ondata di vendite. Sicuramente la questione con il fisco brasiliano ha inciso in gran parte su questa vendita, che ha portato il titolo a perdere circa il 6% inizialmente, per poi chiudere la seduta di martedì in calo del 4,8%.
A giugno scorso il titolo Netflix aveva toccato nuovo massimo storico a €1.341,15 dollari. Negli ultimi mesi però si è leggermente indebolito.

martedì 6 luglio 2021

Entrate tributarie, cresce il gettito (169,6 miliardi) per lo Stato italiano

Crescono le entrate tributarie, che nei primi cinque mesi di quest'anno segnano +13,3% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Anche se bisogna sottolineare la difficoltà di interpretare questi dati, visto che il 2020 è stato caratterizzato dalle turbolenze legate alla pandemia.

La dinamica delle entrate tributarie

Ad ogni modo, nel periodo che va da gennaio a maggio 2021, lo Stato italiano ha ottenuto entrate tributarie erariali pari a 169.667 milioni di euro. In termini assoluti, si tratti di quasi 20mila milioni di euro in più rispetto allo scorso anno.
Oltre all'incidenza della pandemia, che sporca decisamente i dati del 2020, va anche aggiunto che lo scorso anno molti provvedimenti hanno sospeso o prorogato i versamenti di tributi erariali, che in definitiva sono poi andati a gonfiare il gettito relativo ai primi cinque mesi del 2021.

A maggio +37,9%

Durante il mese di maggio, le entrate tributarie sono state quasi 10mila milioni di euro, segnando +37,9% rispetto a un anno fa.
Il contributo maggiore lo hanno dato le imposte indirette, pari a 6.401 milioni di euro (+47,1%), mentre il gettito delle imposte dirette è stato di 3.449 milioni di euro (+27,8%).

Il 2021 delle imposte dirette e indirette

Se consideriamo invece l'intero periodo di cinque mesi di quest'anno, le imposte dirette ammontano a 90.772 milioni di euro, con un incremento di 6.674 milioni di euro (+7,9%).
A farla da padrone è il gettito IRPEF, ossia il reddito delle persone fisiche. Ha fruttato circa 80mila milioni di euro, con una crescita di 5.207 milioni di euro (+7,0%).
Va segnalato il balzo delle ritenute sui redditi dei dipendenti del settore privato (+3.050 milioni di euro, + 9,1%), grazie soprattutto alla proroga disposta dal “Decreto Ristori” a favore dei sostituti d’imposta.
In termini percentuali, si segnala il boom delle ritenute sugli utili distribuiti dalle persone giuridiche (+337 milioni di euro, +57,3%).

Per quanto riguarda le entrate tributarie da imposte indirette, pari a 78.895 milioni di euro (+20,2%), il ruolo principale come sempre spetta all'IVA, che ha generato un gettito maggiore di 10.709 milioni di euro, +26,6%.
Va segnalata infine la crescita delle entrate relative ai “giochi”, che salgono a 4.453 milioni di euro (+615 milioni di euro, +16,0%).

giovedì 7 novembre 2019

Entrate fiscali, lo Stato in nove mesi ha incassato 325 miliardi

Ammontano a circa 325 miliardi, i denari che sono affluiti nelle casse dello Stato come entrate fiscali. Questo è il conto relativo ai primi 9 mesi dell'anno, che segna un incremento rispetto dell'1% all'anno scorso.

L'analisi delle entrate fiscali

I conti sono evidenziati nel Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio-settembre 2019, pubblicato dal Ministero delle Finanze. Nel periodo gennaio-settembre 2019, le entrate tributarie erariali sono state per la precisione pari a 324.825 milioni di euro. Va segnalato il forte picco di settembre, con quasi 7 miliardi in più (+23,6%) rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. La variazione è legata alla proroga al 30 settembre dei termini di versamento di tutte le imposte autoliquidate per i soggetti che svolgono attività economiche per le quali sono stati approvati gli indicatori di affidabilità (ISA).

Circa l'analisi delle entrate fiscali, le imposte dirette sono state pari a 174.457 milioni di euro, con un incremento di 1.372 milioni di euro (+0,8%) rispetto al medesimo periodo del 2018. Dall'IRPEF è arrivato un maggior gettito di 2,3 miliardi (+1,7%), così come le ritenute IRPEF sui lavoratori del settore privato (+2,1 miliardo, pari a +3,5%) e sui dipendenti del settore pubblico (+1,6, pari a +2,9%). Si è ridotto invece di molto il gettito da imposta sostitutiva sui redditi e delle ritenute sugli interessi e altri redditi di capitale (-77 milioni di euro, -1,2%), dell’imposta sostitutiva sui redditi da capitale e sulle plusvalenze (-756 milioni di euro, -77,2%) che rispecchia le performance negative dei mercati nel corso del 2018.

