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venerdì 20 maggio 2022

Dividendi sta per arrivare il giorno tanto atteso dagli azionisti

L'inizio della prossima settimana sarà caratterizzato per il mercato azionario italiano soprattutto da un appuntamento molto atteso. Lunedì 23 maggio infatti sarà il giorno dei dividendi.

Chi pagherà i dividendi

Alla Borsa di Milano sono prossime a staccare il dividendo ben 19 società che sono quotate sul listino principale FTSE Mib. A queste si aggiungono 21 società quotate su altri indici.
Il piatto è quindi molto ricco e non potrebbe essere altrimenti, visto che parliamo di colossi come Eni, Intesa, Banca Generali

Va peraltro aggiunto che ben 7 società del listino principale hanno rendimenti superiori al 5%.

Qualche numero sui dividendi

Ad aprile l'Ufficio Studi di Equita per Mf-Milano Finanza ha elaborato dei calcoli riguardanti lo stacco dei dividendi a Piazza Affari nel 2022.
Complessivamente il totale erogato dalle società quotate sul listino milanese dovrebbe superare i 26 miliardi di dollari. Una cifra enorme, che supera di ben 9 miliardi di dollari quella dello scorso anno. Ci sono anche delle stime più prudenti che parlano di circa 23 miliardi, ma comunque parliamo sempre di cifre enormi.

Nota operativa: chi negozia titoli azionari con Vanilla Options, dovrebbe capire cosa succede quando un trader acquista un'opzione vanilla al prezzo bid ask.

Chi pagherà di più

Lo stacco dei dividendi consentirà a molti investitori di assorbire con il sorriso i recenti cali avvenuti in conto capitale. Nelle ultime settimane infatti la borsa italiana - come gli altri listini europei - ha vissuto un periodo complicato. Lo sa bene chi adotta strategia scalping RSI 5 periodi.

Se il dividendo medio sarà attorno al 4,2% (ben oltre la media dell'ultimo decennio pari a 3,44%), ci sono alcune aziende quotate che si spingeranno ben oltre.  

La migliore è Intesa San Paolo, che già a novembre scorso aveva pagato un acconto sul dividendo pari a 0,0721 euro per azione. Il 23 maggio staccherà un saldo di 0,0789 euro. Il dividendo totale sarà quindi di 0,151 euro per azione. In base agli attuali valori di Borsa, equivale a un rendimento complessivo che sfiora il 7,6%.
Al secondo posto c’è Azimut: 1,3 euro per azione con uno yield del 6,38%. In terza posizione Eni, che lunedì staccherà un saldo di 0,43 euro per azione.

martedì 30 novembre 2021

Mercati azionari, la combinazione Omicron-Powell manda giù i listini

E' stata una giornata intensa e nervosa sui mercati azionari del Vecchio Continente. Prima le vicende relative alla variante Omicron, poi i dati amcro sull'inflazione, infine l'entrata prepotente di Powell sulla scena.
Gli investitori sono così stati sballottati dentro un frullatore, dal quale sono usciti con un gran mal di testa.

Cosa è successo sui mercati azionari

A Milano l'indice Ftse Mib ha chiuso la giornata in calo dello 0,87% a quota 25.814 punti. Giornata “no” anche per il FTSE Italia All-Share, che archivia la seduta a 28.311 punti, in calo dello 0,81%.
Anche gli altri indici europei chiudono in rosso: DAX -1,18%, Londra -0,71 e Parigi -0,81%.
Anche Wall Street intanto cala, come si vede su qualsiasi App trading bonus senza deposito.

Variante Omicron e inflazione UE

Le notizie che hanno inciso oggi sui mercati azionari sono state diverse. La variante Omicron divide la comunità scientifica in quelli ottimisti e quelli molto cauti, come l'ad di Moderna, Stephane Bancel, secondo la quale i vaccini attuali potrebbero essere meno efficaci contro Omicron.
Nel digerire queste informazioni altalenanti, l'azionario ha dovuto anche fare i conti con le stime sull'inflazione UE, molto al di sopra delle previsoni e del target BCE.

L'entrata in scena di Powell

Infine, nel pomeriggio, a dare l'ultima forte scossa sono state le parole del capo della FED Powell. Il numero uno della banca centrale Usa ha infatti chiarito che ormai non si può più parlare di "inflazione transitoria", e che verrà valutata con attenzione la possibilità di accelerare il tapering.

Annotazione operativa: anche quando si fanno invesrimenti sui mercati azionari, è necessario sapere le Bande di Bollinger come si usano.

I singoli titoli azionari

Per quanto riguarda i singoli titoli dei mercati azionari italiani, spiccanno i titloli connessi alla pandemia.
Il migliore del giorno è Diasorin (+1,97%), che beneficia delle propsettive di aumento di test anti-Covid. Ma in generale è tutto il settore farmaceutico che ha corso (Recordati +0,87%).
Buone performance anche per Terna (+1,23%) e Unicredit (+1,14%), mentre sono risultati pesanti i titoli energetici (-2,91% Tenaris, -1,8% Saipem e -1,34% ENi) a causa del nuovo bursco calo del petrolio.

mercoledì 3 marzo 2021

Banca centrale del Giappone, perché il titolo sta volando alla Borsa di Tokyo?

Dopo i casi GameStop e Nokia, è il turno della Banca Centrale del Giappone? Quello che sta unendo questi tre mondi apparentemente così distanti tra loro, è l'andamento recente in Borsa. Tutti e tre questi asset sono stati protagonisti di fortissimi e inspiegabili balzi avanti.

Investitori che puntano su una banca centrale

Il titolo della Banca Centrale giapponese, nel corso della seduta di lunedì è cresciuto oltre il limite giornaliero del 18%, il massimo dal 2005, a 33.000 yen per azione. Ma lo scenario si è ripetuto ancora e ancora. Tanto che il prezzo delle azioni Bank of Japan è cresciuto del 68% in tre giorni, raggiungendo quota 47.000 yen. Eppure non c'erano notizie tali da innescare questo rialzo, e nessuna delle erano principali figure candele giapponesi trading a suggerire rialzi.

Titolo quotato ma poco attraente

La prima cosa da precisare, sorprendente anche per molti investitori esperti, è che pur essendo una banca centrale, la BoJ è anche un'entità quotata in borsa (nella sezione Jasdaq della Borsa di Tokyo). Succede del resto anche in Belgio, Grecia e Svizzera.
Ma si tratta di un titolo che in generale non risulta particolarmente appetitoso, visto che non ha diritto di voto e offre dividendi estremamente limitati. Per alcuni è semplicemente uno status symbol. In realtà lo era in realtà più in passato, visto che nel 1989 valeva ben 745.000 yen, più di venti volte la sua valutazione attuale.

Cosa c'è dietro al balzo?

Eppure malgrado lo scarso appeal, il titolo della banca centrale è letteralmente schizzato verso l'alto in tre giorni, nonostante la maggioranza del capitale sia nelle mani del Governo (55%) e il resto sia ai singoli investitori. Le azioni sono state prese di mira dagli investitori retail, coalizzati e organizzati attraverso le community, per esercitare un forte “pump” del prezzo. Si sono moltiplicate strategie scalping 1 5 minuti per guadagnare sui movimenti di prezzo a brevissimo termine.

Questo ha fatto scattare dei paragoni con il caso GameStop. Non c'è dubbio comunque che il movimento delle azioni BOJ è basato solo sulla speculazione. Ciò significa che gli investitori con liquidità abbondante stanno cercando qualcosa di nuovo in cui investire, in base al tema del giorno.

venerdì 26 giugno 2020

Azioni Campari in ripresa dopo lo scivolone. Ecco cosa preoccupa gli investitori

La notizia che gli USA starebbero valutando l'introduzione di nuovi dazi sulle importazioni provenienti dalla UE nell'ambito della battaglia legale tra Boeing e Airbus, ha messo pressione su alcuni titoli azionari a Piazza Affari. Tra questi ci sono le azioni Campari, che giovedì è stata maglia nera sul Ftse Mib (ribasso di oltre il 4%).