Imposte indirette, entrate da giochi e accertamenti

Riguardo alle imposte indirette invece (gettito complessivo di 150 miliardi), c'è stata una variazione significativa dell’IVA (+2,1 miliardi, +2,4%) e in particolare della componente di prelievo sugli scambi interni che registra un incremento di 2.256 milioni di euro (+2,8%). Diminuisce, invece, il gettito dell’IVA sulle importazioni (-111 milioni di euro, -1,1%). Calo deciso per l'imposta di bollo (-8,4%) e l’imposta di registro -177 milioni di euro (-4,9%).

Infine, nei primi nove mesi dell’anno, le entrate dai giochi sono cresciute del 7,6%, con un introito complessivo di 11.533 milioni. Invece le entrate tributarie erariali frutto di accertamento e controllo hanno fatto registrare un incremento fortissimo e si attestano a 8.637 milioni di euro (+20,6%).

martedì 20 agosto 2019

Affitti brevi, scatta la stretta da parte dell'Agenzia delle Entrate

Gli affitti brevi finiscono nel mirino del Fisco italiano, che mira così a smascherare coloro i quali non dichiarano i proventi derivanti dalla locazione a turisti "mordi e fuggi".

La guerra del fisco agli affitti non dichiarati

L'Agenzia delle entrate potrà avere infatti accesso alla banca dati tenuta dalla Polizia di Stato (Alloggiati Web), alla quale chi fitta un appartamento è tenuto a comunicare le generalità dell'ospite. Attualmente in questa banca dati sono registrati 200mila alloggi. Tramite questo nuovo strumento, il Fisco italiano potrà confrontare i dati delle dichiarazioni dei redditi con quelli presenti nella banca dati, evidenziando in tal modo le eventuali incongruenze.

Si tratta di una mossa piccola, rispetto al lavoro che c'è da fare per contrastare l'evasione da affitti. Basta solo pensare che la mole di annunci che si trovano su alcune piattaforme web per mettere in contatto locatario e cliente, è grande più di due volte rispetto alla banca dati della Polizia di Stato (circa 400 mila unità). Ma è comunque un passo importante, tenuto conto che le multe e le ammende che scattano per chi loca in "nero" può arrivare fino a 206 euro. L'unico adempimento da fare per evitare questa sanzione è dichiarare tutte le transazioni effettuate nell'arco di 12 mesi grazie a questa attività, pagando le relative imposte con il modello f24 (dato che alcuni portali per affitti non agiscono ancora come sostituto di imposta). In questo caso spetta al singolo operatore versare la quota del 21 per cento per la cedolare secca.

Le novità del decreto crescita

Con il Decreto Crescita (dl 34/2019, convertito con la legge 58/2019) è stata introdotta la creazione di una banca dati pubblica delle strutture ricettive e degli immobili presenti sul territorio nazionale destinati all’attività di locazione breve, inferiore ai 30 giorni, che saranno identificati da un codice alfanumerico. La banca dati nazionale devono però essere regolate con un decreto ministeriale che era atteso per fine luglio, ma è slittato.

lunedì 11 febbraio 2019

Pressione fiscale, nel 2019 il "tax freedom day" arriverà solo il 5 giugno

La pressione fiscale sugli italiani è aumentata, al punto che nel 2019 saremo "liberi" dalle tasse soltanto il 4 giugno. Fino a quel momento tutto quello che guadagneremo, sarà destinato alle casse del fisco.

Liberi dalla pressione fiscale

Lo ha evidenziato l'ufficio studi della CGIA , sulla base dei dati del Ministero dell’Economia. Complessivamente la pressione del fisco sugli italiani sarà al 42,3% (+0,4 rispetto allo scorso anno). Lo shock fiscale che molti si attendevano, quindi non ci sarà. Almeno per quest'anno. Anzi, stando alle previsioni elaborate dal Ministero, la pressione fiscale addirittura crescerà dopo 5 anni in cui ciò non accadeva. Questo allungherà di un giorno i tempi necessari per raggiungere il “tax freedom day”, ovvero il giorno di liberazione fiscale. Quindi occorreranno oltre 5 mesi, pari a 154 giorni lavorativi, inclusi i sabati e le domeniche.

Durante questo lasso di tempo il contribuente medio italiano dovrà lavorare solo per adempiere a tutti gli obblighi fiscali dell’anno: Irpef, accise, Imu, Tasi, Iva, Tari, addizionali varie, Irap, Ires, etc. La famiglia beneficerà del proprio lavoro solo dal 5 giugno in poi. Per chi ama vederla sotto un altro punto di vista, questo dato significa che per tutto l'anno, in media 3 ore e mezza al giorno saranno dedicate a pagare le tasse e i contributi (se ipotizziamo una giornata lavorativa di 8 ore).

Il confronto storico e con la UE

La parziale consolazione è che di recente c'era andata pure peggio. Nel 2012 (anno bisestile) e nel 2013 infatti il "tax freedom day" è arrivato solo il 9 giugno, a causa di una fiscale che raggiunse il record storico del 43,6%. L'anno migliore per il contribuente è stato nel 2005, con il Governo Berlusconi II. All'epoca la pressione fiscale si attestò al 39,1%, e il "tax freedom day" fu celebrato il 24 maggio.