Il timore di dazi e le azioni Campari

L'impatto di eventuali nuove tariffe sull'azienda (e di conseguenza sulle azioni Campari)  in realtà sarebbe meno grave di quanto si prospetta. Ma sarebbero comunque importanti. La fetta di mercato a stelle e strisce infatti per l'azienda italiana di bevande è nell'ordine del 27%. Il volume delle vendite negli USA è pari al 33,8% di quelle nette. Comunque resta questo fronte di preoccupazione, in un contesto di alta cautela come quello degli ultimi giorni, in cui i mercati guardano attentamente al preoccupante andamento della pandemia di coronavirus.

La pandemia e lo spostamento della sede in Olanda

Durante la fase acuta della crisi sanitaria, il titolo Campari era crollato provocando una corsa dei soci al recesso dall’azienda. La situazione però è migliorata di recente, con un recupero del titolo pari a oltre il 44% del loro valore, come si vede grazie agli opzioni vanilla broker.

Le azioni Campari - che oggi sono in rialzo - nella fase centrale della settimana hanno subito un brusco contraccolpo anche per altri fattori. Oltre ai giù citati i timori connessi alla seconda ondata di contagi da coronavirus, ci sono le possibili conseguenze del trasferimento della sede legale in Olanda. Il marchio italianissimo, leader nei liquori e cocktail (tra le controllate Grand Marnier, Glen Grant e Aperol) andrà quindi nei Paesi Bassi. Il trasferimento della sede legale in Olanda verrà realizzato nel mese di luglio e sarà affiancato dall’introduzione del voto multiplo.

Nota operativa: se al posto del mercato azionario vi piace di più quello delle valute, scegliete con cura la migliore piattaforma trading Forex online, così non avrete problemi.

L'operazione di buy back

Nel frattempo l'azienda - che ha annullato l'assemblea prevista per oggi - ha completato l’operazione di buy back, che era stata decisa dall'Assemblea degli Azionisti durante il mese di marzo. Campari ha acquistato complessivamente 291.818 azioni proprie al prezzo medio di 7,3098 euro per azione, per un controvalore complessivo pari a 2.133.131,22 euro.

martedì 24 marzo 2020

Borse Asiatiche, una ventata di ottimismo spinge un forte recupero (Nikkei +7%)

In Asia si comincia a vedere una luce in fondo al tunnel, e questo clima di maggiore ottimismo si riflette anche sull'andamento delle Borse Asiatiche. Stanotte il sito del distretto di Hubei ha annunciato che le restrizioni previste dalla quarantena nella città di Wuhan saranno allentate a partire dall’8 aprile.

Il bilancio delle Borse Asiatiche

borse asiaticheAnche grazie alla spinta degli incentivi della Fed (che ha armato un bazooka anti-coronavirus con quantitative easing senza limiti), Cina e Corea del Sud marciano al rialzo, ignorando l'ennesimo scivolone di Wall Street. Brillanti le borse cinesi, con Shanghai che recupera il 2% e Shenzhen l'1,65%. Hong Kong +3,5%. Vola la Borsa della Corea del Sud: +6,5%. L’export segna un rialzo del 10% nei primi venti giorni di marzo. Avanza anche Taiwan che conclude con un +4,45%.

In generale tutte le borse asiatiche sono andate in rally. Hong Kong recupera il 4,62%, Singapore il 3,8%, Bangkok il 2,4% e Kuala Lumpur il 2,99%, mentre viaggia in controtendenza Jakarta (-0,46%).

Nota tecnica: uno dei modi alternativi per fare investimenti sugli indici azionari, è quello di utilizzare la strategia Heikin Ashi.

Tokyo vola: +7%

Discorso a parte merita Tokyo, che scommette sui maggiori acquisti di attività attuato dalla Bank of Japan e sembra ignorare il fatto che le Olimpiadi potrebbero subire uno slittamento o addirittura un annullamento (sarebbe una brutta botta per l’economia giapponese, che perderebbe 5 miliardi di dollari di introiti).

Il Nikkei ha chiuso la sessione in rally del 7,13%, ed è incoraggiante il fatto che qualche pattern di continuazione del trend trading comincia a sparire (in senso ribassista). Il Topix invece ha guadagnato il 3,45% a 868 punti nonostante gli indicatori economici di marzo abbiano evidenziato gli effetti negativi sul quadro economico dell’autoisolamento e della fermata produttiva. Infatti l’indice sulle aspettative dei direttori degli acquisti in marzo è sceso sui minimi da aprile 2009. La forte spinta all'indice Nikkei è arrivata dal balzo di Softbank (+15%), che ha promesso un buy back dopo la vendita di assets per 41 miliardi di dollari. Lo yen si apprezza su dollaro dopo cinque sedute consecutive di ribasso, a 110,2.

venerdì 6 marzo 2020

Azionario giapponese, ancora una settimana in calo. Nikkei sui minimi di 6 mesi

Si è chiusa una settimana terribile per l'azionario giapponese, con l'indice principale di Borsa che è scivolato sui minimi degli ultimi 6 mesi. A Tokyo si sono fatti ancora sentire i timori per l’epidemia di coronavirus, che si sta diffondendo rapidamente nel paese. Questo spinge gli investitori lontano dalle attività considerate come più rischiose, come appunto l'azionario.

I dati sull'azionario giapponese

I dati possono essere ricavati dalla classifica migliori piattaforme di trading online. A fine seduta l’Indice Nikkei ha registrato un calo del 2,72% a quota 20.749,75, con una flessione di 579 punti (chiusura più bassa dal 4 settembre 2019). Il più ampio Topix ha ceduto il 2,92% a 1.471,46, il livello più basso da gennaio dell’anno scorso. Per l'azionario giapponese si tratta della quarta settimana consecutiva in calo. La discesa ha riguardato il 97% dei titoli quotati sull’indice principale della Borsa di Tokyo, a dimostrazione che finora gli interventi accomodanti delle banche centrali non sono riuscite a sollevare l’umore dei mercati.

Il punto è che questo tipo di misure non ha un effetto immediato sull'azionario, ne' hanno la capacità di fermare l'epidemia. Nel lungo periodo forse saranno efficaci, ma al momento a guidare il sentiment degli investitori sono soltanto le novità quotidiane nella battaglia contro il Covid-19.

Non cala solo l'azionario giapponese

Si muovono in territorio negativo anche le borse cinesi, con Shanghai che scivola dell'1,2% e Shenzhen dello 0,70%. Male anche Taiwan (-1,68%). Hong Kong è in ribasso di oltre il 2,2%. Sidney -2,81%, Seoul -2,13%. La volatilità sui mercati è fortissima come dimostra questo effetto "montagne russe", e non c'è verso di avere stime attendibili, neppure usando la Forchetta di Andrews pitchforks forcone.

Dati macro giapponesi

Nel frattempo è tornato a scendere l'indice che rappresenta le condizioni economiche in Giappone. Il leading indicator di gennaio si è infatti fermato a 90,3 punti, meno del valore del mese precedente (91). Sono calati anche i consumi familiari mensili: -3,1% in termini nominali e -3,9% in termini reali, attestandosi a 287.173 yen. Su base mensile, si registra invece un calo delle spese dell'1,6% reale, che si confronta con il -1,7% precedente e con il +0,9% atteso. Nello stesso periodo la media mensile dei redditi delle famiglie operaie è salita del 2,9% in termini nominali e del 2,1.

sabato 18 gennaio 2020

Borsa di Milano in rally. La settimana si chiude sui massimi di maggio 2018

Dopo la chiusura contrastata di giovedì, Piazza Affari e le borse europee volano sulla dopo che il commissario europeo per il Commercio (Phil Hogan) ha mostrato ottimismo riguardo alle trattative con Washington. Il placarsi dei timori per una possibile escalation delle tensioni commerciali tra gli alleati transatlantici, ha dato slancio a tutte le piazze europee compresa quella italiana.