Rispetto agli altri paesi della UE, come è facile intuire non stiamo messi benissimo. Si può fare una comparazione solo riguardo ai dati del 2017, ma comunque ciò mette in evidenza che altrove si "festeggia" in media 4 giorni prima. In alcuni casi... nettamente prima. Come in Spagna (28 giorni prima), Olanda (13) e Germania (7). Chi sta messo meglio di tutti è il contribuente irlandese, che addirittura è libero dalle tasse il 27 marzo!  Chi sta messo peggio è il nostro vicino francese, che deve lavorare per il Fisco ben 23 giorni in più.

domenica 30 dicembre 2018

Evasione fiscale, la situazione migliora ma il Mezzogirono resta dietro. La Calabria è la peggiore

La fotografia fiscale dell'Italia evidenzia che la piaga dell'evasione è ancora presente e molto forte. Su 100 euro di gettito dovuto all'Erario, 16 euro vengono sottratti illegalmente e restano nelle tasche degli evasori. Complessivamente sono circa 113 miliardi che ogni anno mancano all'appello dell'erario, secondo uno studio della CGIA riferiti al 2016.

La mappa dell'evasione fiscale

Dal punto di vista territoriale, il Mezzogiorno resta l'area dove questa piaga è maggiormente radicata. Qui la percentuale di evasione giunge al 22% del dovuto. L'area più virtuosa è il Nord-Ovest, con 13,3%. Segue il Nord-Est con il 13,3%, quindi il Centro con il 16,5%. La Regione dove si registra l'evasione più alta è la Calabria, dove si stima un tasso del 24,2%. Situazioni altrettanto gravi ci sono in Campania (23,2%), Sicilia (22,2%) e Puglia (22%). Dato drammatico: tutte le regioni del meridione hanno un tasso di evasione più alto della media Nazionale. La situazione si capovolge invece nel Nord Italia, dove l'evasione c'è ma è molto più contenuta. La Lombardia è la regione più virtuosa, con un tasso del 12,5%. Un dato migliore si registra soltanto nella Provincia autonoma di Bolzano, dove ci si ferma al 12%.

Va detto che in mezzo a tutti questi dati negativi, un aspetto positivo c'è. Negli ultimi anni infatti la piaga dell’evasione fiscale è leggermente andata in calo. L'infedeltà dei contribuenti nel 2014 sottraeva 17,1 miliardi ogni 100 dovuti, mentre nel 2016 è scesa a 16. Complessivamente sono stati "recuperati" diversi miliardi dalla lotta all'evasione.

Le armi contro l'evasione

Le soluzioni per risolvere o comunque ridurre la portata del problema sono diverse. In linea di massima molti ritengono utile ridurre il carico fiscale: cioè pagare meno per pagare tutti, contemporaneamente punendo in modo fortissimo i furbetti, così da scoraggiarli. Inoltre va ridotto il costo della burocrazia fiscale in capo agli imprenditori, perché spesso anche la farraginosa organizzazione amministrava dello Stato e delle sue articolazioni territoriali, induce all'evasione. Questo vale soprattutto per le piccole e micro aziende che, a differenza delle realtà piu' grandi, non dispongono di una struttura amministrativa in grado di farsi carico autonomamente di tutte queste incombenze.

mercoledì 29 novembre 2017

Fisco, il decreto giovedì al voto finale alla Camera

Il decreto fiscale che anticipa alcune misure della prossima manovra si avvicina alla conversione. Il testo è giunto a Montecitorio senza modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato, ed è stata posta la questione di fiducia sul provvedimento. Il voto finale sul provvedimento è in programma nel primo pomeriggio del 30 novembre.

Le novità del decreto

Quali sono le misure contenuto nel provvedimento? Anzitutto lo stop alle bollette a 28 giorni, anche per prepagate e clienti business. La fatturazione diventerà obbligatoriamente mensile, ad eccezione di quelle promozioni non rinnovabili o inferiori al mese. Gli operatori avranno 4 mesi per adeguarsi.

Ma ci sono misure anche riguardo al mercato delle sigarette elettroniche, la cui vendita sarà consentita soltanto nelle tabaccherie e nelle rivendite autorizzate. Questo sia per ricondurre nella legalità un mercato che secondo le stime è per il “50% illegale”, sia per garantire gli adeguati controlli sul fronte sanitario dei liquidi venduti.

Equo compenso e rottamazione

Viene esteso l'equo compenso a tutti i professionisti. Anche quelli che non appartengono a un ordine. Va detto che il testo non ha tenuto conto del parere non vincolante dell'Antitrust per le norme sull'equo compenso, che lo ritiene in stridente controtendenza con i processi di liberalizzazione del settore delle professioni regolamentate.