Chiusura della Borsa di Milano

Il colpo di reni in chiusura di ottava consente al Ftse Mib di aggiornare i massimi da maggio 2018. L’indice guida di Piazza Affari ha chiuso a 24.141 punti, con un rialzo di quasi un punto percentuale. Nelle ultime cinque sedute l'indice delle blue chips ha messo a segno un progresso dello 0,5% rispetto al close del venerdì precedente. Il FTSE Italia All-Share chiude a +0,83%, il FTSE Italia Mid Cap a +0,76%, il FTSE Italia STAR a +1,03%. Riguardo al resto d'Europa, il Dax30 ha guadagnato lo 0,72%, il Cac40 ha messo a segno un rialzo dell'1,02%.

Titoli in evidenza a Milano

A Milano si sono messi in evidenza Buzzi (+3,44%) e Diasorin (+2,81%). In generale i titoli dei settori dei materiali edili e delle costruzioni è andato forte, tanto che l'EURO STOXX Construction & Materials segna +1,2%. Prysmian ha chiuso a +2,9% dopo l'individuazione del guasto tecnico che ha interrotto il progetto Western Link lo scorso 12 gennaio. Buona la performance anche di STM (+1,51%), che ha seguito la corsa dei titoli tecnologici a stelle e strisce. Enel intanto prosegue il cammino verso i massimi storici (+1,5% a 7,725 euro), ma anche le altre utility marciano spedite (Snam e Terna).

La borsa americana

Per quanto riguarda Wall Street, la chiusura d'ottava è stata in moderato rialzo e sui nuovi massimi storici. La Borsa americana lunedì resterà chiusa per il Martin Luther King Day. Nel dettaglio, il Dow Jones ha strappato al close un rialzo dello 0,17% a 29.348,10 punti con al gancio il Nasdaq Composite, +0,34% a 9.388,94 punti. Bene pure l'S&P 500, +0,39% a 3.329,62 punti, mentre il Russell 2000 ha perso lo 0,33% a 1.699,64 punti.

martedì 14 maggio 2019

Azioni Apple, caduta pesante a Wall Street. Ecco perché...

La giornata di Apple a Wall Street è stata nerissima. Le azioni di Cupertino ha infatti perso il 5,81%, scivolando a 185,72 dollari. Si tratta del minimo degli ultimi due mesi.

I motivi del crollo delle azioni Apple

Ma cosa ha causato il tracollo delle azioni del colosso tech? Sono tre i fattori che hanno pesato sulle mosse degli investitori a Wall Street. Sicuramente sta incidendo la forte tensione che si respira sui mercati, a seguito della nuova escalation sul fronte della guerra commerciale USA-Cina. Questo ha spinto i mercati ad abbandonare le attività più rischiose, puntando sui rifugi sicuri. Inoltre la guerra dei dazi colpisce in modo ancor più diretto Apple, visto che i suoi prodotti diventano più cari in Cina, dove peraltro assemblea buona parte dei dispositivi.

In secondo luogo le azioni Apple pagano i dati in deciso calo del mercato nordamericano degli smartphone. Da gennaio a marzo le consegne sono diminuite del 18% su base annua. Complessivamente la quota è scivolata fino a 36,4 milioni di unità, che è il dato peggiore da 5 anni a questa parte. Le consegne di iPhone sono inoltre diminuite del 19%, e solo in parte questo bilancio viene compensato dall'ottima performance dell'XR, con conta 4,5 milioni di pezzi venduti in tre mesi.

La class action e il rischio multa

Infine c'è un altro fattore molto importante, che ha pesato sull'andamento delle azioni di Apple. Il colosso di Cupertino infatti ha subito una sconfitta legale contro i consumatori che l’accusavano di approfittare della posizione dominante per gonfiare i prezzi sull’App Store. La Corte Suprema degli USA (con cinque voti a favore e quattro contro) ha infatti confermato la decisione del tribunale di primo grado, che aveva già dato l'ok ad una class action contro l'azienda produttrice dell’iPhone. Una decisione contro la quale Apple si era appellata. Ma ora che ha perso, rischia di subire una multa da centinaia di milioni di dollari.

martedì 18 dicembre 2018

Wall Street si avvia a chiudere l'anno peggiore dal 2008

Addio ai guadagni. Il pesante crollo che è stato registrato a Wall Street, ha finito per cancellare tutti quello che di buono era stato fatto nel corso del 2018. Ma ancora peggio, getta pesantissime ombre sul prossimo futuro.