Altro provvedimento riguarda la rottamazione delle cartelle, la cui scadenza viene posticipata in merito alla terza rata. Ciò vale per tutte le cartelle dal 2000 a settembre 2017. Si spera che l'operazione porti nelle casse dello Stato 209 milioni di euro.

sabato 4 novembre 2017

Riforma fiscale USA, Trump la vuole varare entro Natale

La grande riforma fiscale di Trump corre contro il tempo per diventare finalmente realtà. Quello delle imposte è stato uno dei cavalli di battaglia del tycoon durante la campagna elettorale. Dopo la sua elezione a presidente, Trump ha continuato a pompare questo evento. Adesso i repubblicani hanno alzato il sipario sulla legislazione che cambia le tasse con l'intento di diventare la riforma fiscale più profonda mai realizzata. L'impegno è enorme, visto che occorre riscrivere tutte le aliquote e il sistema di sgravi netti. L'obiettivo è completare l'opera entro poche settimane e rimandarla a Trump per l'approvazione entro fine anno. Non per niente il presidente l'ha definito uno storico «regalo di Natale agli americani».

Il contenuto della riforma fiscale


La strada però è piena di difficoltà. Anzitutto c'è la voce dell'opposizione, che accusa Trump di voler varare una riforma che strizza l'occhio ai più abbienti e alle grandi aziende, mentre non fà davvero molto per il ceto medio (si pensi alla tassa di successione, che verrà applicata solo su eredità superiori a 11 milioni, doppie rispetto alle attuali, per essere cancellata nel 2024). Inoltre c'è il problema dei costi per finanziare questo progetto. Come sarà possibile ottenere un taglio delle imposte per le imprese dal 35% al 20%?

Riguardo alle famiglie e gli individui, ci sarà una drastica riduzione del numero delle aliquote, che dalle attuali sette diventeranno solo 4. La più alta resterà fissata al 39,6% (tocca solo i milionari). Fino al milione si pagherà il 35%, mentre l'aliquota passa al 25% fino a 250mila dollari e scende al 12% per i redditi tra i 24mila e i 90mila dollari. Il meccanismo di deduzione verrà raddoppiato per i ceti medi, mentre crescerà il credito d’imposta per figli a carico. Questi sono solo alcuni aspetti della maxi-riforma di Trump.

Il prossimo step sarà alla Camera, dove si preannuncia una discussione accesa in Commissione a partire dalla prossima settimana. Poi toccherà al Senato. Quando si arriverà a una versione finale unica, allora Trump potrà mettere il suo sigillo alla riforma, che i democratici non hanno i voti per bocciare. In pratica, solo gli stessi repubblicani potrebbero far deragliare le ambizioni della riforma Trump.

lunedì 25 settembre 2017

L'evasione fiscale toglie allo Stato 87 miliardi di euro l'anno

Il fenomeno dell'evasione fiscale continua a farsi sentire sulle casse dello Stato Italiano. Secondo gli ultimi dati infatti, ogni anno ci sono circa 87 miliardi di entrate che mancano all'appello a causa dell'evasione fiscale. La stima è stata pubblicata nell'ultima relazione allegata alla nota di aggiornamento al Def. Secondo l'analisi circa 12,7 miliardi derivano da omessi versamenti o errori nella compilazione dei modelli di dichiarazione. Gli altri 74,3 miliardi di euro invece sono frutto di occultamento della base imponibile dell'imposta da pagare.

Quali sono le tasse più soggette a evasione

Tra le tasse più soggetti al fenomeno dell'evasione fiscale regna incontrastata l'IVA. Infatti in media negli ultimi anni mancano 35,4 miliardi di euro nelle casse del bilancio pubblico. Un importo stratosferico che equivale al valore di una intera legge di bilancio. 

Secondo la relazione il mancato pagamento dell'IVA deriva essenzialmente da due fattori. Anzitutto si tratta dell'imposta con la più alta base imponibile; in secondo luogo, vista la possibilità di accedere al regime dei corsi o delle compensazioni, è un tributo che meglio si "presta" a comportamenti evasivi.

Nella classifica delle tasse a maggior incidenza di evasione fiscale c'è l'Irpef con 30,7 miliardi. Terzo posto per l'Ires: 10,1 miliardi.

Il dato positivo è che nel corso degli ultimi anni c'è un leggero miglioramento del fenomeno. Dagli 89,1 miliardi di ammanco del 2014 si è infatti passati agli 85,2 miliardi del 2015, per lo più legato alla flessione del gap IRAP (-2,2 miliardi) e di quello dell’IVA (-1,5 miliardi).

lunedì 14 agosto 2017

Tasse, ecco quali sono quelle per cui si litiga di più col Fisco

Ci sono tasse e tasse, anche sotto il profilo delle liti. Quelle che scatenano il maggior numero di contenziosi con il Fisco riguardano l'Ires, secondo una elaborazione dei dati fatta da Il Sole 24 Ore. L'Ires infatti lo scorso anno ha prodotto ben 15.068 nuovi ricorsi davanti alle commissioni tributarie provinciali e regionali. In pratica circa 117 liti ogni 10mila contribuenti. Le tasse per le quali si litiga di meno col Fisco invece sono Ici, Imu e Tasi, per le quali ci sono 8 ricorsi ogni 10mila possessori di immobili. Contrariamente a quel che si può immaginare l'imposta sul reddito delle persone fisiche (Irpef) ha pure una bassa litigiosità, appena 13,7.

I dati sui contenziosi per le tasse

Da cosa dipende la litigiosità più o meno grande di un tributo? Anzitutto dalla sua complessità. Se la struttura o le modalità di riscossione sono articolate, maggiore è la probabilità che si generino liti. Chiaramente incide anche l'importo, perché su divergenze con il Fisco per poche decine di euro spesso si decide di non intraprendere la noiosa procedura del contenzioso.

Per questo motivo Ici, Imu e Tasi hanno una litigiosità bassa, dal momento che vengono calcolate sui valori catastali, che offrono meno margini di discussione. Stesso discorso per l'Irpef, visto che alcuni meccanismi di calcolo (come le ritenute), operano in modo meccanico.

Per questi motivi invece l'Ires - che grava sulle società - vanta il primato di litigiosità col Fisco. Le imposte sono complesse perché d'altronde è così anche la disciplina sul reddito d’impresa, aggravata anche dalle continue modifiche normative. Non è un caso che dietro all’Ires, in questa speciale classifica, ci siano altri due tributi che interessano principalmente imprese e autonomi, ovvero Iva e Irap. Va sottolineato anche un altro aspetto: la durata media delle cause con il Fisco si estende su più anni. Specialmente nel caso delle imprese, questo si traduce in un grosso impatto “sistematico” che il contenzioso genera sulla categoria.

mercoledì 26 aprile 2017

Tasse, oggi Trump potrebbe annunciare la riforma fiscale USA

E' il giorno in cui si rialza il sipario sugli USA e su Donald Trump. Il presidente americano oggi è atteso al varco per quel che riguarda la sua riforma fiscale, che è uno snodo cruciale del suo programma di Governo. Finora le mosse del tycoon non sono state sempre azzeccate, e una fetta del consenso è scemata. La riforma fiscale è l'occasione per riprendere slancio e credibilità. Del resto se negli ultimi giorni il dollaro è stato molto debole, non è solo per le vicissitudini in ambito internazionale. Anche le incertezze riguardo alle capacità di Trump hanno avuto il loro peso.

Il cambio tra euro e biglietto verde è tornato in orbita 1,10 (per chi ha voglia, osservi il grafico daily con l'ausilio del De Marker indicator trading). Tenuto conto che fino a un mese e mezzo fa c'era chi ipotizzava addirittura la parità, è chiaro che qualcosa sta zavorrando il dollaro.

Trump e le tasse

Il Presidente degli Stati Uniti ha dato mandato ai suoi collaboratori di definire un quadro ambizioso per il taglio delle tasse, a partire dalla riduzione dell'aliquota aziendale, che dovrebbe passare dall'attuale 35% al 15%. Se ci riuscisse sarebbe un grande colpo. L'obiettivo principale del Presidente USA è dare priorità agli sgravi fiscali, cosa che potrebbe creare qualche ostruzionismo in seno al Congresso. Quest'ultimo infatti è a maggioranza Repubblicana.

Ricordiamo che in campagna elettorale, Trump aveva detto di voler ridurre a zero il debito statunitense in otto anni. Ma questa riforma fiscale cozza con quell'obiettivo. Ma ormai i giochi sono fatti, e oggi Trump potrebbe stupire tutti annunciando le linee generali di un piano che si preannuncia epocale. E' presumibile che sui mercati oggi si torni ad essere più guardinghi.

Negli ultimi due giorni la coppia EUR/USD ha spinto fortemente al rialzo (per la gioia di chi sa quanto si guadagna con le opzioni binarie in certi momenti), ma oggi potrebbe frenare la corsa. Questo sia per le prese di profitto, sia perché in molti aspetteranno proprio la riforma di Trump, che potrebbe ulteriormente cambiare lo scenario.

sabato 1 aprile 2017

Equitalia apre anche di pomeriggio per consentire la rottamazione delle cartelle

Gli sportelli di Equitalia rimarranno eccezionalmente aperti anche di pomeriggio nelle prossime tre settimane. Fino al prossimo 21 aprile infatti per andare incontro alle esigenze dei contribuenti che sono interessati alla cosiddetta rottamazione delle cartelle, gli orari di lavoro dell'agenzia verranno allungati anche nel pomeriggio.

I nuovi orari di Equitalia

equitaliaGià un primo provvedimento era stato adottato per allungare il termine per aderire alla definizione, visto che con decreto il Governo aveva prorogato la scadenza originaria del 31 marzo fino al prossimo 21 aprile. Adesso, dopo aver raggiunto una intesa con le parti sociali, l'Amministratore delegato Ernesto Maria Ruffini ha disposto l'allungamento dell'orario pomeridiano al pubblico, che sarà fino alle 15,15.