L'aria che tira a Wall Street

Alla fine di una giornata nerissima, il Nasdaq ha perso il 2,27%. Malissimo sia lo S&P 500 che perde il 2,08% che il Dow Jones in retromarcia del 2,11 per cento. Ma lo scivolone di questi giorni a Wall Street non è stato certo un fatto isolato e improvviso. Anzi, il crollo di Wall Street era nell'aria già da diverso tempo. Infatti è dal mese di settembre che la borsa americana ha vissuto una impennata di volatilità, dopo aver bucato tutti i record. E il bilancio complessivo di quest'anno è tale che il ribasso accumulato dagli indici di borsa potrebbe configurare il peggiore anno dai tempi della grande crisi finanziaria del 2007-09.

Ma cosa ha determinato questa corsa alle vendite? Hanno coagito diversi fattori.

I motivi del calo

Anzitutto l'evidenza che la marcia spedita dell'economia a stelle e strisce s'è fermata. Lo dimostrano diversi indici (l'ultimo è stato l'Empire State manufacturing index), anche se le stime proiettano una crescita del 2,5% anche per l’anno a venire. Per questo molti investitori sono adesso in attesa della guidance di politica monetaria della Fed, che verrà resa nota mercoledì al termine della due giorni di meeting della Banca centrale Usa (che intanto dovrebbe aumentare i tassi). A tutto questi si sommino le negative notizie per quello che riguarda l'Obamacare (decretato incostituzionale, con conseguente crollo di tutti gli undici settori del comparto sanitario) e le solite dichiarazioni del presidente americano Trump, che hanno creato tensione con la FED.

E poi c'è la curva dei rendimenti. Le ultime sei recessioni (dal 1978 al 2008) sono state anticipate da un’inversione della curva dei rendimenti tra la scadenza a 10 e quella 2 anni. In sostanza quando i tassi dei titoli a 2 anni hanno superato quelli a 10. Oggi come oggi la differenza è di appena 15 punti base, per cui siamo vicini.

sabato 10 febbraio 2018

Mercato azionario, occhio alla volatilità

In questi primi giorni di febbraio, i mercati hanno fatto registrare una correzione interessante. Volendo analizzare la situazione, l'elemento chiave è stato finora la differenza tra la fluttuazione dei prezzi dell’azionario rispetto agli altri asset. Adesso però occorre inserire un nuovo fattore di incertezza nelle previsioni, ovvero l'inflazione. Il probabile aumento dei prezzi al consumo andrebbe a ridurre gli utili societari e inoltre potrebbe incidere anche sulle politiche monetarie future da parte delle banche centrali. Questo significa che le aspettative per i rendimenti azionari potrebbero diminuire di pari passo con la crescita della volatilità.

Prospettive sul mercato azionario

Va detto però che anche se i tassi di interesse più alti potrebbero andare a zavorrare le valutazioni dell’azionario, è vero pure che le società più solide dovrebbero comunque poter puntare sui miglioramenti dell’economia globale e sulla capacità di incrementare i profitti. Questo significa che il recente sell off non è detto che andrà avanti in modo diffuso. Possiamo quindi vedere la classifica migliori piattaforme trading online autorizzati e viaggiare relativamente tranquilli sul mercato. Va pure aggiunto che esso è stato anche legato alla crescita economica o ai fondamentali societari relativi al Vecchio Continente (positivi e in un contesto di crescita economica solida).