Le sedi con apertura pomeridiana

Le sedi interessate dal provvedimento sono 15, ovvero quelle dove si registra di solito la più alta affluenza di contribuenti. Va detto che ci sono già diversi sportelli aperti anche al pomeriggio (3 a Roma e uno a Napoli, 2 a Milano e uno a Torino), sono 15 gli altri sportelli coinvolti. Si tratta di Padova, Bologna, Firenze e, con operazioni di cassa fino alle 13.15, Bari (via Marin), Perugia, Napoli (viale Kennedy e via San Gennaro al Vomero), Caserta, Salerno, Cagliari (via Giorgio Asproni), Sassari, Catanzaro, Cosenza, Crotone e Reggio Calabria.

Intanto proprio da Equitalia arriva un avviso ai contribuenti: attenzione alle false e-mail con presunti avvisi di pagamento firmati proprio da Equitalia. In realtà si tratta di truffe finalizzate ad entrare illecitamente in possesso di informazioni riservate del contribuente. L'agenzia raccomanda di non tener conto della e-mail ricevuta e di eliminarla senza scaricare alcun allegato.

mercoledì 8 marzo 2017

Fisco, ecco i nuovi indicatori di settore che misurano la fedeltà fiscale

C'è una novità in arrivo riguardo i contribuenti e gli studi di settore. I nuovi indicatori (ISA) che sono destinati a mandare in soffitta Gerico, sembrano infatti premiare di più, dando la possibilità di verificare gratuitamente i livelli di efficacia e di efficienza del proprio business.

Questi nuovi indicatori serviranno a incentivare la compliance di poco più di 1,4 milioni di contribuenti. Nella prima fase verranno coinvolti solo alcuni settori. In special modo si tratta di 70, distribuiti tra manifatture (29), servizi (17), commercio (15) e professionisti (9). Entro il 2018 il Fisco conta di licenziare gli indicatori per altri 80 settori.

Effetti e vantaggi illustrati dal Fisco

Secondo le simulazioni effettuate ieri nel corso della presentazione, ISA premia in modo più sostanzioso i contribuenti che si dimostrano più fedeli. Un caso che è stato esaminato riguarda ristoranti e trattorie, dove si è verificato che a parità di condizioni la premialità può passare dal 12,44 per cento fino al 21 per cento. E in questo caso potrebbe rientrarci fino a un ristorante su cinque. Certo, ci sono casi in cui il premio è minore, va detto (specie per i panettieri).

Ma come funzioneranno gli Isa? Secondo quanto spiega Agenzia delle Entrate, si basano su un insieme di indicatori elementari di affidabilità e di anomalia di natura contabile e strutturale. In base ad essi, i contribuenti verranno posizionati su un livello di affidabilità fiscale che va da 1 a 10. Se ci sono incongruenze, scatta l'esame più analitico.

La cosa più interessante però è che ogni contribuente avrà nel proprio "cassetto fiscale" sul sito dell'agenzia delle entrate, un'analisi dei modelli di business relativi alle imprese o alle categorie professionali dello stesso settore di appartenenza. Questo gli permetterà di avere un quadro della efficienza ed efficacia della propria gestione aziendale.

sabato 4 marzo 2017

Redditi ed evasione, il Fisco mette nel mirino gli italiani residenti all'estero

Il fari dell'Agenzia delle entrate si sono accesi sui redditi dei residenti all'estero, o meglio di quelli che hanno formalmente deciso di elevare a propria residenza un paese straniero per ragioni puramente fiscali, ma che di fatto vivono in Italia.

Adesso che entra nel vivo la voluntary disclosure bis, sono questi che finiranno nel mirino di controlli più serrati, come ha detto la direttrice delle Entrate Rossella Orlandi. L'esame avverrà sulla base di liste selettive, in cima alle quali finiranno situazioni più anomale o che consentono di effettuare controlli incrociati sui dati con Spesometro e con lo scambio di informazioni attivato da direttive europee e accordi internazionali.

Controlli sui redditi

In che modo verranno effettuati i controlli sui redditi di questi soggetti? Anzitutto si guarderà a certi elementi come l'intestazione di contratti di utenze attive, oppure il possesso di automobili o moto, la titolarità di partita Iva e la residenza degli altri membri del nucleo familiare. Verrà anche valutato come criterio l'eventuale eventuale mancata adesione alla voluntary disclosure, a maggior ragione se questi soggetti hanno movimentato dei capitali da e per l’estero.