Per questi motivi non è il caso farsi prendere dal panico, visto che i dati economici sono comunque molto buoni tanto per il fronte Europeo che negli USA. Possiamo aprire il calendario economico di Markets e verificarlo (qui invece trovate la guida markets.com come funziona). E in più l’outlook per la crescita globale rimane robusto. Per questo ci si attende ancora di vedere delle performance buone per le strategie value, nonché un aumento della dispersione. Occorrerà comunque fare una attenta selezione dei titoli su cui puntare.

venerdì 2 febbraio 2018

Mercati emergenti, ci sono ottime occasioni anche nel 2018

Nel corso dell'ultimo anno, gli investimenti nei mercati emergenti hanno regalato grandi soddisfazioni agli investitori azionari. Qualche dato lo rende palese. Ad esempio, a fronte di un ragguardevole +23,48% messo a segno dall’MSCI world index (ovvero l’indice delle Borse mondiali dei paesi sviluppati), lo stesso indice che però si riferisce ai mercati emergenti (l’MSCI emerging markets) è riuscito finanche a fare molto meglio: +37,98%.

Buona parte di questa super-performance è merito dei BRIC (Brasile, Russia, India e Cina). Se restringiamo il campo solo a loro infatti, il rendimento arriva addirittura al +45,46%.  Insomma, chi ha sfruttato la piattaforma migliore per trading online per fare affari con l'azionario dei paesi emergenti avrà brdinato parecchio.

Dove puntare nei mercati emergenti

Spostiamo adesso l'attenzione su quello che è stato realizzato nei paesi dell'America Latina, dove arriviamo al +27,07%. Certo siamo indietro rispetto ai valori precedenti, ma si tratta di un valore che deve far accendere molte lampadine nella mente dei trader. Infatti il Sudamerica potrebbe essere la grossa sorpresa di quest’anno, tenuto conto del potenziale. Da lì molti si aspettano di assistere al balzo maggiore. Per cui tenetevi pronti con i siti migliori per fare trading online.

Ciò vale specialmente per il Brasile, che sta venendo fuori da una grave recessione e dovrebbe far segnare il maggior tasso di crescita del continente (da 0,6% del 2017 al 2,6%). Discorso analogo si può fare anche per altre economie come Perù, Cile, Colombia, Messico e Argentina. Dal paese argentino ci si aspetta la maggiore contrazione dell’inflazione, che dovrebbe passare dal terribile valore del 24% nel 2017 fino a un molto più moderato 18% del 2018.

venerdì 26 gennaio 2018

Azionario in volo con Trump: metà dello S&P500 ha guadagnato più del 20%

L'effetto Trump ha fatto felici molti investitori di Wall Street. Da quando il presidente USA è in carica, l'azionario statunitense ha infatti tratto benefici enormi. Come quelli ottenuti da chi ha saputo scegliere con cura il momento in cui entrare e uscire dai mercati. In media chi ha puntato sull’azionario americano dovrebbe aver ottenuto un guadagno del 20%. Tuttavia l'andamento dell'azionario evidenzia una tendenza al rallentamento.

Infatti l’indice S&P500 dal giorno in cui Trump venne eletto (8 novembre 2016) è riuscito a spiccare un rialzo del 30,8% fino al 19 gennaio scorso 2017. Dal giorno dopo, ovvero quando Trump prestò giuramento, la marcia al rialzo dell'indice S&P500 è stata più lenta: 23,6%. Complessivamente da quando Trump è in carica più della metà dei titoli che fanno parte dello S&P 500 è salito del 20% o più. Bene.

L'analisi dei dati del mercato azionario

Se si esamina in modo più analitico l'indice, si scopre inoltre che tre società hanno messo a segno un rialzo superiore al 100%, altre 12 sono state in grado di piazzare uno scatto tra il 75% e il 99%, mentre 44 imprese hanno registrato un incremento più moderato ma comunque oltre il 50%. La maggior parte invece si colloca nella fascia di incremento tra il 25% e il 49%.

C'è però un altro dato importante: anche se alcuni settori sono stati più brillanti di altri (tecnologia, finanziari, healthcare, beni di consumo discrezionali, materiali di base e industriali, beni di prima necessità e energia), la crescita è stata trasversale ovvero ha coinvolto tutti i settori. I meno brillanti sono stati utilities, immobiliare e telecomunicazioni.