Per effettuare i controlli occorrerà del tempo, visto che entro 6 mesi dalla richiesta di iscrizione all’Aire, l’Agenzia riceverà i dati anagrafici dei richiedenti sulla base delle convenzioni stipulate con il ministero dell’Interno. Al momento le giurisdizioni che si sono impegnate a dare luogo ad uno scambio di informazioni sono 53, inclusi gli stati Ue.

martedì 29 novembre 2016

Fisco: in arrivo 11mila lettere per i contribuenti della Campania

Per i contribuenti della Campania stanno per arrivare delle lettere poco gradite, ovvero quelle del Fisco italiano. Si tratta di circa 11 lettere destinate ai contribuenti, nelle quali l'Agenzia delle Entrate fa presente che non hanno presentato nell'anno in corso la dichiarazione dei redditi, e che secondo il sistema invece erano tenuti a farlo. Da qui il riscontro di una anomalia, e l'invito agli interessati a verificare la propria situazione, e quindi anche eventualmente correggerla per tempo senza incorrere in controlli successivi.

Cosa fare se vi chiama il Fisco

Rispetto al passato, questo tipo di comunicazione arriva con notevole anticipo, proprio per consentire agli interessati di correggere eventuali anomalie ed evitare controlli e anche sanzioni future. In questo giro di lettere ci entreranno solo coloro i quali non hanno presentato alcuna dichiarazione dei redditi, pur avendo percepito nel 2015 più redditi da lavoro dipendente o da pensione da diversi sostituti di imposta, che non hanno effettuato il conguaglio delle imposte.

Coloro i quali ricevono questo avviso possono verificare la propria posizione e ricorrere al ravvedimento operoso, ovvero quella dichiarazione che va a correggere una situazione di difetto da parte del contribuente. Per farlo basta in sostanza presentare il modello Unico Persone fisiche entro il 29 dicembre 2016, ovvero entro 90 giorni dalla scadenza ordinaria del 30 settembre. In questo modo si otterranno significative riduzioni delle sanzioni dovute per la tardiva dichiarazione e per gli eventuali versamenti.
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Chi ha necessità di maggiori informazioni può ottenerle negli uffici territoriali dell'Agenzia (sul sito internet www.agenziaentrate.gov.it - nella sezione Contatta l'Agenzia > Assistenza fiscale > Uffici Entrate) o chiamando il numero 848.800.444.

sabato 22 ottobre 2016

Imprese, la denuncia della Cgia: «Pressione fiscale al 49%, un'enormità»

Chi fa impresa, oltre a dover sostenere dei costi di apertura che sono molto più altri di quelli medi europei, deve fare poi i conti con una pressione fiscale che sfiora il 50%. In pratica su ogni 100 euro che guadagni, 500 se li prende lo Stato.
Come avere un socio alla pari che in azienda non fa nulla e però ti prende metà dei soldi. «Impossibile fare business così», denuncia la Cgia.

Il dato choc che penalizza le imprese

Va fatta una precisazione sull'allarma lanciato dalla Cgia. Secondo i dati ufficiali il carico fiscale è del 42,6% (rispetto al 50% denunciato dalla Cgia), ma in realtà nel fare questo calcolo sconta una distorsione.
Viene infatti dato dal rapporto tra le entrate fiscali/contributive ed il Pil prodotto in un anno. Però nel PIL viene inclusa anche la quota di attività "sommersa", cioè che non è in regola ed evade stabilmente le tasse.

Se il PIL viene depurato di questo dato e viene inclusa solo l'attività legale, allora il suo valore diminuisce ed ecco che si svela la percentuale "reale" di peso fiscale che grava sui contribuenti diventa 50%.
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E' chiaro che di fronte a queste cifre qualsiasi imprenditore, anche il più illuminato, fa fatica a reggersi in piedi. Vero è che il Governo Renzi ha previsto nella nuova legge di Bilancio una serie di misure per alleggerire il carico fiscale, ma comunque questo non cambierà molto le cose, visto che il peso delle tasse rimane ancora eccessivo.
A maggior ragione, si tratta di un'imposizione fiscale che si rivela ingiustificata rispetto alla qualità e alla quantità dei servizi pubblici erogati. Davanti a una situazione simile, diventa complicato immaginare che possa esserci quello slancio in grado di ridare vitalità alla nostra economia.

lunedì 26 settembre 2016

Tasse, il Governo vuole ridurle dal 2018. Ma con quali fondi?

Sospesa tra la voglia di iniettare fiducia nel paese, e ottenere un bel po' di consenso politico, il governo Renzi vuole procedere a una riduzione delle tasse dal 2018. Idea bella, non troppo originale che peraltro ha un problemone di fondo: i soldi per compensare questa riduzione non ci sono. Eppure pare il governo voglia inserirla fin da ora nella prossima legge di bilancio.

L'ipotesi di riduzione delle tasse

tassePer adesso non si sanno bene i contenuti di questa proposta. E cioè l’entità dello sgravio fiscale a favore dei cittadini. Ne' chiaramente con quali tagli di spesa o eventuali nuove entrate potrà essere coperto il minor gettito che ne deriverebbe. Di sicuro non con gli incassi del canone RAI in bolletta, visto che finora è stato un flop.