Va pure detto che questo clima euforico non sembra destinato a finire. secondo alcuni analisti infatti la festa non sembra ancora finita, e c'è spazio per altri guadagni. In special modo, a Wall Street non sarebbero ancora stati incorporati tutti gli utili aziendali legati ai tagli alle tasse voluti da Trump (diventati legge il 22 dicembre).

venerdì 5 gennaio 2018

Mercato azionario, l’euro può frenare il Vecchio Continente

Esattamente come si era chiuso il 2017, l'anno nuovo comincia all'insegna di un euro che spinge forte e di un dollaro che fa fatica a tenere il passo. Insomma quello scenario che nessuno un annetto fa poteva immaginare, ha invece preso corpo e continua a essere ben chiaro. Ricordiamo che negli ultimi 12 mesi il biglietto verde ha perso oltre il 12 per cento rispetto alla divisa della Unione Europea. Ma come si ripercuote questo sul mercato azionario?

Chi utilizza delle piattaforme trading bonus senza deposito se ne preoccupa poco, visto che il suo rischio è limitato. Ma sbaglia perché la correlazione è molto forte. Il rapporto di forza tra euro e dollaro ha impattato fortemente sui listini europei. Solo nei primi 5 mesi del 2017 l’indice Eurostoxx è riuscito a guadagnare l’11,7% e lo Stoxx 600 il 9,5%, e questo a fronte di un moderato aumento dell'euro contro dollaro: appena il 3,2%. Nei successivi 7 mesi invece il biglietto verde ha perso molto più terreno contro l'euro (-9,3%) con un effetto frenante sulle borse europee: Eurostoxx -1,5% e Stoxx 600 -1,7%.

Possibili scenari sul mercato azionario

Questo cosa implica? Se la coppia euro dollaro dovesse oscillare poco, allora tanto l’Eurostoxx quanto lo Stoxx 600 potrebbero andare al rialzo. C'è chi stima anche del 10%. Ma data questa correlazione tra biglietto verde e borse europee, se l'euro dovesse andare oltre quota 1,25, allora i due indici azionari europei perderebbero probabilmente quota. C'è tempo comunque per dedicarsi a vedere qual è il miglior sito per trading online, prima di dover tirare le somme.

Nel frattempo ci si potrà dedicare anche all'esame dei risultati di bilancio del quarto trimestre 2017. Questo permetterà di verificare le implicazioni dell’apprezzamento dell’euro sui margini e sui profitti delle società europee. Da ciò dovrebbe venire fuori una prima importante indicazioni riguardo alle prospettive degli utili 2018 delle imprese europee. Ma non sarà affatto facile confermarsi sui livelli del quarto trimestre 2017 (+15,8%).

lunedì 13 marzo 2017

Veneto Banca, proproga al 22 marzo per l'offerta transattiva. Rischio bail-in sempre concreto

Veneto Banca ha prorogato l'offerta di transazione ai propri azionisti, in modo da poter agevolare lo smaltimento delle tante richieste che sono giunte in questi giorni. In questo modo l'istituto potrà anche allinearsi alla scadenza della medesima Offerta di Banca Popolare di Vicenza, che a sua volta ha deliberato di prorogare la conclusione dell'OPT dal 15 al 22 marzo 2017.

La situazione complicata delle due banche venete

Al momento sono stati contattati circa il 95% del totale azioni in perimetro, con un'adesione da parte dei soci che è arrivato al 52%; per un totale del 42% di azioni rappresentate. Sabato sono addirittura state aperte 142 filiali al fine di consentire agli azionisti di aderire all'Offerta di Transazione.

Intanto dalla UE sono giunte nei giorni scorsi delle precisazioni riguardo alla questione delle obbligazioni rischiose di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, dopo che Margrethe Vastager (commissaria alla concorrenza) aveva ventilato l'ipotesi di una possibile compensazione dei creditori frodati. Secondo le accuse, entrambi gli istituti avrebbero collocato obbligazioni rischiose presso risparmiatori non consapevoli.

Per le due banche si profila sempre più concretamente il rischio Bail-in. Serve quindi che le due banche venete trovino presto un compromesso, che andrà trovato anche forse dopo il 22 marzo, ovvero la nuova scadenza per fare un'offerta transattiva ai vecchi azionisti. Per scongiurare il salvataggio, servirà che a questa offerta risponda almeno l'80%.