L'IRES scenderà dal prossimo anno

C'è il precedente dell'Ires. L’aliquota sui redditi delle imprese dal prossimo gennaio passa dal 27,5 al 24%, secondo quanto deciso con la legge di Stabilità dell’anno scorso.

Gli sgravi tributari possibili

Più o meno gli sgravi Irpef dovrebbero seguire lo stesso percorso. Non sarà possibile attuarli nel 2017, ed è per questo che si lavora già in ottica 2018, quando gli spazi di bilancio dovrebbero essere maggiori. Ci sono soltanto ipotesi finora. C'è chi parla di riduzione di un punto dell’aliquota del 38% (per tutti i contribuenti con redditi oltre i 28 mila euro). C'è chi dice che verranno ridotte a tre le aliquote. La prima ipotesi "costerebbe" 3 miliardi, la seconda 9. A proposito di Fisco, sappiate che gli errori nel 730 sui Redditi possono ancora essere rettificati

sabato 24 settembre 2016

Canone RAI in bolletta, finora l'incasso è stato un flop

L'incasso del canone RAI tramite bolletta della luce non ha funzionato granché, finora. Lo Stato ha infatti incassato appena 97 milioni di euro, su una stima complessiva di quasi 1900 milioni da incassare. Un ventesimo appena. Tuttavia il vice ministro dell'Economia Enrico Zanetti dice che bisognerà aspettare ancora qualche giorno per avere dei valori chiari. Bisogna aspettare tra il 28 e il 30 settembre, quando l'Agenzia delle Entrate disporrà dei dati completi.

Dati flop sul Canone RAI

tasseFinora l'Agenzia delle Entrate ha sostenuto che le imprese elettriche hanno riversato allo Stato meno di 100 milioni. Soldi arrivati in agosto con il pagamento delle bollette elettriche che è avvenuto a luglio. Il punto è che la bolletta elettrica estiva spesso viene pagata con ritardo, ovvero tra agosto e inizio settembre.

Il mancato pagamento delle bollette Enel di luglio (quindi non solo della quota canone) si aggira intorno al 10%. Qeusto comprende sia la morosità fisiologica - in Italia le bollette di luce e gas sono tra le più salate d'Europa e la morosità è elevata - sia quella stagionale legata al periodo estivo.

Forse può interessare: stipendi RAI, fissato il tetto massimo (anche per i dirigenti).

Dati ancora parziali

Le società elettriche avevano tempo fino al 20 settembre per girare l'intero incasso del canone allo Stato. Ecco perché bisogna aspettare solo la fine del mese per avere un quadro più nitido.

C'è anche un altro aspetto da sottolineare. Alcuni cittadini, come ad esempio quelli delle isole, pagano le bollette utilizzando il modello F24, e quindi entro la scadenza del 31 ottobre. L'importo medio è di circa 300mila euro. Inoltre bisogna anche considerare che da pochi giorni il rimborso Canone RAI si può chiedere online, e questo potrebbe ulteriormente ritoccare le cifre che si sommeranno.

venerdì 9 settembre 2016

Fisco italiano come il Grande Fratello. Ecco come ci spieranno

Onestamente è un reality al quale avremmo fatto volentieri a meno di partecipare. Il Fisco italiano sta diventando sempre più un Grande Fratello, perché potrà spiare un po' tutto quello che facciamo con i nostri soldi, e conoscerà tutti i nostri movimenti.

Semplificazione o complicazione del Fisco?

tasseSulla Gazzetta Ufficiale è stato di recente pubblicato il decreto ministeriale che fa capire quale sarà la situazione dei contribuenti nei prossimi mesi. Una rivoluzione annunciata dal Governo, che in teoria dovrebbe semplificare i rapporti tra cittadino e il Fisco italiano. Forse.

La pagella del contribuente

Il nuovo meccanismo prevede una sorta di pagella del contribuente, con voti da 1 a 10, che prevede un premio per chi si dimostra "primo della classe". Avrà rimborsi in tempi brevi e anche una esclusione da alcuni tipi di accertamento.

Fatture elettroniche e limiti al contante

Professionisti, piccole e media imprese e coloro che sono soggetti a una fiscalità semplificata, dovranno trasmettere i dati delle fatture elettroniche e limitare la minimo l'uso del contante. I pagamenti e gli incassi oltre i 30 euro andranno fatti con le carte (debito e credito), assegni e bonifici. Il Fisco avrà così una massa di dati elettronici che potrà far incrociare dagli elaboratori per stanare i furbetti.

Forse puà interessare: gettito fiscale in fumo a causa della sigaretta elettronica.

Effetti sperati e timori concreti

Il timore di molte associazioni di categoria però, è che gli effetti sperati saranno molto più blandi rispetto alle conseguenze dannose. Ossia che si passi dalla padella alla brace. Come si chiede Hellen di scatolepiene, Se infatti questo nuovo sistema non produrrà una diminuzione del carico fiscale e una semplificazione effettiva del rapporto tra fisco e contribuenti, a cosa sarà servito?